PESCARA – Terza udienza ieri al Tribunale di Pescara, davanti al giudice Rossana Villani, del processo in corso al Tribunale di Pescara sul palazzo d’oro della Asl di Pescara, l’edificio di via Rigopiano acquistato nel 2012 dall’imprenditore Ermanio Cetrullo, per la somma di novecentomila euro e rivenduto due anni dopo all’azienda sanitaria pescarese al triplo del prezzo.

Quattro gli imputati, accusati di truffa e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: Claudio D’Amario, ex direttore generale della Asl pescarese e attuale direttore del dipartimento sanità della Regione Abruzzo, l’imprenditore Ermanio Cetrullo,  il dirigente dell’ufficio Gestione del patrimonio della Asl, Vincenzo Lo Mele e l’ingegnere tecnico dello stesso ufficio, Luigi Lauriola.

Secondo la Procura i quattro imputati “turbarono, a seguito di preordinate collusioni, il procedimento amministrativo finalizzato all’individuazione e acquisizione in proprietà di locali da destinare prevalentemente ad attività amministrative, tecniche e di staff della Asl di Pescara”, “inducendo in errore la Asl e la Regione Abruzzo”. sovrastimando di almeno di 740mila euro l’immobile rispetto al valore di mercato”.

Ieri ha testimoniato l’investigatore Giancarlo Pavone, ex della squadra mobile di Pescara, che si è occupato delle indagini.

La difesa di D’Amario ha però messo a segno un punto a suo favore, facendo dichiarare al test che dalle indagini non è emersa l’esistenza di rapporti o contatti tra D’Amario e Cetrullo.

Prossime udienze l’11 e il 18 febbraio.