“POLTRONIFICIO” NUOVA PESCARA: COMITATO FUSIONE, “DESOLANTI BEGHE TRA CONTRADE ARMATE DI ALABARDE”

24 Agosto 2023 12:04

Pescara - Politica

PESCARA – “Dalle segrete stanze è scoppiato sulla stampa il dibattito sulle poltrone e volano gli stracci. Lo spettacolo desolante di un anacronistico braccio di ferro tra contrade allontana ancor di più i cittadini dalla politica, quand’anche fossero possibili forme di partecipazione. Eppure la fusione tra i comuni dovrebbe avere ben altro significato, a partire dalla riflessione che non si tratta di un mero accorpamento di quelli minori nel più grande piuttosto di una favorevole occasione per l’istituzione di un nuovo Comune di maggiori dimensioni e, quindi, di maggiori opportunità”.

E’ l’amara riflessione di Fiammetta Trisi, presidente dell’Associazione La Grande Pescara, costituita nel 2013 con lo scopo di promuovere la fusione, sancita da un referendum del 2014, di Pescara, Montesilvano e Spoltore, prevista nel 2027, dopo il rinvio rispetto alla scadenza del 2024.

E’ accaduto però che Montesilvano e Spoltore, con il sindaco di Pescara Carlo Masci contrario,  spingono per approvare un statuto che prevede la moltiplicazione delle poltrone, rispetto agli attuali tre distinti consigli comunali, da 75 a 121.





Questo con l’istituzione di un consiglio comunale della Nuova Pescara,  con 32 seggi più il sindaco,  e anche di quattro municipi, due per Pescara, uno per Montesilvano con 24 consiglieri ciascuno, e un municipio per Spoltore, con 16  consiglieri. A cui si aggiunge anche la proposta di 4 assessori per ciascuno dei 4 municipi  che si aggiungerebbero agli assessori del Comune centrale.

Commenta dunque Trisi: “C’era da aspettarsi un fiorire di proposte di riorganizzazione amministrativa per il dispiegamento di  iniziative rivolte alla valorizzazione del territorio e per una maggiore efficacia ed efficienza dei servizi a favore della cittadinanza, auspicabilmente d’impulso ed in interconnessione con le realtà limitrofe, regionali ed interregionali: grandi spazi per urbanisti, economisti, giuristi e, soprattutto, visionari, pur presenti nella recente convegnista. Nonostante i vari livelli politico-amministrativi si siano concessi un significativo lasso di tempo (oltre 9 anni) per operare al meglio, poco o nulla emerge di ciò negli atti in discussione né appare vi sia stata una elaborazione progettuale per la città estesa: un’occasione persa per esprimere una visione che dia sviluppo e slancio alla nuova conformazione territoriale”.

E così “tutto appare ridursi a beghe da campanile (tutti uniti con le alabarde a difesa del proprio fortino comunale), quindi ad un’occasione presa per moltiplicare posti di amministrazione, alla faccia degli obiettivi di razionalizzazione dei costi e di snellimento delle procedure amministrative, alla base del processo di fusione tra Comuni. Se dovesse essere approvata la bozza di Statuto licenziata in Commissione, ogni decisione gestionale dovrebbe ‘passare’ al vaglio dei 4 municipi così che la Giunta comunale rimarrebbe paralizzata dalle inevitabili contese e richieste di contropartita, come sembrerebbe essere già avvenuto nelle fasi interlocutorie relative all’elaborando accorpamento dei servizi. Con la conseguenza che sono stati rinviati quelli più significativi (tributi, sociale, polizia municipale) e prescelti altri meno impattanti e senza o poca materia del contendere”.

“Come uscire dalla crisi, da questa impasse fratricida e di sterili battaglie, ove anche i partiti paiono soccombere alle logiche dei campanili?”, si chiede Trisi, che propone: “superiamo questi limiti, oltre i 9 punti, ed utilizziamo il pensiero laterale. Il problema dei 9 punti è un classico, molto istruttivo nel dimostrare che la nostra capacità di risolvere i problemi è spesso molto limitata dall’agire in un contesto percettivo al quale siamo abituati, e che spesso la soluzione parte appunto dalla considerazione di schemi del tutto diversi, o della possibile assenza degli stessi; scoprire che non abbiamo di fronte un quadrato ma solo 9 punti; immaginarci punti immaginari, non immediatamente presenti, uscendo dal limite percettivo del quadrato. In definitiva va superata la stantia logica di mera previsione di poltrone e posti di gestione, attraverso la visione della nuova città che non può essere la somma degli attuali comuni, ma di più, molto di più”.





 

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