PROFUGHI AFGHANI AD AVEZZANO, ASL: 472 VACCINI ANTI COVID. “QUI ADULTI RIPOSANO E BIMBI GIOCANO”

29 Agosto 2021 14:03

L'Aquila: Sanità

AVEZZANO – Oltre 470 vaccinazioni anti covid, assistenza sanitaria all’intero campo, consulenze pediatriche e una postazione speciale di guardia medica: sono i punti salienti dell’attività svolta finora dalla Task force del Dipartimento di prevenzione della Asl all’Interporto di Avezzano, dove vengono accolti e curati i profughi provenienti dall’Afghanistan.

È quanto si legge in una nota della Asl Avezznao-Sulmona-L’Aquila in merito alla situazione nell’hub di prima accoglienza e smistamento dell’Interporto di Avezzano (L’Aquila), allestito per ospitare 1.300 profughi afghani, che nelle prossime ore comincerà anche il trasferimento nelle regioni italiane: come ha riferito il direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile regionale abruzzese, Mauro Casinghini, che sta coordinando insieme alla Croce Rossa Italiana le operazioni, a lasciare per primi il campo base saranno una settantina di persone che verranno sistemate negli alberghi della provincia dell’Aquila, a partire dalla Marsica. In Abruzzo, secondo quanto si è appreso, dovrebbero rimanere circa 170 persone.

Tra i profughi arrivati, secondo quanto emerso, non ci sono positivi al covid. Sul fronte vaccinazioni, come dato aggiornato alle 13 di oggi, in totale sono state somministrate 472 dosi, a un ritmo che col passare dei giorni assume cadenze sempre più sostenute.

L’azienda sanitaria della provincia dell’Aquila, oltre alle vaccinazioni, ha messo in piedi un’organizzazione operativa, a cui lavorano oltre 15 persone, che assicura un’assistenza a 360 gradi. Sul posto sono stati infatti trattati i casi più lievi mentre in altri, per i quali era necessario un supporto ospedaliero, le ambulanze del 118 hanno provveduto a trasportare i malati al presidio di Avezzano.

82 le visite effettuate sulle persone in fuga dal regime afghano che comprende anche una specifica assistenza pediatrica a beneficio dei numeri bambini.

La folta squadra di operatori Asl, che resterà all’Interporto fino a quando sarà necessario assicurare un’assistenza capillare agli ospiti stranieri, è composta da personale del dipartimento di prevenzione, diretto da Domenico Pompei, che lavora nelle sedi dell’Aquila e di Avezzano.

“Dopo un viaggio infernale ed aver temuto per giorni di non farcela a lasciare la loro terra dove è tornato il regime talebano, i profughi afghani adulti dormono e si riposano per recuperare tranquillità e serenità per poi ricominciare una nuova vita in un Paese di cui conoscono ed apprezzano cultura ed abitudini. I bambini invece giocano e si divertono. Insomma, il clima con il passare delle ore è sempre più sereno”.

È uno di coloro che è in prima linea, il direttore dell’agenzia regionale abruzzese di Protezione civile, Mauro Casinghini, a raccontare la giornata tipo dei profughi fuggiti dall’inferno afghano ospitati nell’hub di prima accoglienza e di smistamento nell’interporto.

Nel campo base gestito dalla Croce Rossa Italiana e dalla stessa Protezione civile, oggi ci sono oltre 1.200 persone e come sottolinea Casinghini, gli arrivi “per ora sono finiti anche in ragione delle grandissime difficoltà degli imbarchi all’aeroporto di Kabul e alla scadenza temporale per lasciare il Paese del 31 agosto”.

Secondo il programma, l’hub chiuderà entro il 2 settembre prossimo: la permanenza nell’hub è di 48 ore, cinque giorni negli alberghi a completamento dei sette giorni di quarantena.

Le persone arrivano all’aeroporto di Fiumicino “dove dopo giorni di terrore vengono accolte nel terminal cinque dove vengono tamponate e ricevono una prima assistenza – spiega ancora Casinghini – In quel momento, cominciata la quarantena di sette giorni, i profughi vengono trasferiti ad Avezzano dove vengono visitati, assistiti, accuditi e messi in lista per il vaccino, con l’ausilio di medici e mediatori e naturalmente di Pc, Cri e personale del commissario per la emergenza. Nelle 48 ore nelle tende, prevalentemente si rilassano per recuperare le forze dopo giorni terribili”.

Casinghini chiarisce alcuni elementi importanti: il protocollo prevede 48 ore al massimo nelle tende del campo base di Avezzano: poi, i profughi vengono trasferiti negli alberghi “per un soggiorno più confortevole”.

“In albergo al massimo entro cinque giorni, le famiglie vengono assegnate alle strutture autorizzate secondo il piano nazionale di ricollocamento del ministero dell’Interno che viene attuato attraverso le Prefetture”. In Abruzzo ne sono stati smistati 76, prevalentemente negli alberghi del territorio di Avezzano e della Marsica.

 

 

 

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