PROCREAZIONE ASSISTITA, IN ABRUZZO CENTINAIA DI INTERVENTI MA COVID OSTACOLA ATTIVITA’ DEI CENTRI

LA RELAZIONE DEL MINISTERO DELLA SALUTE NEL PERIODO DELLE MAGGIORI RESTRIZIONI, SOSPESI MOLTI TRATTAMENTI MA NON VISITE ED ESAMI

di Azzurra Caldi

13 Gennaio 2022 23:45

Regione: Sanità

L’AQUILA – Centri bloccati a causa della pandemia, attività sospese durante il lockdown: anche il delicato percorso della procreazione medicalmente assistita ha subito un grave arresto in tutta Italia anche se, almeno in Abruzzo, le attività non si sono mai completamente fermate, nonostante le numerose criticità organizzative.

È quanto emerge nella Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sullo Stato di attuazione della legge sulla Pma-Anno 2021 e che concentra la sua attenzione sul 2019.

La maggior parte dei centri italiani di Procreazione medicalmente assistita (il 77,8%) ha sospeso ogni tipo di attività durante il lockdown tra febbraio e aprile 2020, senza iniziare nuovi cicli e portando a termine, in alcuni casi, i trattamenti in corso con il congelamento di ovociti, embrioni o con il trasferimento embrionario. Il 20,5% dei centri ha sospeso ogni trattamento ma ha comunque deciso di proseguire con visite e prescrizione di esami.

Secondo i dati del Ministero, nel 2019 ci sono stati 14.162 bambini nati grazie alla Procreazione medicalmente assistita (Pma): il 3,4% del totale dei nati in Italia. Nel 2020, secondo i primi dati delle 397.859 schede parto, 12.863 sono quelle di gravidanze con Pma (il 3,2%). Ma i centri si sono bloccati durante il lockdown: più di 7 su 10 hanno sospeso la loro attività.

La Regione Abruzzo, si legge nel report, “ha continuato a consolidare il percorso di riorganizzazione e di adeguamento dell’assistenza sanitaria in materia di PMA, disciplinato con la D.G.R. 659 del 28 agosto 2018, nonostante il generale rallentamento delle prestazioni dovuto alle misure emergenziali stabilite per la pandemia di Covid-19”.

Le strutture della rete pubblica, già da tempo inserite nel Registro Nazionale ex D.M. 7 ottobre 2005, hanno assicurato le proprie attività nonostante le numerose criticità organizzative che la situazione ha comportato.

In particolare nel corso dell’anno 2020:

il centro Fivet presso l’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, tornato operativo alla fine dell’anno 2019, ha eseguito 104 cicli di inseminazione intra-uterina e 22 cicli di fertilizzazione in vitro;

La U.O.S.D. Procreazione Medicalmente Assistita presso l’Ospedale G. Bernabeo di Ortona, della Asl 2 Lanciano – Vasto – Chieti, ha effettuato 314 interventi di agoaspirazione ecoguidata dei follicoli, 188 inseminazioni intrauterine di I livello, 307 tecniche di fertilizzazioni in vitro di II livello ICSI (Intracytoplasmatic Sperm Injection), 301 trasferimenti embrionali in utero, 2122 ecografie per monitoraggio, 78 biopsie endometriali, 74 sonoisterosalpingografie per valutazione delle pervietà tubarica, oltre a 476 visite di primo accesso e 609 visite di controllo successive alla prima. Il Centro PMA di Ortona vanta una rilevante mobilità attiva, essendo il 30% dei pazienti provenienti da fuori Regione.

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LA SITUAZIONE IN ITALIA

Nel 2020 la fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero (Fivet) ha riguardato il 40,4% dei casi, mentre la fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (Icsi) ha toccato il 30,8%.

Nelle gravidanze con Pma il ricorso al taglio cesareo è stato, nel 2020, per il 45,7% dei parti. La percentuale di parti plurimi in gravidanze medicalmente assistite (10,4%) è risultata sensibilmente superiore a quella registrata nel totale delle gravidanze (1,6%).

Il rapporto evidenzia inoltre una maggiore frequenza di parti con Pma tra le donne con scolarità medio-alta (3,7%) rispetto a quelle con scolarità medio-bassa (1,7%). La percentuale di parti con Pma aumenta al crescere dell’età della madre: in particolare è pari al 14,3% per le madri con più di 40 anni. I centri che in Italia applicano le tecniche di Pma iscritti al registro nazionale, al 31 gennaio 2021, sono stati 328.

La Lombardia ne ha 53, la Campania 42, Lazio e Veneto 34, e la Sicilia 33: queste Regioni rappresentano insieme il 59,8% di tutti i centri autorizzati in Italia.

Le strutture private sono 210 e contribuiscono al 64% del totale. Quelle pubbliche sono invece 99 (30,2%) e i centri privati convenzionati con il Servizio sanitario nazionale sono 19 (il 5,8%). Nel 2020 il 29,1% dei centri ha eseguito più di 500 cicli, contro una media europea del 45,4%.

Preoccupato è il commento del presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità-Medicina della Riproduzione (Sifes-MR), Filippo Maria Ubaldi: “In una situazione di grave calo demografico, la Pma potrebbe svolgere un ruolo importante. Sfortunatamente, nonostante l’ultima Relazione al Parlamento sull’attività dei centri mostri una riduzione delle attività nel corso della pandemia di Covid e preveda anche un calo dei bambini nati grazie a queste tecniche, il governo italiano non ha però accolto la richiesta di stanziamento di fondi specifici per la Pma”.

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Accessibilità dei servizi di PMA in Italia per l’anno 2019

In Italia nel 2019 i centri di PMA iscritti al Registro Nazionale ed autorizzati dalle Regioni di appartenenza erano 346, di cui 220 privati, 106 pubblici e 20 privati convenzionati.

I centri in Italia si dividono anche a seconda della complessità e delle diverse applicazioni delle tecniche, e nel 2019 vi erano 143 centri iscritti come I livello (che eseguono solo IUI) e 203 come centri di II/III livello, che applicano tutte le tecniche (IUI, FIVET-ICSI, FER, FO). Nel 2019, come nel 2018, la maggior parte (61,0%) dei centri italiani risultano concentrati in 5 Regioni: la Lombardia con 58 centri pari al 16,8% del totale, la Campania con 45 centri pari al 13,0%, Sicilia, Lazio e Veneto tutti con 36 pari al 10,4%.

Analizzando solo le tecniche di II e III livello si registra che i 203 centri erano nel 54,2% dei casi di tipo privato, nel 36,9% di tipo pubblico e nel restante 8,9% di tipo privato convenzionato. La distribuzione regionale che fotografa le politiche sanitarie adottate dalle diverse Regioni italiane indica che la presenza di centri pubblici è maggiore in alcune Regioni del Nord (Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia) e del Centro (Marche); i centri privati sono presenti in numero maggiore in quasi tutte le Regioni del Sud e in alcune del Nord (Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna) e del Centro (Lazio); i 18 centri privati convenzionati sono quasi esclusivamente presenti in Lombardia (10) ed in Toscana (5).

I 14 centri che nel 2019 non hanno svolto attività di II/III livello erano 4 situati nel Lazio ed in Sicilia, 3 in Campania ed 1 in Emilia Romagna, Piemonte e Marche. I 15 centri più grandi, che svolgono almeno 1.000 cicli, sono presenti in Lombardia (5), Toscana (4), Lazio (2), Campania (2) ed in Sicilia (1), mentre quelli più piccoli (tra i 100 ed i 200 cicli effettuati) in Campania (14) e nel Lazio (12).

Il numero di cicli eseguiti nelle Regioni non sempre però corrisponde alla numerosità dei centri presenti: sono i centri della Lombardia che eseguono il maggior numero di cicli in Italia con il 27,6% dei cicli totali.

I centri pubblici sono generalmente di media grandezza, con una mole di attività fra i 200 ed i 500 cicli effettuati (42,7%), mentre fra i centri privati si rilevano quelli con la mole di attività più contenuta, con il 52,7% che ha effettuato meno di 200 cicli. I centri privati convenzionati hanno eseguito almeno 200 cicli, con il 44,4% che ne ha fatti più di 1.000.

L’attività di PMA di II-III livello, in termini di cicli iniziati, risulta essere maggiormente a carico del Sistema Sanitario nazionale (SSN) con il 63,0% di tutti i cicli iniziati come somma di quelli effettuati nei centri pubblici (35,8%) e nei privati convenzionati (27,2%), valori simili a quelli del 2018. Per quanto riguarda i cicli con donazione di gameti, invece, l’attività è stata svolta per la maggior parte (74,8%) nei centri privati.

Il 27,3% di cicli iniziati con tecniche a fresco ed il 41,6% dei cicli che utilizzano gameti donati è stato effettuato su pazienti che non risiedono nella Regione di appartenenza del centro. Analizzando questo fenomeno per Regione e secondo il tipo di servizio del centro rileviamo che la mobilità nella maggior parte dei casi avviene verso i centri pubblici o privati convenzionati della Toscana e della Lombardia e verso i centri privati del Lazio.

La presenza dei centri sul territorio è maggiore nelle Regioni più grandi e popolose. Ma questa offerta potenziale di tecniche di PMA, in alcune Regioni non si traduce in una offerta reale perché
come abbiamo già descritto, non sempre un numero maggiore di centri sul territorio corrisponde ad una maggiore mole di attività. L’indicatore del numero di cicli effettuati ogni milione di donne in età fertile è più alto nelle Regioni del Nord e del Centro, mentre in tutte quelle del Sud l’offerta di cicli è ben al di sotto della media nazionale.

A livello nazionale gli indicatori di attività che misurano l’offerta di cicli di PMA per le tecniche di II e III livello sia per ogni milione di donne in età fertile residenti in Italia (7.697 cicli) che per milione di abitanti residenti (1.341 cicli), sono in costante aumento. I dati italiani sono comunque ancora inferiori alle medie europee relative al 2016 (ultimo dato disponibile, calcolato solo per 18 paesi europei che nel 2016 hanno riportato i dati del 100% dei centri) (Tabella 6). In particolare se analizziamo per gli stessi indicatori i dati registrati dai paesi europei con un’attività superiore a 40.000 cicli iniziati, confrontabili con l’attività che si svolge in Italia, rileviamo 9.066 cicli per milione di donne in età fertile in Francia e 5.240 cicli nel Regno Unito. Mentre nei paesi del nord Europa, nonostante l’attività annuale sia molto inferiore a quella dell’Italia, l’indicatore risulta più elevato, con un’offerta pari, ad esempio, a 15.917 cicli in Danimarca e 14.136 in Belgio.

Anche l’indicatore della percentuale di bambini nati vivi da tecniche di PMA rispetto alle nascite nella popolazione generale è in costante aumento ed ha raggiunto il valore del 3,1% nel 2019, valore pari a quello della media europea nel 2016 ma superiore al 2,6% della Francia ed al 2,7% del Regno Unito. Va considerato però che una parte di questo incremento è dovuto ad una forte contrazione delle nascite in Italia.

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