PIANO PANDEMICO: PROCURA BERGAMO ASCOLTA D’AMARIO COME PERSONA INFORMATA FATTI

20 Gennaio 2021 18:29

PESCARA – È stato oggi interrogato, come persona informata dei fatti, dalla procura di Bergamo,
Claudio D’Amario, direttore della Prevenzione del ministero della Salute da febbraio 2018 e gennaio 2020 ed capodipartimento Salute della Regione Abruzzo.

L’inchiesta intende fare luce sul mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale, rimasto nella versione del 2006, e che se attualizzato e soprattutto applicato, avrebbe messo in grado il Paese di affrontare in condizioni decisamente migliori l’epidemia del coronavirus deflagrata febbraio 2020. Una vicenda che ha scatenato più di una inchiesta giornalistica.

Nei giorni scorsi in Procura a Bergamo è arrivato Giuseppe Ruocco, ex dg della prevenzione e attuale segretario del dicastero, prima che il ruolo venisse assunto da Ranieri Guerra, nominato nel 2018 direttore vicario dell’Oms, a cui è succeduto proprio D’Amario, e ora nell’occhio del ciclone per le presunte pressioni esercitate per far rimuovere il report dal sito dell’Oms, in cui si scriveva che il Piano non era stato aggiornato.

Ruocco avrebbe confermato che l’Italia era ferma al 2006, specificando che il Piano di 14 anni fa è tuttora in vigore. Non solo: ha aggiunto che anche i contenuti di quel documento non sono mai stati applicati. Queste le principali indiscrezioni.

Nell’ufficio del Procuratore Antonio Chiappani, sono poi ieri entrati Francesco Paolo Maraglino, direttore dell’ufficio Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale, e Anna Caraglia, responsabile Affari generali e segreteria tecnico-amministrativa proprio del dipartimento di Prevenzione.




Consulente della Procura e che assiste agli interrogatori, il noto virologo Andrea Crisanti.

Il primo allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle polmoniti di origine sconosciuta in Cina risaliva al 5 gennaio. La Procura di Bergamo, anche sulla base delle denunce promosse dal comitato “Noi denunceremo” nella provincia più colpita dalla prima ondata, procede per epidemia colposa e falso e ha esteso i suoi accertamenti alla (presunta) mancata applicazione del piano pandemico antinfluenzale italiano risalente al 2006, mai aggiornato nonostante le indicazioni dell’Oms e del Parlamento europeo che richiedevano periodici aggiornamenti. Il problema del mancato aggiornamento emerge anche dalla bozza del nuovo piano pandemico circolata negli ultimi giorni.

D’Amario, in una intervista di un mese fa rilasciata ad un inviato della trasmissione di La7 Non è l’Arena, aveva spiegato che “il primo agosto 2018 ho fatto presente al ministro pro tempore, (ndr. Giulia Grillo del governo Conte I) che occorreva un nuovo impulso all’aggiornamento del Piano pandemico, coinvolgendo tutti, dal ministero dell’Interno all’Istituto superiore della Sanità e le Regioni. I gruppi si sono riuniti, hanno lavorato, hanno prodotto documenti, io stesso ho presentato nell’aprile 2019 i risultati di questo primo studio attraverso delle slide ad un incontro internazionale sulle pandemie”.

Ha aggiunto che per approvare uno strumento di programmazione così complesso, “serve la condivisione tecnica e giuridica e poi il testo deve arrivare alla Conferenza Stato-Regioni. Se ci sono procedure lente, se una legge per essere approvata devono passare quattro anni, perché c’è un dibattito parlamentare, non si può dire che la politica è inefficiente”.

 

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