PROCURATORE ANTIMAFIA: MODELLO L’AQUILA PER EVITARE INFILTRAZIONI AD AMATRICE

di Alberto Orsini

2 Settembre 2016 15:43

L’AQUILA – Il virtuoso “modello L’Aquila” di analisi investigativa, creato nel capoluogo per passare al pettine fine gli ingenti flussi di capitali pubblici della ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009, va applicato anche ad Amatrice e il resto del Centro Italia per “prevenire le infiltrazioni mafiose in un momento critico, quello degli affidamenti diretti dei lavori di somma urgenza”.

È stato questo il principale messaggio del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, giunto nel capoluogo abruzzese per commentare gli esiti dell’operazione che ha sgominato la rinascita del clan Ferrazzo in Abruzzo e Molise, ma anche per proporre lo strumento già usato con successo all’Aquila ai procuratori distrettuali di Roma e Ancona, che coordinano il lavoro antimafia delle procure coinvolte nel sisma rispettivamente di Rieti e Ascoli Piceno.

Sulla scorta di quanto avvenuto sette anni fa, quello dei lavori di somma urgenza, nell’immediatezza della tragedia, per Roberti “è il momento più pericoloso, a rischio infiltrazioni ci sono i lavori per smaltire e rimuovere macerie, installare puntellamenti, portare intermediazione e manodopera, come dimostrato dall’indagine sul clan dei casalesi che si erano infiltrati all’Aquila”, con l’operazione ‘Dirty job’ sempre dalla Dda del capoluogo.

“Bisogna apporre la massima attenzione – ha detto – nel vedere chi si affidano questi lavori. Il modello Crasi è a disposizione per le procure di Roma e Ancona in relazione a quelle di Rieti e Ascoli Piceno, potrà essere estremamente utile”.

“In riferimento alla ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto – ha sottolineato Roberti – bisogna monitorare queste società per evitare che si infiltrino” e ha ricordato che “esiste un modello L’Aquila anche in questo, un modello Crasi (Centro ricerca e analisi per lo sviluppo investigativo, ndr). Lo presentammo alcuni mesi fa qui con l’allora procuratore Fausto Cardella”.




“Incrociando i dati raccolti dalle varie fonti della ricostruzione – ha ricordato il magistrato – il Crasi consente di verificare possibili collegamenti tra soggetti criminali che aspirano a entrare nella ricostruzione e le infiltrazioni”.

L’allarme è nato perché gli ndranghetisti “oltre a riciclare nelle attività commerciali gli esponenti svolgevano anche imprenditoria nel settore edilizio, con la Molise Costruzioni Srl, società sequestrata con nomina di amministratore giudiziario. Non risulta che sia intervenuta ad alcun titolo nella ricostruzione post-terremoto dell’Aquila – ha chiarito – ma dimostra come queste società siano molto facilmente permeabili con le iniezioni di capitale mafioso”.

Il Crasi è una banca dati sulla ricostruzione post-sisma dell’Aquila contenente indagini, documenti, interdittive e altre informazioni, un progetto sperimentale a livello nazionale per valorizzare i dati grazie al lavoro della direzione nazionale antimafia e far avere proficue indicazioni ai magistrati.

Il sistema è una “partizione logica” della banca dati centrale della Dna che sviluppa logicamente l’analisi investigativa e i dati che ci sono all’interno.

Contiene i procedimenti penali già trattati connessi alla ricostruzione, dai reati contro la pubblica amministrazione alle truffe, fino all’intermediazione illecita di manodopera normale o con infiltrazioni mafiose, e ancora tutte le comunicazioni dal prefetto, le interdittive, le informazioni degli uffici del Comune dell’Aquila e del cratere e gli uffici speciali Usra e Usrc.

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