PROCESSO ACQUA GRAN SASSO: ALTRO RINVIO, POCO SPAZIO IN TRIBUNALE TERAMO, ASSOCIAZIONI, “UNA FARSA”

27 Maggio 2021 09:40

Teramo: Abruzzo

TERAMO – Rinviato a settembre la seconda udienza di dibattimento, del processo sull’acqua del Gran Sasso, a quasi due anni dalla prima udienza, a settembre del 2019.

Questo perchè sarebbe impossibile celebrare il processo nell’aula della sede del Palazzo di giustizia di Teramo, per le troppe parti coinvolte, tanto che è stato chiesto all’Università di Teramo di poter usufruire di un’aula del campus di Coste Sant’Agostino.

A seguito dell’ennesimo rinvio, dure le proteste dell’associazione Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso, che temono che il processo vada verso il binario morto della prescrizione.

ll processo è nato dopo le indagini sull’incidente del maggio 2017, con la fuoriuscita di materiale inquinante,  e la lente di ingrandimento degli investigatori e inquirenti  si è concentrata sull’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.

Alla sbarra i vertici dell’Acquedotto del Ruzzo, dei Laboratori del Gran Sasso, dell’Istituto di Fisica Nucleare e di Strada dei Parchi.

“Al Tribunale di Teramo continua il surreale show sul caso Gran Sasso – scrive in una nota Mobilitazione acqua del Gran Sasso – : Apprendiamo che il cosiddetto processo (‘cosiddetto’ perché il termine deriva dal latino processus, ‘avanzamento, progresso’) sull’acqua del Gran Sasso è stato rimandato nuovamente. A fine settembre. Ci ricorda il caso di quegli studenti svogliati ma forse un po’ capaci, che si rimandano, appunto, a settembre”.

Questo, prosegue la nota “dopo il surreale  – per noi s’intende – sequestro cautelativo della sorgente d’acqua invece degli esperimenti irregolari dei Laboratori di Fisica Nucleare che, secondo la stessa Procura, la mettono a rischio, con la beffa di 80 litri al secondo di acqua potabile tolti ai teramani mentre gli esperimenti vanno avanti (che è come sequestrare il fiume e non il depuratore non a norma)”. Dopo la scadenza imposta dalla regione di smantellare gli esperimenti irregolari entro il 31 dicembre 2020, termine scaduto senza alcun provvedimento per evitare disgrazie di ampia portata visto che si tratta di esperimenti irregolari con 2.290 tonnellate di sostanze pericolose che fanno classificare i laboratori “impianto a rischio di incidente rilevante. Dopo le acrobazie linguistiche per giungere – anche lì dopo due anni di rinvii e, addirittura, sparizioni di carte – ad un’archiviazione su altre inequivocabili irregolarità da noi segnalate con motivazioni che a noi sono sembrate più piroette linguistico-giuridiche che spiegazioni concrete dei fatti e delle criticità. Dopo l’irrituale incontro tra Procuratore capo e presidente della Regione sullo stato del tunnel autostradale non messo a norma entro il 30 aprile 2019;

“Continua quindi quella che per noi è ormai una farsa, quella dei rinvii per l’unico processo intentato per la situazione di rischio idrico arrivato – a furor di popolo – dopo la crisi idrica del maggio 2017”, conclude la nota.

 

 

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