PIAZZA D’ARMI, PRIMAVERA AQUILANA: “BASTA MEGA PROGETTI, RIAPRIAMO SPAZIO PUBBLICO”

2 Settembre 2022 15:33

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – “Dopo 14 anni la città deve ancora sorbirsi i progetti di fantomatici teatri da mille posti, che non avranno mai una gestione sostenibile (sempre se saranno mai realizzati). Riteniamo sia invece urgente la realizzazione di un parco pubblico, magari meno redditizio (per i gestori) di un campo sportivo o di un parcheggio, ma comunque accessibile a tutti e tutte”. E ancora: “in attesa dei tempi (lunghi) di realizzazione dei progetti in essere, proponiamo un ‘aggiustamento’ dell’area esistente, che tenga conto del ‘qui e ora’. Facciamolo senza indugi e senza pomposità, per togliere una zona all’abbandono e riaprire uno spazio verde e pubblico per la città”.

Sono solo alcuni dei passaggi della nota inviata da “Primavera aquilana” a proposito del parco urbano di Piazza D’Armi all’Aquila dopo che nei giorni scorsi il Comune dell’Aquila ha rescisso il contratto di appalto con la Rialto di Caserta, dal valore di 10,2 milioni di euro, sottoscritto nel giugno del 2016.

Di seguito la nota completa con la proposta lanciata da “Primavera aquilana”.

 

“L’autorità anticorruzione ha costretto l’amministrazione comunale dell’Aquila a rescindere il contratto con l’impresa che avrebbe dovuto realizzare l’ormai mitologico ‘parco urbano’ di Piazza D’Armi. L’ennesimo capitolo di una vicenda impietosa che va avanti da più di 13 anni.

Sull’area di Piazza D’Armi – bellissima, strategica e centrale per migliaia di aquilani e aquilane – in questi anni le varie amministrazioni che si sono susseguite hanno ottenuto un unico risultato drammaticamente degno di nota: aver privato la cittadinanza di un parco pubblico, che prima del sisma c’era ed era importante per il benessere del quartiere e della città.

A oggi, infatti, sono stati (in parte) realizzati gli impianti sportivi, come il campo da rugby e di atletica, e grazie alla generosità degli ultras d’Italia è nato dal basso lo skatepark. Ma del “parco urbano”, ossia di un luogo verde fruibile gratuitamente e aperto a tutti e tutte, non v’è traccia. Nella stessa area dove per decenni sono cresciuti migliaia di aquilani e aquilane, che affollavano un’area certamente poco curata ma a differenza di oggi comunque esistente e libera.

I rendering e le grafiche con tanto di persone immaginarie a passeggiare sono l’ennesima insopportabile presa in giro, in un’area dove nel tempo è stata realizzata la “highway aquilana” di viale Corrado IV (quattro corsie senza neanche uno straccio di ciclopedonale), dove l’area bianca di fronte il Motel Amiternum continua ad essere appetito di speculazioni, dove vengono concordati con i costruttori parcheggi e future edificazioni. Andando all’essenza della questione si può dire che prima c’era un parco e una strada. Oggi non c’è un parco ma c’è una sorta di autostrada.

Dopo 14 anni la città deve ancora sorbirsi i progetti di fantomatici teatri da mille posti, che non avranno mai una gestione sostenibile (sempre se saranno mai realizzati). Riteniamo sia invece urgente la realizzazione di un parco pubblico, magari meno redditizio (per i gestori) di un campo sportivo o di un parcheggio, ma comunque accessibile a tutti e tutte, fondamentale per il miglioramento del quartiere e il benessere individuale e comunitario delle persone.

Per fortuna la vita quotidiana delle città a volte “crea i progetti”. Accade così che la cittadinanza che solca a piedi le strade della prima periferia aquilana – principalmente migranti e anziani – ha tracciato spontaneamente una strada che costeggia viale Corrado IV. E allora perché non sistemarla, insieme al verde circostante, e investire poche migliaia di euro per rendere quel luogo un parco pubblico? Perché ancora insistere su mega progetti anziché occuparsi del benessere del quartiere di oggi? Siamo schiavi della megalomania amministrativa, drogata negli anni dalle donazioni, dai fondi per la ricostruzione e oggi dal Pnrr.

In attesa dei tempi (lunghi) di realizzazione dei progetti in essere, proponiamo un “aggiustamento” dell’area esistente, che tenga conto del “qui e ora”. Facciamolo senza indugi e senza pomposità, per togliere una zona all’abbandono e riaprire uno spazio verde e pubblico per la città.

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