PFIZER, RIVOLTA CONTRO TAGLIO FORNITURE VACCINI.
MARSILIO, “BASTA SERVITU’, PRODURLI IN ITALIA”

PIANO SOMMINISTRAZIONI A RISCHIO IN TUTTE LE REGIONI, SOTTO ACCUSA ANCHE ASTRAZENECA; PREMIER CONTE, "INACCETTABILE, PRONTE AZIONI LEGALI". PER IL GOVERNATORE ABRUZZESE "MULTINAZIONALI INAFFIDABILI, NOI PRONTI A COLLABORARE PER ALTERNATIVE".

23 Gennaio 2021 20:19

L’AQUILA  – “Oggi siamo ostaggi delle multinazionali e di industrie straniere che si dimostrano inaffidabili. Dobbiamo liberarci di questa servitù e investire sullo sviluppo del vaccino italiano. L’Abruzzo è pronto a fare la sua parte e a sostenere l’Istituto Spallanzani nello sviluppo di ReiThera”.

Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, intervenuto nella riunione in videoconferenza convocata per affrontare le criticità legate al taglio delle quantità di vaccini, clamorosamente annunciati dalla multinazionale Pfizer, in barba agli accordi sottoscritti con l’Italia.

Per questa ragione il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia ha convocato oggi un vertice con le Regioni per un aggiornamento sul piano dei vaccini. All’incontro anche il ministro della Salute Roberto Speranza e il Commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri.

Lunedì l’Avvocatura dello Stato avrà terminato gli approfondimenti giuridici e l’Italia procederà contro Pfizer su tre canali: una diffida per inadempimento da presentare in Italia, un esposto ai pm per potenziale danno alla salute e una richiesta a nome del governo italiano e delle regioni al foro di Bruxelles per inadempimento.

In base al documento ancora pubblicato sui siti istituzionali, nel primo trimestre del 2021 sarebbero dovute arrivare in Italia 28 milioni e 269mila dosi.

Una quantità che, ormai è evidente a tutti, non sarà rispettata: non è ancora chiaro se e quando Pfizer ripristinerà le forniture previste per garantire entro la fine di marzo 8,7 milioni di dosi (fonti Ue hanno fatto sapere che l’azienda entro la prossima settimana dovrebbe riportare la media delle consegne al 92%). E, soprattutto, AstraZeneca ha confermato la riduzione a causa di un problema alla produzione. Si parla di un taglio del 60% per l’Italia significherebbe passare da 8 milioni a 3,4 milioni di dosi.

Il nostro paese potrebbe quindi trovarsi a fine marzo ad avere meno di 14 milioni di dosi, compreso il milione e 300mila di Moderna, anziché 28. La metà di quanto previsto.

Sul caso Pfizer è intervenuto oggi anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte in un post su Facebook: “Le ultime notizie che ci arrivano dalle aziende produttrici dei vaccini anti-Covid sono preoccupanti. Dapprima Pfizer-Biontech ha comunicato un rallentamento della distribuzione ai Paesi europei delle dosi di vaccino già programmate e questo sta penalizzando proprio i Paesi che, come l’Italia, stanno correndo più velocemente: le Regioni italiane sono costrette a rallentare le nuove somministrazioni per assicurare il richiamo alle persone già vaccinate”, scrive il premier.

“Ma ancora più preoccupanti sono le notizie di ieri diffuse da AstraZeneca, il cui vaccino è in attesa di essere presto distribuito anche nell’Unione Europea. Se fosse confermata la riduzione del 60% delle dosi che verranno distribuite nel primo trimestre significherebbe che in Italia verrebbero consegnate 3,4 milioni di dosi anziché 8 milioni. Questa mattina il ministro Speranza e il commissario Arcuri hanno incontrato con urgenza i vertici di Astrazeneca Italia, che però hanno confermato il ridimensionamento della capacità produttiva”, afferma.

E minaccia: “tutto questo è inaccettabile. Il nostro piano vaccinale, approvato dal Parlamento italiano e ratificato anche in Conferenza Stato-Regioni, è stato elaborato sulla base di impegni contrattuali liberamente assunti e sottoscritti dalle aziende farmaceutiche con la Commissione Europea. Questi rallentamenti delle consegne costituiscono gravi violazioni contrattuali, che producono danni enormi all’Italia e agli altri Paesi europei, con ricadute dirette sulla vita e la salute dei cittadini e sul nostro tessuto economico-sociale già fortemente provato da un anno di pandemia”, dice ancora.




“Ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali, come già stiamo facendo con Pfizer-Biontech, per rivendicare il rispetto degli impegni contrattuali e per proteggere in ogni forma la nostra comunità nazionale”, conclude Conte.

Marsilio ha invece suggerito la necessità di produrre i vaccini in Italia.

“Come noto, la Regione Lazio (di cui lo Spallanzani è un’Azienda Ospedaliera) ha sostenuto la fase 1 della sperimentazione, e il Governo si è impegnato a farlo per le prossime fasi (come confermato oggi anche dopo il mio intervento) – ha esordito Marsilio -. L’Abruzzo è pronto a fare la sua parte: sia economicamente che mettendo a disposizione laboratori, ricercatori, università, centri di ricerca, volontari per la sperimentazione. Per non parlare della presenza nel nostro territorio di una fiorente industria farmaceutica pronta a sostenere lo sforzo produttivo”.

“Ho chiesto al Governo di mettere in campo un’azione simile a quella fatta per la produzione nazionale di mascherine e dpi – ha proseguito Marsilio -. Credo che lo sforzo corale di tutte le Regioni può accelerare la fase dello sviluppo e comunque consentire di arrivare con maggiore sicurezza al traguardo non oltre il mese di giugno. La vaccinazione dovrà essere ricorrente, di anno in anno, e strutturare una risposta autosufficiente ci garantisce continuità nella protezione dei cittadini e nella sicurezza nazionale. Abbiamo già contattato nei giorni scorsi lo Spallanzani per capire in quali forme si può collaborare, e l’assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato mi ha ringraziato per il sostegno offerto.

“Nel frattempo, in attesa che la fornitura di vaccini si regolarizzi, ho dato disposizioni al referente regionale della campagna di vaccinazioni, dott. Brucchi, di adottare la necessaria prudenza, incrementando le scorte, così da garantire sempre la seconda dose per ogni persona vaccinata. Un metodo che, comunque, stiamo già osservando con successo, come rilevato anche dal Corriere della Sera, che pone oggi l’Abruzzo tra le Regioni ‘modello’ per la gestione della vaccinazione”, ha concluso il presidente Marsilio.

Anche l’Ue vuole vederci chiaro sui ritardi e ha convocato l’azienda inglese lunedì, indicando due obiettivi: avere un programma chiaro che consenta di pianificare le consegne e accelerare la distribuzione.

Si tratta  ad oggi di rivedere gli obiettivi, conferma il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli: “la riduzione della capacità produttiva di AstraZeneca richiederà la rimodulazione della campagna”.

Si dovrebbe riuscire a centrare l’impegno prioritario, vaccinare entro marzo tutti gli operatori sanitari e sociosanitari, ospiti e personale delle Rsa, over 80 e pazienti fragili, oncologici, cardiologici e ematologici. In tutto quasi 7 milioni di italiani.

Ma non le altre categorie: i 13 milioni e 400mila italiani tra i 60 e i 79 anni, i 7 milioni e 400mila con almeno una comorbilità cronica, oltre al personale dei servizi essenziali: insegnanti e personale scolastico, forze di polizia, personale delle carceri e detenuti. C’è poi da tener conto anche di un altro elemento. Quando l’Ema darà il via libera al vaccino di AstraZeneca, sottolinea ancora Locatelli, bisognerà vedere “che tipo di approvazione verrà data”, se sarà cioè “condizionata a determinati parametri di età piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale”.

In sostanza, se come sembra il vaccino verrà consigliato per la popolazione sotto i 55 anni, l’Italia dovrà individuare nuovi criteri per definire le categorie prioritarie, dando la precedenza ai più giovani.

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