PIANO PANDEMICO: SCONTRO TV SILERI E D’AMARIO “SCIATTERIA DEI DIRIGENTI”, “QUERELO”

21 Dicembre 2020 19:30

Pescara: Cronaca

PESCARA – Non si placano le polemiche sul piano pandemico nazionale datato al 2006 e mai aggiornato: uno scontro durissimo si è consumato ieri sera durante la trasmissione tv di La7 Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti, tra Claudio D’Amario, direttore del dipartimento Salute della Regione Abruzzo, da febbraio 2018 e gennaio 2020 direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute  e il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, del Movimento 5 stelle, presente in studio.

Con tanto di minaccia di querela da parte di D’Amario, uomo forte della sanità, nei confronti di Sileri, che “non è epidemiologo, nè virologo”. Questo perché sul mancato aggiornamento di uno strumento di programmazione che sarebbe stato fondamentale per far fonte ad una pandemia, il viceministro, riferendosi anche al dirigente abruzzese, ha parlato di “sciatteria” dell’apparato dirigenziale, lanciando dure accuse a chi ha rivestito in questi anni ruoli apicali nella prevenzione, dicendo che “io al posto loro mi sarei dimesso” e rivolto a D’Amario ha aggiunto: “io sto dicendo a questo signore che io faccio il viceministro e finché sarò lì dentro cercherò la verità”.

E’ stato solo uno dei momenti salienti di una puntata dove ha finalmente preso la parola, ospite in studio, il predecessore a capo della prevenzione di D’Amario, Ranieri Guerra, ora vice direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della Sanità, che secondo il funzionario italiano Francesco Zambon si sarebbe adoperato per censurare e modificare le date di un report compromettente per l’Italia sulla mancanza, appunto, di un piano pandemico aggiornato, omissione che avrebbe causato la morte “per covid di 10mila persone in più”. Una vicenda su cui ha condotto una scottante inchiesta Report, che questa sera tornerà sulla vicenda con documenti inediti e scottanti dell’Oms.

Sullo sfondo lo scontro in seno al ministero tra Sileri e il ministro Roberto Speranza, di Leu. Lo stesso Giletti ha attaccato Speranza accusandolo di sottrarsi al confronto, non rispondendo nemmeno alle richieste di interviste.

Ma veniamo a D’Amario: un inviato della trasmissione lo ha raggiunto nel suo ufficio di Pescara, e lui ha spiegato innanzitutto di aver attivato l’iter di aggiornamento del Piano, quando era al ministero. “Il primo agosto 2018 ho fatto presente al ministro pro tempore, (ndr. Giulia Grillo del governo Conte I) che occorreva un nuovo impulso all’aggiornamento, coinvolgendo tutti, dal ministero dell’Interno all’Istituto superiore della Sanità e le Regioni. I gruppi si sono riuniti, hanno lavorato, hanno prodotto documenti ,io stesso ho presentato nell’aprile 2019 i risultati di questo primo studio attraverso delle slide ad un incontro internazionale sulle pandemie”.

Ha aggiunto che per approvare uno strumento di programmazione così complesso, “serve la condivisione tecnica e giuridica e poi il testo deve arrivare alla Conferenza Stato-Regioni. Se ci sono procedure lente, se una legge per essere approvata devono passare quattro anni, perché c’è un dibattito parlamentare, non si può dire che la politica è inefficiente”.

E ha sottolineato con forza che in ogni caso, “il piano pandemico esiste, non è come lo yogurt che scade”.

A quel punto l’inviato ha letto a D’Amario i passaggi di una intervista del viceministro Sileri resa al quotidiano La Verità dove ha confermato che “il Piano è fermo al 2006 per la sciatteria dei dirigenti del ministero. Ora serve un’indagine interna”, riferendosi a Guerra, a D’Amario,  anche all’attuale segretario segretario generale del ministero Giuseppe Ruocco, di cui Sileri ha già chiesto le dimissioni.

Sostenendo che “gli amministrativi hanno delle responsabilità se negli ultimi 15 anni il piano antinfluenzale italiano non è mai stato aggiornato, nonostante la “decisione 1082 del Parlamento Ue” del 2013 che ha imposto ai governi di dotarsi di un piano ad hoc e i “quattro richiami” fatti dall’Oms nel 2018”.

“Sileri passa. Speranza passa. Ma quelli restano”, ha detto ancora il viceministro M5s, spiegando che ora dentro al palazzo del ministero “serve un audit interno, insomma una sorta di revisione. Nascondere i problemi non serve a niente”. E rincara la dose, “se qui al ministro ci fossero Guerra e D’Amario direi anche a loro di dimettersi”.

D’Amario non si è scomposto ma la sua replica è stata netta e dura. Ha ricordato innanzitutto che Sileri “non è epidemiologo, né virologo”,  e poi ha aggiunto: “Io mi dimetto prima che me lo dice qualcuno: io so che ho fatto il mio dovere. Quello che pensa Sileri non mi interessa, è un problema suo. E ritengo che si debba rimanere nell’ambito delle polemica politica, se poi si arriva alle offese personali poi ci sono gli organi deputati alla tutela”. Una minaccia di querela, insomma.

Il viceministro della Salute Sileri in studio ha sbottato: “Io ho chiesto di darmi le date e i componenti dei vertici che hanno lavorato alla bozza. Venissero qui tutti e 3 gli ex direttori generali e ci confrontiamo sulle carte. Questa cosa è inaccettabile, il piano pandemico è vecchio, non è rinnovato da 10 anni, dov’è questo comitato per la pandemia? Io non l’ho mai visto, chi ci sta? Cos’hanno scritto? Io in 9 mesi non ho incontrato nessuno e questo signore (D’Amario, ndr) deve avere rispetto non di Sileri, che non conta un c**o, ma degli italiani. Il Ministero della Salute deve essere trasparente”.

E poi ha rincarato la dose: “non farò l’epidemiologo né il virologo , ma in questi pochi mesi che faccio il vice ministro il piano pandemico me lo sono letto e riletto, e ho visto quello che manca, e quando manca una cosa una persona onesta la cerca l’aggiunge, la migliora”.

Riferendosi ancora a D’Amario:  “Chiedo a questo signore che si occupava della prevenzione, visto che ci sono le scorte di Tamiflu, sono forse scadute visto che sono vecchie di 10 anni? Non mi ha risposto nemmeno su questo. Io sto dicendo a questo signore che mi dispiace per loro, io faccio il viceministro e finché sarò lì dentro cercherò la verità. Il piano pandemico era del 2009, me lo ha detto lui, non contesto che fosse del 2009, ma chiedo cosa hanno fatto finora. Se io chiedo quanti posti letto liberi ci sono in Terapia intensiva qualcuno dovrà pur dirmelo! Attenzione: dove stanno i dispositivi? Dove sta il Tamiflu? Andiamo a vedere nei magazzini se è scaduto. Immagino che questo signore a gennaio abbia subito chiesto all’Aifa o alla Roche se era scaduto o no nel caso fosse stato utile, oggi sappiamo che non lo è, ma il 5 gennaio poteva esserlo. Questo signore ha chiesto o no se era scaduto? E’ un rimpallo dall’uno all’altro. Magari il numero dei morti poteva essere lo stesso, ma nessuno può dirlo con certezza. La verità è che negli ospedali non c’erano le mascherine e nessuno ha fatto le esercitazioni. Gli italiani meritano verità e trasparenza”.

A sua volta Guerra, in studio si è difeso e ha negato ogni  responsabilità  per la famigerata mail dell’11 maggio, indirizzata  di un gruppo di ricercatori della divisione europea dell’Oms, finanziato dal governo del Kuwait,  che ha curato il rapporto An unprecedented challenge – Italy’s first response to Covid_19, un duro atto di accusa, nei fatti, sulla gestione della pandemia, e di come in modo “improvvisato” e creativo” si è affrontata l’emergenza, proprio perché il piano Pandemico era solo sulla carta, senza lo strumento che avrebbe consentito a livello nazionale e regionale di prepararsi ad una pandemia, a reperire nel più breve tempo possibile macchinari, medicinali ad hoc e dispositivi di protezione individuali, e adeguare le  strutture  sanitarie e il numero di terapie intensive.

Mail in cui si legge “Devi correggere subito nel testo, il 2006 deve essere corretto in 2016. Non fatemi casino su questo… Stasera andiamo sui denti di Report e non possiamo essere suicidi… Così non può uscire… grazie e scusa per il tono. Ranieri”. Una richiesta insomma, questa la lettura della trasmissione Report, per “nascondere” l’arretratezza del piano pandemico, da qui la richiesta di cambiare la data da 2006 in  2016, per coprire le omissione del governo italiano. Come si evincerebbe da un’altra mail rivelata da Report, a firma di Guerra: “Uno degli atout di Speranza è sempre stato di poter riferirsi a Oms come consapevole foglia di fico per certe decisioni impopolari e criticate da vari soggetti (..). Se anche Oms si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del Ministro , che è certo superiore alla mia, non credo ce facciamo un buon servizio al Paese”.

Questa invece la versione di Guerra: “Si trattava di una revisione del 2006, dare l’idea che l’Italia non abbia un piano pandemico antiinfluenzale è sbagliato. Nella versione che avevo io il riferimento non c’era e correttamente viene messo. Se avessi voluto modificare il file, andavo nelle proprietà e lo facevo. Il piano pandemico antiinfluenzale è lo stesso del 2006 perché viene verificato, considerato valido e ripubblicato nel 2016 perché è ancora buono e perché le nuove regole del gioco decise dall’Oms nel 2017 non sono ancora arrivate. Zambon corregge perché il mio richiamo è esatto. La data è sbagliata perché poi mettono 2017”.

Giletti ha così tirato fuori una email confidenziale inviata lo scorso maggio da Zambon a Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms, che parla espressamente di “minacce di licenziamento” da parte del collega italiano e di una inchiesta interna all’Organizzazione mondiale della sanità già in corso. Zambon parla di “rischi catastrofici per l’organizzazione”, “scandalo politico-mediatico di grosse dimensioni” e “incidenti diplomatici con il ministero della Salute” italiano, che Guerra sembra cercare di tutelare in ogni modo, anche al di là della dichiarata “cortesia istituzionale”.

Ha ribattuto Guerra: “Prima della email sulle date 2006 e 2016 ci sono venti email prima e venti dopo, non capisco perché Zambon si senta oggetto di minacce e pressioni. Le Nazioni Unite sono molto particolari, nessuno può minacciare qualcuno di essere licenziato se non quando c’è una valutazione interna dopo un meccanismo molto articolato. Se mi risulta che la procedura sia stata avviata? Non lo so, sono procedure confidenziali. Io appartengo a una sezione, ci sono 7 uffici e il direttore di Copenaghen ha la responsabilità della sezione di Venezia”.

C’è stato infine il siparietto  del segretario generale Ruocco che incalzato da un inviato è scappato via, non risposto a nessuna delle domande e poi si barricato dentro il suo ufficio.

 

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