PESCARABRUZZO: D’ALFONSO TORNA ALLA CARICA DI MATTOSCIO, “SE 27 ANNI AL VERTICE SEMBRANO POCHI…”

25 Marzo 2023 12:30

Pescara - Cronaca

PESCARA – “Se 27 anni sembran pochi…  un arco cronologico così ampio da far pensare, più che alla durata di ripetuti mandati al vertice  di una fondazione d’origine bancaria italiana, alle ere imperiali in uso in Giappone”.

L’ironia del deputato del Luciano D’Alfonso, è sfoderata in una lettera aperta al professor Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo, appunto da 27 anni, e come rivela l’ex presidente della Regione, il prossimo 4 aprile potrebbe essere rinnovato dal Comitato di indirizzo della Fondazione fino al 2026.

D’Alfonso torna dunque alla carica, dopo che a gennaio dell’anno scorso aveva lanciato l’offensiva, da senatore,  alla conquista di un organismo che ha un patrimonio netto di 206 milioni, e all’attivo 47 milioni per finanziare le più svariate attività sociali, culturali e territoriali. Su sua iniziativa  Mattoscio era stato messo “sotto processo”  nell’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario dove a scagliarsi contro il presidente della Fondazione  era stato  il senatore M5s  Elio Lannutti, presidente onorario dell’associazione Adusbef, omponente della commissione presieduta da D’Alfonso e da lui aiizzato. Ma l’offensiva si è risolta in un buco nell’acqua.

 LA LETTERA DI D’ALFONSO 

Chiarissimo Professore Nicola, Illustrissimo Presidente della Fondazione,  nella mia veste di rappresentante eletto dai cittadini di  questa regione nel Parlamento della Repubblica trovo doveroso rivolgermi alla persona fisica e a  quella giuridica indicate in epigrafe, che di fatto, se non di diritto, coincidono da ventisette anni, un arco cronologico così ampio da far pensare, più che alla durata di ripetuti mandati al vertice  di una fondazione d’origine bancaria italiana, alle ere imperiali in uso in Giappone.





Nel 1996 un Romano Prodi poco più che cinquantenne  diventava per la prima volta Presidente del Consiglio, Clinton ed Eltsin erano rieletti presidenti,  veniva clonata la pecora Dolly, si telefonava con cellulari simili a cabine telefoniche, alcune  imprese puntavano ancora sulla svalutazione competitiva della lira per piazzare nel mondo i loro prodotti.

Tutto è cambiato da allora, forse salvo il fatto che in  quell’anno iniziò la produzione e la trasmissione di Un posto al sole, una serie televisiva  apparentemente interminabile, come l’assetto di vertice della Fondazione Pescarabruzzo.

Più di un anno fa, con una serie di interventi pubblici, appelli, conferenze stampa mi rivolsi allo studioso e al partigiano Nicola Mattoscio, vigile custode  della memoria delle lotte che sono alla base delle nostre libertà costituzionali, richiamando il  rischio gravissimo che si corre quando l’infinità di fatto dell’incarico porta alla coincidenza tra la persona fisica di chi guida un ente e la persona giuridica dell’ente stesso.

Un pericolo terribile che, tra le altre cose, determina una rigidità nella stessa capacità progettuale e operativa dell’istituzione, che alla fine ne causa la sclerotizzazione, il che, come è ovvio, appare più foriero di sventura per le fondazioni di origine bancarie, espressioni delle libertà sociali per il loro ordinamento, che non possono coincidere con alcuna realtà puntuale, come hanno statuito le sentenze della Corte costituzionale n. 300 e 301  del 29 settembre 2003.

Non a caso nella più importante, prestigiosa e vitale  Fondazione italiana, la Fondazione Cariplo, un gigante come Giuseppe Guzzetti non volle protrarre la sua universalmente apprezzata presidenza, durata sino al 2019, passando la mano a Giovanni Fosti, che trascorsi i suoi 4 anni di mandato si è adoperato per favorire il subentro di un nuovo presidente nella persona del Rettore Giovanni Azzone.





È facile intuire, a questo punto, quale attenzione si sia appuntata alla notizia secondo la quale il prossimo 4 aprile il Comitato di indirizzo della Fondazione dovrà procedere alla nomina del Presidente della Fondazione Pescarabruzzo per triennio 2023-2026.

In questa realtà della piccola-grande Italia laboriosa sono subito circolate voci e illazioni che non fanno onore né alla sapienza dell’intellettuale, né all’intransigenza etica del militante per la libertà: si va dicendo che il professor Mattoscio vorrebbe farsi eleggere per altri tre anni al vertice dell’istituzione di Corso Umberto, superando nella durata così il ventisettennale pontificato di Giovanni Paolo II e, nelle ipotesi, la stessa durata del regno  di  Vittorio Emanuele II, che non arrivò all’anniversario trentennale.

Sono certo che tutte queste voci malevole saranno  fugate con un atto degno della schiettezza e del rigore di Nicola Mattoscio, ben consapevole dell’inopportunità di protrarre ulteriormente un mandato che per sua ammissione fu da ultimo  costretto ad accettare solo per fronteggiare la pandemia di Covid.

Poiché tutte le norme eccezionali previste per  l’emergenza sanitaria sono state superate e da ultimo ci giungono notizie confortanti con le parole di Michael Ryan, direttore esecutivo del Programma dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità  per le emergenze sanitarie, secondo il quale «stiamo arrivando al punto in cui potremo guardare  alla covid allo stesso modo in cui guardiamo all’influenza stagionale, ossia una minaccia alla  salute, un virus che continuerà a uccidere, ma senza distruggere la nostra società e i sistemi  sanitari», possiamo serenamente ritenere che il professor Mattoscio potrà liberarsi di questa  incombenza assunta solo per senso di responsabilità e restituire al Consiglio di Indirizzo la piena  possibilità di nominare un presidente nuovo che possa compiere i passi necessari a dare vita a una  nuova stagione nella Fondazione Pescarabruzzo, senza dimenticare i successi e i risultati  conseguiti nell’ancora interminata era Mattoscio.

 

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