PITTURA, RICORDI, EMOZIONI E IL GRAN SASSO COME MUSA: BRUNA BONTEMPO, PITTRICE INNAMORATA DELL’ABRUZZO

Autore dell'articolo: Loredana Lombardo

17 Settembre 2018 06:45

L’AQUILA – Un’artista “fuori dal tempo”, innamorata dei paesaggi aquilani, delle bellezze naturalistiche del territorio, delle emozioni suscitate da un tramonto o da un’alba alle pendici del Gran Sasso, che vengono poi riportate su tela, su yuta, con l’ausilio di pennelli e grazie alla “magia” dei colori.

Bruna Bontempo è una pittrice aquilana, nata “sotto il Gran Sasso”, nella piccola frazione di Paganica luogo per lei di massima ispirazione per la sua arte.

“Nelle mie radici ritrovo me stessa – confida ad AbruzzoWeb – e grazie all’essenzialità e alla maestosità del nostro patrimonio naturalistico, sono riuscita a cucirmi addosso, come un capo di buona fattura, una mia forma artistica, pittorica, dove dare risalto anche al mio territorio, del quale sono profondamente innamorata”.

Laureata all’Accademia delle belle arti all’Aquila si è specializzata in pittura e arti visive, continuando negli anni a fare una continua ricerca artistica del paesaggio di montagna, con una particolare attenzione per il territorio.

“Per me dipingere è sempre stata un’esigenza – spiega – con tela e pennelli riesco da sempre a esprimere me stessa, le mie emozioni, ciò che tengo dentro da una vita, utilizzando anche la creatività”.

La montagna e la natura quindi come luoghi ameni e “paradisiaci”, metafore della conoscenza e del proprio vissuto, posti dove tornare ai valori di una volta, quelli dei nonni. “Non sono per me semplicemente fonti di ispirazione, i nostri piccoli borghi, ancora autentici, spingono alla riflessione, mi mettono in sintonia con la mia anima, staccandomi dal presente”.

E in questo contatto stretto con la natura, a farle da spalla anche il figlio, Franco Cagnoli, che alcuni anni fa ha abbandonato il capoluogo, scegliendo come dimora Calascio e gestisce un locale, Il Cantinone, a Santo Stefano di Sessanio.





“Cosa sono i miei lavori? La mia è una pittura che definisco informale, astratta, concentrata sui colori dei paesaggi, sull’effetto straordinario delle linee orizzontali create dalle albe e dai tramonti, che partono per destinazioni sconosciute, la verticalità della montagna. Uso principalmente gli acrilici o gli acquerelli”.

Le sue opere sono spesso in mostra in tutta la regione, dal capoluogo passando per il Museo Michetti di Francavilla Al Mare (Chieti) o il Vittoria Colonna di Pescara.

E poi un’installazione di arti visive questa estate, alla Rocca di Calascio, che ha voluto chiamare “Heart”, “perchè il mio cuore è in montagna, perchè qui, in questi luoghi non prendo solo ispirazione, ma custodisco le emozioni”.

“Un’altra mostra che ho curato molto e a cui sono molto legata è stata Amygdalus, nel 2014 – ricorda – una parola che significa mandorlo e siccome nella nostra terra in primavera c’è un’esplosione di colori grazie ai fiori di questo albero, ho voluto, utilizzando la yuta come tela, riportare e divulgare questo arcobaleno coloroato”.

È stata anche protagonista di “Mondo magico. Gran Sasso e terre della baronia”, un catalogo d’arte che nel 2017, le fece prendere una menzione per il  “Premio speciale territorio”, durante la manifestazione itinerante “Hombres”, dedicata a Fontamara e Ignazio Silone.

“Da piccola con mio padre andavamo a giocare spesso davanti la Madonna d’Appari, c’era sempre tempo per fare lunghe passeggiate e le emozioni e i ricordi di quella vita semplice non mi hanno mai abbandonata. Sono posti dove bisogna approcciare con discrezione e con rispetto, abbiamo delle location che sono un baluardo prezioso, ci rappresenta nel mondo”, conclude.

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