TRASMISSIONE RAI3 MENZIONA EX DIRETTORE PREVENZIONE MINISTERO GUERRA E SUO SUCCESSORE, IL NEO CAPO DIPARTIMENTO SALUTE REGIONE ABRUZZO: ''IN 15 ANNI MAI ATTUATE MISURE PER FAR FRONTE A PANDEMIA''

‘PIANO PANDEMICO, SOLO UN PEZZO DI CARTA?’,
REPORT TIRA IN BALLO ANCHE D’AMARIO

21 Maggio 2020 09:07

L’AQUILA – Chi sono i responsabili della mancata attuazione del Piano pandemico nazionale, rimasto un pezzo di carta da anni, sia a livello nazionale che regionale, e che prevedeva imponenti scorte di mascherine e tamponi, reparti dedicati negli ospedali, strutture per test a tappeto della popolazione ancor prima del deflagrare di un’epidemia o ai primi sentori?

A porsi la domanda e a dare una prima risposta in merito ad una omissione considerata grave, che l’emergenza coronavirus, l’impreparazione del Paese, e oltre 32mila morti, ha drammaticamente reso evidente, è stata la trasmissione Rai Report, puntando il dito, in virtù della loro carica, in particolare su Ranieri Guerra, a lungo direttore della prevenzione del ministero della Salute a da ottobre 2017 direttore aggiunto Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e anche sul suo successore: lo stimato manager abruzzese Claudio D’Amario, ex dg della Asl di Pescara, direttore della prevenzione del ministero fino a dicembre scorso, e poi a gennaio nominato capo dipartimento Salute della Regione Abruzzo, ma rimasto a Roma fino alla fine di aprile per il ruolo importante nella task force costituita proprio su fronte dell’emergenza coronavirus.

Spettava in particolare a loro due, e ai loro predecessori, sostiene Report, far sì che il Piano avesse una concreta attuazione, sia a livello nazionale che nelle singole regioni.

Guerra ha fino all'ultimo declinato ed evitato come la peste gli inviati della trasmissione, e poi ha accusato Report di  aver omesso di dire che lui aveva lasciato un Piano pandemico aggiornato a fine 2016.

Non si è fatta attendere la replica di Report, nell’ultima puntata, quella di lunedì scorso: attraverso una perizia di uno sviluppatore di software ed esperto informatico, risulterebbe che il file esibito da Guerra sarebbe un mero “copia e incolla” del Piano del 2006.

D’Amario, tirato in ballo in un breve passaggio della trasmissione precedente, dell’11 maggio, non ha inteso replicare, ed è ora preso a gestire l’emergenza nel suo Abruzzo.

Resta il fatto che nella sua breve permanenza alla direzione prevenzione del Ministero, ha avuto sulla scrivania un Piano non attuato e, se è vero quello che sostiene Report, era pure un “copia e incolla” di un documento di quasi vent'anni prima.

In un paese tra i più sismici al mondo, che non ha ancora una legge quadro sulle ricostruzioni sismiche, in una regione, l’Abruzzo dove si scopre che il Piano valanghe è a dir poco lacunoso, solo dopo l’emergenza neve, e la tragedia di Rigopiano del gennaio 2017, non deve però stupire che ha avuto solo un’astratta esistenza burocratica anche la pianificazione delle azioni da mettere in campo in caso di pandemia.

A partire dal 2006 con la prima citata versione del Piano Pandemico nazionale, a cui ha fatto seguito il “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”, messo a punto dal Ministero della salute nel 2008, per arrivare al Programma di emergenza italiano del 2018 che ha sostituito il Piano italiano multifase per una pandemia influenzale del lontano 2002.






Eppure era stata niente meno che l’Oms, dopo l’epidemia di Sars del 2003, ad obbligare tutti i governi a dotarsi di un piano anti pandemico.

A proposito degli strumenti pianificatori abruzzesi, la prima versione risale all'agosto 2007, ai tempi del presidente socialista, Ottaviano Del Turco, con l’approvazione di una delibera di giunta che ha costituito il Comitato pandemico regionale, con 20 dirigenti ed esperti.

Organismo che si è perso nelle nebbie, e di cui nessuno ha memoria e ha mai sentito parlare. A luglio 2009, con il forzista Gianni Chiodi come presidente, e in piena emergenza sisma, è stato approvato il Piano “Strategie e misure di preparazione e risposta a una pandemia influenzale nella Regione Abruzzo”.

Infine nel 2018, con la presidenza Luciano D’Alfonso, Partito democratico, ora senatore, è stato approvato il Piano delle maxi-emergenze, con un capitolo che riguarda proprio le azioni da mettere in campo in caso di pandemia.

A leggere le misure mai attuate, o solo in minima parte, contenute in questi faldoni di carta, c’è ora da raggelare.

Solo qualche esempio: nel “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale” del 2008, tra le priorità da mettere in atto in caso di emergenza c’era quella di “identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali”, di “bloccare in partenza la pandemia minimizzando il rischio di trasmissione”, di “ridurre l'impatto la pandemia sui servizi sanitari”, di “assicurare un'adeguata formazione del personale”, di “garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, operatori sanitari, i media e i cittadini”.

Tra le tante misure previste nelle varie versioni del piani regionali, si legge che tra le altre cose che occorre prioritariamente “adottare i protocolli di utilizzo di dispositivi demico di protezione individuale (Dpi) per le categorie professionali a rischio”, oltre a “stimare il fabbisogno di Dpi, provvedere al loro adeguato approvvigionamento e coordinare la distribuzione”.

Quello che è avvenuto sono in tragico ritardo, in occasione dell’emergenza coronavirus anche in Abruzzo, che ha causato finora 389 morti. (f.t.)

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