VIAGGIO NEL CRATERE/47. IL SINDACO GALLI, ''PROCEDURE SONO DA SNELLIRE''

POPOLI: DOPO QUATTRO ANNI IL COMUNE E’ ANCORA SENZA CASA

Autore dell'articolo: Arianna Iannotti

25 Marzo 2013 08:31

POPOLI – Per la sua posizione strategica Popoli era chiamata “La Chiave dei tre Abruzzi”, tappa obbligata, sino al secondo dopoguerra, tra il litorale e le zone interne, fra Firenze e Napoli, fra Roma, Bussi e la val Pescara.

Di quel passato ricco di storia e tradizione la cittadina della provincia pescarese conserva vestigia importanti ed è stato proprio il suo patrimonio storico e architettonico ad essere stato messo seriamente a rischio dal terremoto del 2009.

Il sisma ha infatti colpito Popoli nei simboli della propria identità, dalla sede storica del municipio alle sue chiese, compresa quella principale.

L'amministrazione comunale è stata così costretta a trovare posto in una sede provvisoria, all'interno di un ex ostello, che tuttora occupa, mentre la Curia ha avviato un grosso sforzo per recuperare le cinque chiese danneggiate, riuscendo per il momento a riaprirne solo una, quella di San Francesco, il più importante edificio di culto cittadino.

E poi resta il problema delle scuole, elementare e media, ancora danneggiate, che hanno trovato posto in un musp (modulo provvisorio ad uso scolastico) che si trova in periferia.

Il primo cittadino Concezio Galli (eletto nel 2011) è comunque contento del fatto che i danni hanno riguardato solo edifici, visto che a Popoli il teremoto non ha fatto vittime.

Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

L'emergenza abitativa è stata risolta con il contributo di autonoma eistemazione e la realizzazione di 15 moduli abitativi provvisori. Appena dopo il terremoto erano circa 200 le famiglie sfollate, a oggi ne è rimasta una sessantina.

C'è una zona rossa e, se sì, in quali condizioni si trova?






A Popoli non c'è una zona rossa, ma ci sono molti edifici con puntellamenti di messa in sicurezza. Il Comune ha già stanziato circa 7 milioni di euro per risistemare edifici pubblici e case private.

A che punto è il piano di ricostruzione?

Il piano di ricostruzione è stato pubblicato sul Bura n. 36 del 29.06.2012. Dal giorno della pubblicazione decorrono 180 giorni per presentare i progetti che riguardano gli aggregati. Sono 42 gli aggregati, ovvero gli insiemi di abitazioni, su cui lavorare. Il piano prevede interventi sui 60 milioni di euro e un tempo di ricostruzione di minimo 8 anni. I fondi verranno erogati dal governo in varie tranche, ma si sta ancora discutendo sui tempi dell'erogazione.

A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?

I problemi principali sono due e riguardano il rispristino delle abitazioni, soprattutto quelle degli aggregati, e poi l'intervento per riaprire la sede comunale.

Cosa vorrebbe dire al ministro Fabrizio Barca, inviato del governo per la ricostruzione?

Innanzitutto di snellire le procedure per l'emissione dei contributi e di provvedere alla riattivazione del finanziamento agevolato e del finanziamento per le opere pubbliche.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

Da quanto si prevede nella programmazione del piano di ricostruzione i lavori dovrebbero durare tra gli otto e i dieci anni.

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