INDAGINE OSSERVATORIO CONTI PUBBLICI SU TRIBUNALI AMMINISTRATIVI: DURATA RICORSI NEL BELPAESE SONO I PIU' LUNGHI D'EUROPA, MA CI SONO MIGLIORAMENTI

PRODUTTIVITA’ DEI TAR: BENE L’AQUILA SETTIMA, MALE PESCARA, ULTIMA IN ITALIA

di Filippo Tronca

30 Luglio 2020 08:00

L'AQUILA – La notizia buona è che l’arretrato ereditato dal passato si è ridotta sensibilmente negli ultimi anni. Quella cattiva è che la durata dei ricorsi amministrativi in Italia resta superiore rispetto a quella dei Paesi europei. E l’Abruzzo non fa eccezione. Anzi sia il Tar dell'Aqula che quello di Pescara sono tra tribunali lenti, dove i ricorsi hanno una durata superiore alla media. Se si prende però in considerazione il tasso di smaltimento, l'Aquila è settima in Italia, mentre la sede di Pescara è invece desolatamente ultima.

A far luce sulle luci e le ombre della giustizia lenta, autentica zavorra per l’intero sistema economico e solcale del paese, è un recente studio dell’Osservatorio conti pubblici.

Per valutare l’efficienza della giustizia amministrativa, sono stati presi in considerazione e confrontati il numero di ricorsi pervenuti, definiti e pendenti, la durata media dei ricorsi; e il tasso di smaltimento.  

Venendo ai dati nazionali contenuti nel rapporto, nel 2019 i ricorsi pervenuti in Italia  sono stati circa 51.000 in primo grado e 11.000 in secondo grado. 

Nello stesso anno sono stati definiti circa 67.000 ricorsi in primo grado e 12.000 in secondo grado, mentre rimangono pendenti circa 150.000 ricorsi in primo grado e 24.000 in secondo. 

Dal 2016 a oggi, si osserva, sono calati sia i ricorsi pervenuti, sia definiti, sia pendenti rispettivamente del 5, 16 e 27 per cento.

Segno che “la giustizia amministrativa italiana si sta muovendo nella direzione giusta”.

Nel 2016, poi, sempre considerando il primo grado di giudizio, l’Italia aveva una durata media dei ricorsi di 2 anni e 6 mesi, sopra la media europea che è di un anno 1 anno e 1 mese, e ben lontani dai due Paesi più virtuosi, Germania dove la durata è di appena un  anno) e la Francia, di appena 10 mesi.

L’Italia era anche tra i paesi più lenti per i restanti gradi di giudizio: 2 anni e 8 mesi per il secondo e ultimo grado di giudizio in Italia contro 1 anno e 9 mesi in Germania e 1 anno e 8 mesi Francia, per il secondo e terzo grado di giudizio.

Dal 2016 al 2019 le cose in Italia sono però migliorate.  

Per il primo grado, da 2 anni e 6 mesi nel 2016 si è passati 2 anni e 3 mesi nel 2019, per il secondo grado da 2 anni e 8 mesi del 2016  a 2 anni, determinando un effetto complessivo di diminuzione dell’iter di circa 11 mesi.




Ciò detto, assumendo che la durata media totale negli altri paesi non è cambiata, la durata in Italia resta comunque più elevata della media europea.

Venendo dunque al dato regionale si spiega nel rapporto “la durata media dei ricorsi dei Tar e di 686 giorni. E si precisa, “differisce dalla durata media dei ricorsi in primo grado (2 anni e 3 mesi) in quanto la prima è una media semplice delle durate medie dei Tar, mentre la seconda è una media ponderata delle durate dei singoli Tar”.

Il Tar più lento, con 1.122 giorni  è quello di Venezia, a seguire Latina 1103 giorni, Palermo, 1.075 e Roma 1.004
I più veloci, sono con 154 giorni il Tar di Trieste, il Tar del Trentino alto Adige, 227 giorni, e il Tar della Val d'Aosta, con 229 giorni.

Sia il tar dell'Aquila con 992 giorni, che il Tar di Pescara, 719 giorni, sono in bassa classifica, e al di sopra della media. 

Bisogna però considerare si avverte nel rapporto che “questo indicatore è influenzato dal passato: essendo costruito dal rapporto tra casi pendenti e casi smaltiti in un dato anno, se un Tar ha ereditato molti arretrati, potrebbe essere penalizzato nella classifica, anche se risulta “veloce” nell’anno preso in considerazione”.   

Lo scenario cambia se si tiene in considerazione il parametro del tasso di smaltimento dei ricorsi. del 132%.
Ai primi posti troviamo il Tar di Catania con un tasso di smaltimento del 375%, che gli consente di smaltire un arretrato che però è ancora alla quota record di 15300 ricorsi pendenti. A seguire Ancona (174%), Reggio Calabria (158%), Venezia,(148%), Potenza, (144%) e Brescia, (141%).

Troviamo dunque in settima posizione come detto il Tar dell'Aquila, con tasso di smaltimento al 139%.
Nel dettaglio, i ricorsi pervenuti nel 2019 sono stati 539, e ne sono stati definiti 749, erodendo cioè l'arretrato, che è calato a 2.039 ricorsi.

Male invece il Tar di Pescara, ultimo in classifica, con un tasso del 76%. nel 2019 sono pervenuti infatti 409 ricorsi e ne sono stati definiti 310, con un arretrato che è salito a 611.

Con Pescara fanalini di coda sono il Tar di Perugia, con tasso al 82% e Parma al 99%.

 

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