PIANO PANDEMICO, NEL 2019 C’ERA NUOVA BOZZA, IN COMITATO MURAGLIA, MA RIMASTO SULLA CARTA

DOPO CAPODIPARTIMENTO SALUTE REGIONE ABRUZZO D'AMARIO, TRASMISSIONE FUORI DAL CORO RIVELA RUOLO DI DIRETTORE SANITARIO ASL CHIETI COME CONSULENTE DEL CCM, ORGANISMO DAL COSTO DI 8 MILIONI DOVE VICE PRESIDENTE DICE NON SAPERE DI ESSERLO, E UN COMPONENTE "CADE DALLE NUVOLE"

di Filippo Tronca

25 Gennaio 2021 08:11

L’AQUILA – Ancora sviluppi sul Piano pandemico nazionale datato al 2006 e mai aggiornato, che se operativo prima dell’epidemia di covid-19 esplosa nel febbraio 2020, avrebbe potuto salvare migliaia di vite umane: già nel 2019 aveva elaborato un documento aggiornato il Comitato scientifico del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), di cui fa parte anche un protagonista della sanità abruzzese, Angelo Muraglia da aprile direttore sanitario della Asl Lanciano-Vasto-Chieti. ex commissario straordinario dell’Agenzia sanitaria regionale Abruzzo, con il centrodestra di Gianni Chiodi, e poi  capo-dipartimento della sanità regionale, con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso.

Manco a dirlo, il nuovo piano messo a punto dagli esperti è rimasto però sulla carta, mai approvato e tradotto in pratica dal comitato strategico del fantomatico Ccm, organismo che avrebbe un costo annuo di 8 milioni di euro.

La scoperta è stata fatta dalla trasmissione del 12 gennaio di Rete4 Fuori dal coro, condotta dal giornalista Mario Giordano.

Muraglia, suo malgrado è il secondo abruzzese eccellente tirato in ballo nella scottante vicenda.

L’altro è Claudio D’Amario, direttore del dipartimento Salute della Regione Abruzzo, da febbraio 2018 e gennaio 2020 direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute, uomo forte e di esperienza della sanità abruzzese, ex dg della Asl di Pescara finito nel mirino delle trasmissioni Report e Non è l’arena assieme al suo predecessore a capo della prevenzione del Ministero Ranieri Guerra, ora vice direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

D’Amario è stato interrogato martedì scorso, come persona informata dei fatti, dalla procura di Bergamo, nell’ambito di un inchiesta che intende fare luce proprio sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale, a seguito delle denunce promosse dal comitato “Noi denunceremo”. nella provincia più colpita dalla prima ondata dell’epidemia.

Dopo il deflagrare dello scandalo, solo poche settimane giorni fa, e in ritardo clamoroso, è stato finalmente approvato dal Ministero della Salute, la bozza del nuovo Piano, con azioni dettagliate per formazione personale, scorte di mascherine, farmaci, e organizzazione dei servizi, a cominciare dall’implementazioni delle terapie intensive.  Piano che provoca polemiche in quanto un passaggio si dice che  “se le risorse sono scarse occorre privilegiare pazienti che possono trarne maggior beneficio”.

D’Amario si era reso anche protagonista, a Non è l’arena, di un durissimo scontro con il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, del Movimento 5 stelle, che riferendosi anche al dirigente abruzzese, ha parlato di “sciatteria” dell’apparato dirigenziale, lanciando dure accuse a chi ha rivestito in questi anni ruoli apicali nella prevenzione. D’Amario, paventando anche una querela nei confronti di Sileri, ha rivelato:  “Il primo agosto 2018 ho fatto presente al ministro pro tempore, (ndr. Giulia Grillo del governo Conte I) che occorreva un nuovo impulso all’aggiornamento, coinvolgendo tutti, dal ministero dell’Interno all’Istituto superiore della Sanità e le Regioni. I gruppi si sono riuniti, hanno lavorato, hanno prodotto documenti ,io stesso ho presentato nell’aprile 2019 i risultati di questo primo studio attraverso delle slide ad un incontro internazionale sulle pandemie”.

Ha aggiunto che “per approvare uno strumento di programmazione così complesso, “serve la condivisione tecnica e giuridica e poi il testo deve arrivare alla Conferenza Stato-Regioni. Se ci sono procedure lente, se una legge per essere approvata devono passare quattro anni, perché c’è un dibattito parlamentare, non si può dire che la politica è inefficiente”.

E le rivelazioni di Non è l’Arena sembrano dargli ragione: una bozza di piano aggiornato c’era, peccato però che non si sia tramutato in realtà, con adeguati investimenti.

Tornando dunque alla trasmissione Fuori dal coro: Giordano ha mostrato una mail dell’aprile 2019, meno di un anno prima dell’esplosione della pandemia, con cui era stata stata convocata una riunione operativa di un gruppo di lavoro, per aggiornare e mettere a punto il nuovo Piano pandemico, da parte da parte del comitato scientifico del Ccm, istituito del 2004 e che ha evidenziato il giornalista “dal costo solo nel 2019 di 8 milioni di euro”.




I componenti del comitato scientifico oltre a Muraglia, erano e sono attualmente, Francesco Cipollone, Andrea Lenzi, Liliana Coppola, Vittorio Miele Gianfranco Corgiat Loia.

Rivela uno di loro, che ha mantenuto l’anonimato: “Noi il piano lo abbiamo preparato, abbiamo mandato il nostro contributo, a maggio 2019, poi c’è stato questo salto di un anno, stiamo facendo una figura di basso livello”.

Parole che provocano l’indignazione di Mario Giordano che arriva a livelli plateali allorché i suoi inviati hanno provato a contattare il vertice del Cmm, ovvero il comitato strategico, che dovrebbe, o meglio avrebbe dovuto tradurre il pratica e piano operativo i contributi del comitato strategico.

Tace, come ha del resto fatto anche con Report e Non è l’Arena, il presidente del Ccm, che è il ministro della Salute Roberto Speranza. Silenzio di tomba anche dell’ex ministro della Salute,  Giulia Grillo, fino all’ottobre 2019 in carica

Dall’esito comico invece le interviste al vice-presidente Antonio Saitta, ex assessore alla Sanità della Regione Piemonte, e alla componente Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana.

Saitta, raggiunto telefonicamente nega addirittura di essere vice-presidente, “deve essere un caso di omonimia”, prontamente smentito dalle carte mostrate dal cronista, ma quando oramai Saitta aveva riattaccato.

Saccardi afferma: “cado dalle nuvole, non ci hanno mai convocato, forse ci andava un mio dirigente”. E anche lei interrompe le comunicazioni.

Visto che nel comitato strategico fanno parte anche rappresentanti dell’Istituto superiore della Sanità e del il Consiglio Superiore di Sanità, Fuori dal coro ha provato a contattare i rispettivi presidenti, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli.

L’unico che ha alzato la cornetta è stato Brusaferro, che si è limitato a un semplice “non ne so nulla, buona giornata”.

 

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