PESCARABRUZZO: SCINTILLE MATTOSCIO E LANNUTTI, IN COMMISSIONE PRESIDENTE ATTACCA D’ALFONSO

PROFESSORE ED ECONOMISTA DA 25 ANNI ALLA GUIDA DEL POTENTE ORGANISMO, SOTTO PROCESSO ALLA CAMERA, DIFENDE A SPADA TRATTA SUO OPERATO E LANCIA FENDENTI A SENATORE M5S ED EX PRESIDENTE REGIONE. LA RELAZIONE INTEGRALE

11 Gennaio 2022 18:48

Regione: Abruzzo

PESCARA – Di fatto quello celebrato oggi è stato un processo alla fondazione Pescarabruzzo, nelle vesti edulcorate di una audizione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, nell’ambito di una verifica complessiva dell’operato tutte le fondazioni italiane. Ma il protagonista, sul banco degli  imputati,  il professore ed economista Nicola Mattoscio, alla guida del potentissimo organismo da 25 anni, come presidente dal 1996 ad oggi e con una parentesi come segretario generale dal 2016 al 2020, ha risposto per le rime ribattendo colpo su colpo al suo grande inquisitore, il senatore M5S di origini abruzzesi Elio Lannutti, in un avvincente e serrato scambio di sciabolate, in una disfida in cui sono sono mancati i fendenti  di Mattoscio al “regista” e convitato di pietra dell’offensiva di cui è oggetto: il senatore del Pd Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze e Tesoro ed ex governatore abruzzese che, da voci insistenti, ha lanciato la campagna d’inverno alla conquista di una fondazione che muove decine di milioni di euro, ed è un polo di creazione del consenso che alla politica non può non fare gola.

E alla fine si può dire che a uscire vincente dalla singolar tenzone sia stato proprio Mattoscio.

La seduta era cominciata in un clima di pacatezza, con il presidente della Fondazione Pescarabruzzo, che ha illustrato i numeri da record dell’organismo che presiede da 25 anni, evidenziando quasi come sacra missione, l’autonomia e indipendenza, oltre che i conti in ordine.

La seduta  che poi si è scaldata man mano, con i primi colpi di fioretto di Lannutti, che lo ha attaccato a più riprese, con gran sfoggio di citazioni, arrivando ad evocare l’hybris di Eschilo punita dagli Dei e, da buon abruzzese di origine, scandendo con enfasi l’aforisma di Ennio Flaiano, usato a mò di fendente: “da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi governa”, e questo vale anche per le fondazioni”.

Lo ha punzecchiato sostenendo che nel suo intervento ha pontificato che nemmeno il Così parlò Zarathustra di Friedrich Wilhelm Nietzsche, e infine più prosaicamente attaccandolo per le mancate risposte, in particolare sui conti e beneficiari  delle erogazioni della fondazione precedenti al 2012, non contenuti nella relazione. Cavalcando il suo cavallo di battaglia: il quarto di secolo di Mattoscio alla guida della fondazione, evenienza che per il senatore deve risultare insopportabile.

Proseguendo in audizione una offensiva che va avanti da tempo, che  ha preso la forma anche di due  interrogazione al ministro dell’Economia e Finanza, Daniele Franco. Dietro Lannutti, assicurano però i bene informati, regista dell’operazione sarebbe nientemeno il senatore D’Alfonso. Tanto che ci sarebbe già pronto un successore di Mattoscio, l’ex capogruppo del Partito democratico al Comune di Pescara, Marco Presutti, professore di letteratura e latino, molto vicino politicamente a D’Alfonso, del quale ha uno stretto rapporto di amicizia.

E così il di solito pacato Mattoscio ha dato segni di irritazione durante gli interventi di Lannutti,  ha reagito lanciando a sua volta sciabolate a D’Alfonso, ricordando gli episodi passati e recenti in cui l’ex presidente avrebbe annunciato erogazioni da parte della Fondazione, senza nemmeno consultarla, per  il restauro di una filanderia, e ora chiedendo, “con ironia” una erogazione ad una associazione non profit.

Mattoscio ha anche accusato il quotidiano Il Centro, “reo” a suo dire, di aver dato spazio agli attacchi da lui subiti, ma che “non pubblica da tempo le attività svolte dalla fondazione”. Ha detto che non intende rispondere alle fake news e alle insinuazioni, quelle con tutta evidenza di Lannutti.

Per poi affermare: “Lo dico io per primo che non è eticamente giusto presidiare così a lungo certe responsabilità, ma si sono determinati stati di necessità, per difendere l’autonomia della fondazione, ed è questo che ha giustificato anche questo mio ritorno nel 2020. Non per  interessi personali, perché non avrei nessun interesse privato e professionale,  per smania di esercizio di potere, avrei ben altre platee per farlo”. Anche perché, questa la sua anomalia, “sono l’unico presidente di fondazione che non è stato nominato per volontà politica, e questa è stata la fortuna della fondazione, che non ha dovuto dare conto a interferenze, pressioni e interferenze, alla malapolitica delle province italiana”.

La seduta è stata guidata dalla  presidente della commissione, la deputata pentastellata Carla Ruocco,  è si è svolta nell’ambito dell’attività di verifica dell’operato delle fondazioni bancarie italiane, non solo dunque di Pescarabruzzo. Anche se da come si erano messe le cose, era apparso che in questa indagine sulla gestione, in particolare per verificare l’attività finanziaria e di intermediazioni, delle fondazioni della penisola, fosse stata presa di mira proprio quella pescarese. L’esordio è stato oggi di Francesco Profumo, presidente dell’ Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa. Tra gli altri ha partecipato all’audizione Antonio Martino, imprenditore pescarese, che è anche capogruppo degli azzurri nella commissione Finanze e Tesoro.

Mattoscio, docente di economia alla Marconi di Roma e già professore ordinario all’Università di Chieti e Pescara, già alla guida sia pure per un breve periodo, dell’affondata banca Caripe, di cui la fondazione è figlia, ha presentato  un dettagliato dossier, nel quale si esibiscono i numeri da record a livello italiano di Pescarabruzzo: un patrimonio netto di 206 milioni, e all’attivo 47 milioni per finanziare le più svariate attività sociali, culturali e territoriali, ultima delle quali l’Imago museum, inaugurato a settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nella relazione si evidenzia che incremento del patrimonio di Pescarabruzzo, è stato del 175%, dal 1999 al 2020, rispetto al solo il 19% della fondazione Banco di Napoli, al 28% della fondazione Cariplo e al 18% della fondazione Roma. Mentre in Abruzzo si registra il 49% della Fondazione Carispaq,  – 6% della fondazione Tercas e il  -87% per la fondazione Carichieti, poi in default e inglobata alla fondazione Banco di Napoli. Per quanto riguarda invece i fondi le attività d’istituto la fondazione Pescarabruzzo sbaraglia a tutte le altre fondazioni con un 2.646 % in più sempre dal 1999 al 2000 con la seconda per incremento molto dietro di lei: la fondazione Roma con 244%. Qui di seguito la relazione integrale.

Non si è fatta attendere la replica di Lannutti, criptica, ampollosa, ma diretta: “Vede, lei è un autorevole professore, la cui fama trascende i confini del nostro amato Abruzzo, e non ha bisogno di spiegazioni su quella orgogliosa tracotanza che porta l’uomo a contare sulla propria potenza e fortuna. A ribellarsi all’ordine costituito, sia divino che umano, a cui immancabilmente fa seguito la vendetta divina, aspetto di fondamentale importanza in alcuni scritti greci specialmente in Eschilo, denominato hybris”.

Ha letto dunque un passaggio di un articolo uscito oggi sul quotidiano Il Messaggero nazionale, in cui a proposito di Mattoscio si scrive che “in una relazione di 45 pagine, si è soffermato soltanto al periodo dal 2016 a oggi, in chiave autocelebrativa, in cui ha sottolineato i punti di forza dell’ente abruzzese, evitando di dare spiegazioni ad alcune domande tipo le modalità di selezione degli organi di controllo, la loro autonomia, la destinazione delle erogazioni, i poteri assegnati a Mattoscio segretario generale e quelli svolti attualmente da colui di cui si vuol sapere l’identità, che esercita questa carica visto che lui è tornato alla presidenza”.

Domande che dunque Lannutti, dopo averle già snocciolate in un articolo del quotidiano abruzzese Il Centro, ha ribadito, non mancando di citare questa volta il libro “I signori delle città”, che parla del “lato nascosto ed oscuro della filantropia, e descrive criteri non disinteressati con cui verrebbero fatte le erogazioni”.

Netta e accalorata la risposta di Mattoscio, dopo il giro di interventi degli altri componenti della commissione.

“Occorre dover prendere atto dello stile che si vuole osservare. Personalmente io mi adeguo allo stile istituzionale: ho ricevuto una nota dettagliatissima di richieste di informazioni a partire dal 2012 ed e quello che ho fatto nelle mie risposte”. Per poi vibrare il primo fendente a Lannutti:  “non posso dare risposte a gossip giornalistici”.

Sui dubbi relativi alle modalità di acquisto di immobili avanzato anche da Lannutti, in capo a soggetti giuridici emittenti prestiti Mattoscio ha affermato: “smentisco nel modo più assoluto che ci sia mai stato una dinamica simile e chi continua a rappresentare questo a livello di opinione pubblica se assumerà la responsabilità. Non sarà la fondazione a perdere tempo a smentire fake news”.

Si è poi accalorato sull’aspetto dell’etica, “vangelo della mia vita e e lo dimostra il mio curriculum, sono stato allievo di Federico Caffè,  e imparo ancora da lui”.

E poi ha aggiunto, rispondendo alla madre di tutte le accuse, il suo essere la guida alla fondazione da 25 anni.

“Lo dico io per primo che non è eticamente giusto presidiare così a lungo certe responsabilità – ha detto Mattoscio -, ma si sono determinanti stati di necessità, per difendere l’autonomia della fondazione, ed è questo che ha giustificato anche questo ritorno nel 2020. Non per  interessi personali, perché non avrei nessun interesse privato e professionale,  per smania di esercizio di potere avrei ben altre platee per farlo”.

E dunque Mattoscio è arrivato finalmente al dunque, tirando in ballo, con due sciabolate, quello che e ritenuto il “mandante” dell’offensiva nei suoi confronti: il senatore D’Alfonso che quando era presidente della Regione, nel 2018,  “fa una conferenza stampa nella sua sede istituzionale qualche settimana prima della conclusione del suo mandato per informare la stampa  e l’opinione pubblica, all’insaputa della Fondazione,  che un budget 810mila euro sarebbero stati  da noi resi disponibili,  per il restauro di una filanderia”.

O come accaduto pochi giorni fa, la sua richiesta “di erogazione a favore di un’associazione no profit che si chiama Ceis, rispetto a cui la fondazione molto aveva fatto nel corso del tempo”; richiesta “condita da  ironia e ilarità istituzionale”.

Ha poi vibrato un attacco al quotidiano Il Centro che ha dedicato come giusto che sia più di un articolo alla vicenda di Pescarabruzzo. “giornale che ha ospitato le domande del senatore Lannutti – ha detto Mattoscio -, ma chissà perché questo giornale da quando è cambiata la proprietà, non pubblica più una sola notizia che riguarda la fondazione, arrivando, all’ inaugurazione dell’Imago museum, alla presenza del presidente Mattarella, di non dire ai propri lettori che quel museo è stato promosso dalla fondazione e che il presidente era a Pescara su invito del presidente della fondazione, che è stato anche tagliato dalle foto”.

Ha dunque ripreso la parola Lannutti con altre dotte citazioni: “In alcune passaggi  delle sue risposte mi ha rievocato Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche. Piuttosto le volevo chiedere quante volte, in veste di segretario generale, ha partecipato al comitato di indirizzo. Un’ultima cosa, concordo perfettamente con lei presidente Mattoscio, e cito una celebre frase di Ennio Flaiano ‘da ragazzo ero anarchico adesso mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello stato vengano rispettate da chi governa da chi ci governa in ogni luogo anche nelle fondazioni bancarie'”.

Mattoscio ha spiegato che, come è del tutto regolare, ha partecipato alle riunioni del comitato di indirizzo, per poi chiosare, ” se si vuole continuare a insinuare ad alludere si faccia pure”.

Piccata la replica di  Lannutti: “Lei non si può permettere di venire qui a dire che si fanno insinuazioni e che si fa gossip!”.

A seguire un battibecco troncato di netto dalla presidente Ruocco che ha sciolto la seduta.

LA RELAZIONE DI MATTOSCIO INTEGRALE

Mattoscio premette che per la fondazione Pescarabruzzo è “un onore l’opportunità che le viene offerta di poter contribuire per prima tra le fondazioni di origine bancaria a contribuire al nobile intento dell’autorevole commissione”.

Mattoscio poi ricorda che Pescarabruzzo è la prima tra le fondazioni di origine bancaria ad adeguarsi alla legge Ciampi in tema di dismissione delle partecipazioni”, ad introdurre lo strumento dell’avviso pubblico”, ad adeguarsi “ai meccanismi statutari a garanzia della sua piena operatività  e indipendenza”. Un elemento centrale nella difesa da parte del professor Mattoscio.

Promuovendo ad esempio un originale distretto urbano dell’economia della cultura e della conoscenza “come più efficace strumento per favorire una maggiore trasparenza e sistematicità contraria alle logiche di erogazioni dispersive che potrebbero risultare più funzionale alla ricerca di facili consensi”.

Sì rivendica così di “essere riusciti ad accrescere e preservare nel tempo il proprio patrimonio netto: nel grafico riprodotto infatti si legge che è passato dai 71 milioni di euro del 1993-1995, ai 207 milioni di euro dal 2011 al 2015, attestandosi ai 206 milioni di euro il quadriennio 2016-2020.

Mentre i fondi per l’attività dell’istituto riservati al sociale, alla cultura e ad iniziative impattanti per il territorio, sono cresciuti costantemente: nel 1996-2000 erano di appena un milione, dal 2001 al 2005 sono saliti a 9 milioni, e dal 2016 al 2020 sono cresciuti a 47 milioni di euro.

Si sottolinea così che “pur essendo Pescarabruzzo originata da una delle più piccole casse di risparmio italiane comunque la più piccola nell’ambito della regione Abruzzo, e oggi la prima nel mezzogiorno peninsulare per patrimonio netto e fondi per le attività”.

Soprattutto “non sarebbe veritiero interpretare l’attuale consistenza del patrimonio come un forziere ereditato, meccanicamente dall’esperienza della ex cassa di risparmio Pescara Loreto Aprutino”, e il “patrimonio e l’attivo di cui oggi Pescarabruzzo vanta, è il risultato quasi esclusivo della sua attività e capacità gestionale conformemente alle disposizioni normative”.

Numeri da record: nella relazione si evidenzia che incremento del patrimonio di Pescarabruzzo, è stato del 175%, dal 1999 al 2020, rispetto al solo il 19% della fondazione Banco di Napoli, al 28% della fondazione Cariplo e al 18% della fondazione Roma. Mentre in Abruzzo si registra il 49% della Fondazione Carispaq,  – 6% della fondazione Tercas e il  -87% per la fondazione Carichieti, poi in default e inglobata alla fondazione Banco di Napoli.

Per quanto riguarda invece i fondi le attività d’istituto la fondazione Pescarabruzzo sbaraglia a tutte le altre fondazioni con un 2.646 % in più sempre dal 1999 al 2000 con la seconda per incremento molto dietro di lei: la fondazione Roma con 244%.

Nella relazione si scrive poi che Pescarabruzzo non ha dipendenti diretti,  e che per lo svolgimento delle sue attività si avvale di personale distaccato, assunto dal suo ente strumentale Gestioni culturali srl, che ha un solo dipendente a tempo indeterminato e part time

La commissione chiedeva poi  quali sono le funzioni aziendali attività rilevante affidate dalla fondazione a soggetti esterni, superiori a 50.000 euro.

La risposta è che in vigore per un corrispettivo di 100.000, un affidamento a Gestioni culturali srl, controllata al 100% da Pescabruzzo, per prestazione di servizi, a cui si aggiungono 78.0000 euro per il personale. Più un affidamento da  34.000 euro alla Banca popolare di Bari anche qui per il distacco di personale dipendente, scaduto giugno 2021.

La relazione  riferisce poi di un contratto di consulenza finanziaria con la Prometeia advisor per 40.0000 euro.

Si assicura poi che i “contratti sottoscritti alla fondazione con fornitori esterni prevedono meccanismi di controlli specifici di volta in volta definiti e concordati con la controparte”, come pure “sui contratti sottoscritti con il proprio ente strumentale, pur non rilevandosi di fatto rischi in merito alla qualità e a corretto adempimento del servizio esternalizzato”.

Al quesito della commissione relativi compensi degli organi di vertice, relazione si riferisce che il consiglio di amministrazione ha un costo di 140.000 euro lordi, rispetto ai 126 mila del 2018, il collegio dei revisori costa 45.000, il comitato di indirizzo 34.000 euro, contro i 44 mila del 2018.

Costi si sottolinea che “rientrano ampiamente nel limite massimo previsto dalla legge, che che fissa un tetto proporzionale al patrimonio”. Tenuto conto del patrimonio della fondazione il costo per gli organi divertiti potrebbe essere di 568.000 euro complessivi, mentre si attesta ai 259.000 euro.

Si ricorda poi che Mattoscio è stato presidente dal 2005 al 2011, confermato dal 2011 al 2016, poi dal 2016 al 2019 è stata presidente Paola Damiani dal 2019 al 2020 Nicoletta Di Gregorio, infine ancora una volta Mattoscio dal giugno 2020 con mandato che scade fino a fine 2022.

In totale quattro avvicendamenti dal 2005, contro, nello stesso periodo, di soli due avvicendamenti di vertice della fondazione Roma e fondazione Cariplo, quattro avvicendamenti identica quello della fondazione Tercas  e della fondazione Carispaq.

Si passano in rassegna le attività finanziate: dal 2012 per un importo di 38 milioni e 610mila euro, di cui 14,3 milioni nell’arte e beni culturali, 8,4 milioni per educazione, istruzione e formazione, 8,6 milioni per promozione e lo sviluppo economico locale, 956.000 euro per ricerca scientifica e tecnologica, 700.0oo euro per la salute pubblica, 4,2 milioni di euro per volontariato, filantropia e beneficienza.

Tra i grandi progetti citati quello del Distretto urbano dell’Economia e della cultura della conoscenza, con la gestione riqualificazione dei cine teatro Massimo, di proprietà della fondazione. Dell’Imago museum, da poco inaugurato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un edificio acquistato nel 2013 ad un costo di 5,2 milioni di euro più 2,2 milioni di riqualificazione.

E ancora il Frantoio delle idee, spazio acquistato alla fondazione del 2014 al costo di 106.000 euro a Moscufo in provincia di Pescara, lo Spazio del fumetto di via Pascoli a Pescara, acquistato nel 2020 al costo di 2,3 milioni, futuro spazio espositivo che fa leva sulla figura del grande disegnatore Andrea Pazienza.

E ancora il Polo culturale polivalente di alta formazione, acquistato nel 2015 al costo di 3,3 milioni, più 5 milioni di riqualificazione, nel cuore di Pescara  e che ospiterà archivi d’arte, il museo della stampa, spazi espositivi per il design e attività di alta formazione.

Il Collegio residenziale per studenti e per ricercatori, ovvero un mini Campus universitario urbano a Pescara in uno spazio acquistato nel 2021 al costo di 2,7 milioni di euro, il quale in corso di elaborazione il progetto di riqualificazione.

E ancora sempre a Pescara, il Polo specialistico per l’attività libraria, uno spazio acquistato nel 2017 al costo di 3,5 milioni di euro, l’Istituto superiore per le industrie artistiche, l’Isia Pescara design, istituito nel 2009, come distaccamento dell’Isia di Roma, che conta una media di 150 studenti tra triennio e specialistica, ospitato a prezzo di canone calmierato in un complesso immobiliare allo scopo acquistato dalla fondazione al costo di 1,6 milioni di euro.

Il Pescara film commission, che dal 2012 al 2020 ha finanziato 40 produzioni, 20 dei quali finanziati da Pescarabruzzo fra cortometraggi, lungometraggi, documentari e docufilm.

La Maison des arts, progetto pluriennale ospitato nella sede centrale della fondazione teatro dal 2012  di circa 215 eventi tra esposizioni pittoriche, fotografiche, fumettistiche, presentazioni di libri, conferenze e quant’altro. La Cittadella dell’accoglienza, avviata nel 2013 in partnership con la Caritas di Pescara, ospitato in un complesso immobiliare di via Alento a Pescara acquistato la dalla fondazione nel 2009 al corto di 1,6 milioni di euro e concesso la Caritas in comodato gratuito, in cui dal 2013 al 2020 sono stati somministrati più di 1,5 milioni di pasti.

Si prosegue citando i progetti di restauro e valorizzazione di 132 opere d’arte, tra dipinti affreschi antichi, strumenti musicali, la pubblicazione di collane editoriali per un totale di 177 volumi.

La collaborazione con la fondazione brigata Maiella per la sua biblioteca, e la realizzazione  della biblioteca diocesana, nella sede vescovile di Pescara, i progetti di riqualificazione e valorizzazione dei luoghi di culto, la collezione delle macchine cinematografiche d’epoca, concessa in comodato gratuito al Media Museum il Pescara.

Infine l’organizzazione del Premio internazionale nord-sud letteratura e scienza, del Premio nazionale di scrittura creativa da Gutenberg a Zuckerberg, il concorso fotografico “Condividere… scattando”, il bando “Arte e design per la tutela ambientale”. Filippo Tronca

 

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