PROGETTO DI FINANZA NUOVO OSPEDALE, DOPO SEI ANNI DI ATTESA SOCIETA' PROPONENTE PRESENTA RICORSO AL TAR. SCONTRO SEGUE IL CASO SCOPPIATO SU DELIBERA 25 MAGGIO SCORSO CHE AVEVA SPOSTATO 30 MILIONI QUOTA PUBBLICA, POI RIPRISTINATI

PROJECT CHIETI: MALTAURO VA PER VIE LEGALI,
“SUBITO GARA O COMMISSARIARE REGIONE”

14 Settembre 2020 08:18

CHIETI – Le imprese Icm, del gruppo veneto Maltauro, e Nocivelli, dicono basta e vanno alla guerra legale contro Regione Abruzzo e Asl provinciale di Chieti: dopo sei anni di impasse e con in tasca una dichiarazione di pubblico interesse vecchia di due anni per la realizzazione in project financing del nuovo ospedale di Chieti, non sicuro sismicamente e staticamente, le due società proponenti hanno nei giorni scorsi depositato un ricorso al Tribunale amministrativo dell’Aquila, che chiede di dichiarare illegittima la perdurante inerzia della Regione Abruzzo e della Asl teatina, nella realizzazione del progetto di finanza che coinvolge i privati.

E soprattutto chiedono che venga loro imposto di indire entro 30 giorni la gara pubblica europea, prevista nella delibera di giunta regionale del luglio 2018, ai tempi del governatore di centrosinistra, Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, nella quale la proponente ha un diritto di prelazione.

Se questo non accadrà la richiesta è la nomina di un commissario ad acta: la udienza è prevista tra qualche giorno, il 17 settembre. Potrebbe fare chiarezza sulla incertezza e quindi suoi ritardi che anche la nuova maggioranza di centrodestra, in sella dal 10 febbraio 2019, sta maturando.

Il ricorso alla giustizia amministrativa fa emergere una corposa azione legale avviata dopo che il 16 gennaio scorso, prima della emergenza covid, in una riunione chiesta dall’Ati ai vertici regionali, non aveva fatto seguito alcun provvedimento per sbloccare la complessa vicenda.

La nuova e forse definitiva offensiva fa seguito ad un duro braccio di ferro che si è scatenato a seguito della delibera di giunta del 25 maggio della Giunta regionale guidata dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, con cui è stato ritirato il finanziamento pubblico di 30 milioni di euro destinati proprio alla contribuzione pubblica al project financing, per coprire i buchi della sanità.

Soldi che, è stato assicurato ufficialmente dalla stessa Regione il 27 luglio, a seguito di missive di fuoco e minacce di risarcimenti milionari di Icm e Nocivelli, sono stati ripristinati.

Evitando così il rischio, reale, di risarcimento in seguito a quello che se fosse stato confermato, sarebbe stato un pastrocchio.

Ed ora ragiona dunque l’Ati, non ci sono più scuse: la gara va fatta.

È questo l’epilogo di una vicenda che si trascina da sei anni, con un iter partito nel 2014, per la realizzazione ex novo dell’ospedale Santissima Annunziata, ora insicuro simicamente, con 498 posti letto, a spese del privato, che finanzierà intervento con 118 milioni e 800 mila euro, incassando per 25 anni e mezzo un canone di locazione (il cosiddetto canone di disponibilità) fissato a base d’asta in 12 milioni e 270 mila euro e un canone per la concessione di servizi la cui base d’asta è invece fissata a 9 milioni 580 mila euro. che poi si sarebbe rifatto dell’investimento, con il canone annuale e la gestione di vari servizi.

L’importante e complesso progetto di fattibilità è stato redatto a spese di Icm e Nocivelli e, dopo un estenuante iter, è stato approvato, ottenendo la dichiarazione di pubblica utilità a luglio 2018 dalla giunta regionale di centrosinistra che, per volere di D’Alfonso, ha avocato a sé l’esame della pratica e la decisione alla luce del ritardo della Asl teatina.

La palla è ora tornata alla Asl ma nel frattempo, dal febbraio 2019 è salito al potere il centrodestra in seno al quale c’è un agguerrito fronte contrario al project, a cominciare dall’assessore regionale alle Attività produttive, Turismo e Cultura, il forzista chietino Mauro Febbo, che, confermando la posizione molto critica che aveva da oppositore, preme per un intervento più economico e di semplice ristrutturazione dell’attuale ospedale, a cominciare dai corpi di fabbrica C ed F chiusi da anni perché pericolanti. Contrari fin dall’inizio anche il Movimento cinque stelle.

L’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, ha finora preso tempo, per valutare la sostenibilità economica del project.

E così della gara nemmeno l’ombra.

La nuova offensiva di Maltauro e Nocivelli fa seguito ad un durissimo scontro che si è esploso a partire da maggio, dopo che il presidente Marsilio, con una delibera di giunta, il 25 maggio ha ritirato il finanziamento pubblico di 30 milioni di euro destinati nel maggio 2018 al project financing del nuovo ospedale di Chieti, al fine di utilizzarli per coprire con “somma urgenza” parte della voragine che si è aperta sui conti della sanità, pari a 65,7 milioni di euro.

Ma quei 30 milioni sono appunto le risorse necessarie a pagare i canoni ai privati che vinceranno il bando, e che si faranno carico a loro spese della realizzazione del nuovo nosocomio da di 498 posti letto. Senza quei 30 milioni il bando, già in ritardo di un anno e mezzo, evidentemente non si sarebbe potuta fare pur volendolo.

Ad esprimere perplessità sull’operazione è stato più di un dirigente, in quanto lo spostamento dei 30 milioni era certo, a differenza sul come si sarebbe inteso garantire le coperture, visto che si fa solo un vago riferimento alle risorse statali per l’edilizia sanitaria dell’ex art. 20 della legge 67 del 1988.





Una decisione rischiosa e disperata quella della giunta, che avrebbe fatto seguito ad una richiesta del Ministero della Salute nell’ultimo tavolo di monitoraggio nazionale, che vigila sui conti della sanità abruzzese, uscita dal commissariamento nel 2017, e rischia seriamente di ripiombarci in quanto i conti sono tornati in rosso.

Ma che aveva rimesso pesantemente in discussione la conclusione dell’iter del project chietino, con l‘indizione del bando di gara.

E così, come era ampiamente nei pronostici, l’Ati Icm e Nocivelli in una lettera del 27 maggio ai vertici regionali e della Asl chietina hanno minacciato ricorsi e richieste di risarcimenti milionari a danno della Regione Abruzzo.

Intimando che se entro quindici giorni non sarebbero stati forniti “dettagliati chiarimenti in merito alle modalità, tempistiche e provvedimenti che si intendono assumere per finalizzare la procedura di gara”, del project financing del nuovo ospedale di Chieti, “ci vedremo costretti a tutelare i nostri interessi nelle opportune sedi con aggravio di costi a Vostro carico”.

Nella missiva si ricorda innanzitutto che già erano stati inoltrati sollecitati a bandire finalmente la gara, ma senza alcun riscontro, il 13 novembre e 6 dicembre 2018, 11 gennaio, 9 ottobre e 18 novembre 2019, e infine 16 gennaio scorso.

Si ricorda dunque, che “dalla intervenuta dichiarazione di fattibilità della Proposta con delibera 495 del 9 luglio 2018 della Giunta Regione Abruzzo in virtù della quale veniva assegnato alla Asl Lanciano Vasto Chieti il termine di 60 (sessanta) giorni dalla comunicazione della delibera ‘per l’’inserimento dell’opera negli strumenti di programmazione alla susseguente approvazione progettuale nonché agli adempimenti connessi all’avvio della procedura di gara ed alle funzioni di Stazione Appaltante dell’intervento’, trascorrevano 22 mesi senza che l’Asl Lanciano Vasto Chieti assumesse i provvedimenti indicati nella propria delibera 940 del 3 agosto 2018 e ciò nonostante i numerosi solleciti avanzati dall’odierna scrivente, rimasti tutti privi di riscontro.

Rammentiamo pure che, a conclusione della riunione del 16 gennaio scorso il presidente della Regione Abruzzo si era impegnato a tenerci informati sull’evolversi della situazione”.

E ancora: “il contributo pubblico di euro 30.000.000 non costituiva parte essenziale della nostra proposta originaria, ma era una condizione posta dall’Amministrazione al fine di ottenere una riduzione del canone di disponibilità, il mutato orientamento che si evince dalle notizie apprese danneggia ulteriormente gli interessi degli odierni scriventi, già ampiamente lesi dalla protratta inerzia di codeste Amministrazioni”, prosegue la nota.

A seguire la minaccia: “Stante quanto sopra, chiediamo che i destinatari della presente forniscano dettagliati chiarimenti in merito alle modalità, tempistiche e provvedimenti che intendono assumere per finalizzare la procedura di gara di cui all’oggetto che non può essere ulteriormente procrastinata.

In difetto di riscontro entro quindici giorni dal ricevimento della presente, ci vedremo costretti a tutelare i nostri interessi nelle opportune sedi con aggravio di costi a Vostro carico”.

A seguito di un ulteriore sollecito da parte dei legali di Icm e Nocivelli, in una lettera del 7 luglio Marsilio ha risposto che la delibera del 25 maggio “è stata dettata da contingenti esigenze di urgenza ed indifferibilità”, e che “lo stesso testo deliberativo non contiene alcuna determinazione afferenti in merito alla proposta in oggetto”, ovvero il project, per il quale “sono in fase di definizione tutti gli approfondimenti di natura tecnica economica e finanziaria condotti da questa amministrazione e dalla Asl Lanciano-Vasto-Chieti e prodromici alle valutazioni che saranno assunte in merito all’iniziativa progettuali in esame”.

Risposta interlocutoria, alla quale ha fatto seguito una seconda lettera dei legali di Icm e Nocivelli, che hanno chiesto certezze sulla disponibilità e destinazione d’uso di quei 30 milioni.

Infine il 23 luglio il direttore dipartimento Salute, Claudio D’Amario ha risposto assicurando che “nella delibera il 25 maggio è garantita la copertura del contributo pubblico”.

E in “riferimento alla progettualità si resta in attesa di conoscere i definitivi fa bisogni assistenziali della rete covid e dell’approvazione della rete ospedaliera regionale”.

Insomma, che i soldi per la gara ci sono ma il centrodestra non ha deciso sul ricorso ai privati per la realizzazione di nuovi ospedali, come aveva fatto la precedente amministrazione di centrosinistra.

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