POESIA: ”AVERE TRENT’ANNI”, FEDERICA D’AMATO SI RACCONTA, ”QUANT’E’ DIFFICILE ESSERE GIOVANI”

di Alessandra Renzetti

24 Marzo 2015 08:31

PESCARA – Avere trent’anni non è soltanto il titolo di una raccolta di poesie della giovane giornalista pescarese Federica D’Amato. Per quest'ultima è anche una consapevolezza.

Essere trentenni per la scrittrice equivale a raggiungere un’età matura in cui è possibile fare un’analisi accorta della propria vita, capire i limiti di ognuno, guardarsi indietro e rendersi conto degli errori commessi.

La D’Amato attraverso la poesia cerca di parlare di sé, ricordando il suo passato senza ignorare quanto velocemente il tempo scorre; essere trentenni significa, altresì, parlare in modo maturo e consapevole della vita, fatta di momenti vissuti intensamente nella gioia o nel dolore in compagnia delle persone importanti.

La giovane scrittrice torna con una seconda edizione del volume, rivisto e corretto, dopo un grande successo già avuto nel 2013; con il primo aveva inaugurato la collana di poesie L’Angiolo della Ianieri Edizioni, per la quale la D’Amato lavora.

Avere trent’anni: si tratta di un titolo che vuole omaggiare i suoi 30 anni?

Il titolo di questo libro di poesie, in realtà, è nato in maniera strana e soprattutto in poco tempo. Riguarda i 30 anni che ho compiuto nel 2014; è un libro che in virtù del suo titolo vuole fare il punto della situazione: tutto ciò che perdiamo arricchisce la nostra vita e io ho voluto raccontarlo con la poesia.

In questa raccolta, parla di sé?

Ci sono dei riferimenti molto precisi dal punto di vista biografico: per esempio cito mio madre Adriana; ci sono dei nomi, ma ogni riferimento è trasfigurato dal ritmo della poesia. Parlo di me ma come se fossi un’altra persona.

Secondo lei, oggi, è difficile avere 30 anni?

Si lo è. Il mio libro infatti, è molto politico perché affronta un sistema di temi relazionali, sociali, economici e non solo, all’interno del quale si è formato il mio avere 30 anni, ed è stato un sistema di forte cambiamento perché, essendo nata e cresciuta negli anni ’80, ho vissuto io stessa una mutazione dei tempi. Oggi i trentenni vivono i segni di questo cambiamento drammatico, perché sono venute meno le certezze dei padri, e nel mio libro ci sono forti riferimenti. Tutto ciò io l’affronto non facendo polemica ma ponendomi una domanda: ''Cosa dobbiamo fare?'', e la risposta è :''Volerci bene''.




A proposito di questa difficoltà nell’affrontare i 30 anni: oggi la poesia è un buon mezzo per comunicare o trasmettere anche le proprie idee?

Se ne potrebbe parlare per ore, perché in realtà la forma della poesia rifugge da ogni semplificazione del linguaggio, quindi potrebbe essere intesa come non comunicativa, a volte potrebbero sembrare difficili, però se ad essa viene dedicata attenzione in realtà comunica molto. Forse dovremmo chiederci se oggi siamo disposti a correre il rischio di prenderci del tempo per leggere.

Quindi la lettura ha perso il suo valore?

Si, leggere anche solo un libro è un rischio e in pochi si assumono questa responsabilità oggi perché non c’è il tempo di dedicarsi a qualcosa di assolutamente gratuito.

La poesia, in sé, potrebbe apparire come un filtro che lascia delle situazioni in sospeso?

Assolutamente si, perché probabilmente la poesia è fatta di silenzio. Sono importanti gli spazi fisici, le pause, piuttosto che quello che vien detto.

La nuova edizione di Avere trent’anni in cosa differisce dall’edizione 2013?

Il libro è proprio finito e gode del contributo di Luigi Trucillo; ho fatto delle correzioni ed è stata aggiornata con l’intervento critico di Andrea Caterini e la nota di lettura del filosofo turco Onay Sozer che sta anche traducendo il mio libro in turco.

 

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