PREMIO ALESSANDRO ORSINI: DIALOGO IMMAGINARIO TRA ALLIEVO E MAESTRO

17 Novembre 2012 17:23

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – All’indomani della prima edizione del Premio Alessandro Orsini riservato al giornalista del Messaggero scomparso nel 2009, riceviamo e volentieri pubblichiamo dal collega Antonio Di Muzio della redazione abruzzese del quotidiano romano questo dialogo immaginario tra l’allievo e il maestro che non c’è più.

Caro compare, hai visto quanta gente ieri?

«Sì, sì: abbiamo rifatto un figurone! E meno male che ne siamo usciti alla grande…  Pensavo peggio. Alla fine ‘mbiccia e ‘mbroglia, nu c… e n’atru, con un’oretta e mezza abbiamo risolto la pratica».

Stavolta “giacca e cravatta a contatto con il pubblico”: ti è toccato?

«Eh, lo so, ma come facevo…  ogni tanto è d’uopo. Tant’è, ma mi ha fatto piacere».

L’occasione meritava…

«Già… Certo, mi hanno intitolato un premio come se non ci fossi più. So ragazzi… falli fa».

Eh compà, non c’ero, ma mi hanno detto che indossavi certe scarpette… tipo gianduiotto!

«Ma va, non scherzemo, avevo le scarpe da ballo… Sa’, dopo al Cermone c’era lezione con il maestro con cena. Ci toccava un po’ di rumba. Durante le pause ho provato qualche passo… idealmente. Certo, la rumba è tosta!».

Ma Rita ha voglia di venire a scuola di ballo?

«Insomma, arriva con una stanchezza la sera… ma le piace. Piano piano…».

A proposito, ma per Sant’Agnese, m’immagino già tutto pronto?

«Freghete! Pergamene basta riempirle, mo’ con Umberto dobbiamo solo decidere i premi. Appena esco dal giornale li andiamo a vedere».

Ah, ho visto la pubblicità su domenica: due pagine libere.

«Che palle! Prepara un’aperturina sulla sindacale, Pipolo si fa la presentazione della partita… Il resto ci penso io. Vai vai che ne escemo!».

Speriamo che stavolta ti va bene il pezzo. Qualcosa avrò pure imparato! Ti ricordi appena entrato a collaborare quando mi hai fatto rifare il pezzo dieci volte?

«Me lo ricordo, dieci righe sulla presentazione della partita di coppa Italia dilettanti: L’Aquila 99-Raiano. Amaca’… non azzeccavi l’attacco! Eppure già scrivevi a Fotofinish, che caspita!».

Stavo abbandonando piangendo.

«Non facevi ‘na lira de danno! – ride e socchiude gli occhi – Poi però qualcosa hai imparato. Certo, fai ancora qualche cazzata, però… Sempre le stesse. Te-li-devi-rileggere-i-pezzi».

Certo adesso se ne vedono di tutti i colori?

«Lassemo perde, girano certi scienziati… Gente che scrive in prima persona, sgrammaticati, tutti editorialisti. Ma la colpa non è la loro. Appena entrano in una redazione chiedono: «Quanto guadagno?». Ma te pozzeno accie, tu dovresti pagare per farti insegnare qualcosa. Non sai far niente e vuoi pure i soldi. Vediamo prima che sai fare e poi si vede se, forse, un giorno, tra 7-8 anni, puoi iniziare a scrivere qualcosa!».

Altri tempi…

«Eh lo so… Ma si vedono i risultati».

Ah, ma Albertino come va?

«Sta agli inizi, ma gli piace, scrive bene, se la cava… Solo che certe volte gli acchiappa ‘na pigrizia… Cellona… Speriamo bene… Mo penzesse alla scola, poi si vede».

Vabbò, compà ci vediamo domani, non magnà troppo.

«No tranquillo, me devo dimagrire sennò non riesco a ballare. Me raccomando, domani, un pezzo buono in bello stile rifinito a mano. Fai vedere… Ciao».

Ciao Compà.. Compa? Compà? Compà? Mi senti…?

«Ti sento, ti sento… Sento tutti. Tutti quelli che mi vogliono bene».

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