PROCESSO RIGOPIANO: LEGALI SINDACO FARINDOLA, ”INDAGARE SU RICHIESTE AIUTO DA HOTEL”

16 Gennaio 2020 15:53

PESCARA – A due giorni dal terzo anniversario della tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto e distrutto, il 18 gennaio 2017, da una valanga che provocò 29 morti, gli avvocati Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, difensori, tra gli altri, del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, nell'ambito del processo sul disastro, tornano a soffermarsi su aspetti, cioè le richieste di soccorso inascoltate, già passati al vaglio della Procura di Pescara.

Obiettivo dei legali è quello di porre l'attenzione su quella che definiscono “prognosi postuma”, finalizzata ad accertare la “verità dei fatti a 360 gradi”.

Nel corso di una conferenza stampa a Pescara, i legali, che difendono anche il tecnico comunale di Farindola Enrico Colangeli e il Municipio del paesino pescarese, sottolineano: “Noi riteniamo che il comune denominatore è quello di cercare di insabbiare le telefonate effettuate da Gabriele D'Angelo sin dalla mattina per chiedere l'evacuazione dell'albergo, così come annotato nel brogliaccio che è comparso nel fascicolo delle indagini soltanto a seguito di servizi giornalistici”.





In particolare, i legali parlano di “tre coincidenze, insieme ad altri elementi, che si sono susseguite dopo che un servizio televisivo ha fatto comparire dal nulla un brogliaccio del Coc di Penne (Pescara). Tre coincidenze – osservano – tutte con un oggetto identico: le chiamate di soccorso di Gabriele D'Angelo (cameriere dell'hotel morto dopo la valanga, ndr)”.

“C'è un comune denominatore che è la richiesta di soccorso di D'Angelo. Non per nulla nel brogliaccio c'è scritto richiesta di evacuazione: Gabriele era un uomo del soccorso, sapeva quello che diceva e chiedeva l'evacuazione molte ore prima della valanga. Perché questa chiamata non è stata gestita? Non si sa. In fase di emergenza non è stata gestita – concludono – in fase di indagine è sparita dai radar”.

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