OSPEDALE IN AGENDA MAGGIORANZA MARSILIO: INCONTRO A L’AQUILA. A SBLOCCARE IMPASSE LETTERA MALTAURO-NOCIVELLI A DG SCHAEL CHE SCRIVE A PRESIDENTE E VERI': ''MANCA QUOTA PUBBLICA, DATEMI INDICAZIONE POLITICA''

PROJECT CHIETI: SUMMIT CENTRODESTRA, ATI SOLLECITA GARA, ASL CONVOCA PARTI

13 Gennaio 2020 16:37

CHIETI – Dopo anni di silenzi, incertezze e polemiche è entrata nell’agenda del centrodestra guidato dal governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, il project financing, proposto dall’ati Maltauro e Nocivelli dal valore di 285 milioni di euro, per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti, al posto del vecchio Santissima Annunziata, insicuro sismicamente e strutturalmente.

Sul progetto che ha ricevuto la dichiarazione di pubblica utilità da parte della ex Giunta regionale di centrosinistra di Luciano D’Alfonso, che ha avocato a sé la decisione esautorando la Asl di Chieti,  si è svolti oggi pomeriggio un summit della coalizione di governo calendarizzato dopo la seduta dell’esecutivo di stamani. 

Secondo quanto si è appreso non è stata assunta nessuna decisione, si è trattato di un confonto informativo. Insomma, è stato un confonto interlocutorio: la maggioranza è impegnata a trovar e la quadra visto che l’ati potrebbe presentare richieste milionarie di risarcimento. Erano presenti oltre alla Giunta, i direttori generali delle Asl provinciali, dell’Aquila, Roberto Testa, e di Chieti, Thomas Schael, oltre al neo direttore del Dipartimento regionale, Claudio D’Amario. Oggi si è parlato anche dei fondi sull’edilizia sanitaria previsti nell’articolo 20 che la ex giunta di centrosinistra ha destinato agli ospedali di Avezzano (L’Aquila), Lanciano (Chieti) e Vasto (Chieti). Possibile un cambio di rotta con la rinuncia al project financing per ricostruire le tre strutture. 

L’ok della Giunta D’Alfonso che ha puntato sullo strumento che coinvolge i privati nella costruzione degli ospedali, è arrivato oramai un anno e mezzo fa: il passo successivo è delegato alla Asl teatina chiamata a lanciare la gara di appalto comunitario nell’ambito della quale l’Ati proponente ha un diritto di prelazione. In questa vicenda, la Regione rischia un risarcimento milionario.

A dare un’accelerata sono state alcuni solleciti inviati da Nocivelli-Maltauro che hanno sbloccato l’immobilismo. 

Il direttore generale della Asl, il “tedesco” Schael, e il direttore amministrativo Giulietta Capocasa, rup del procedimento, hanno infatti convocato per il 16 gennaio le imprese proponenti, rispondendo ad un loro preoccupato e vibrante sollecito, inviato ad Asl e Regione l’8 dicembre, con contestuale richiesta di incontro, per aver lumi sull’iter. 

Prima ancora di convocare l’incontro, Schael e Capocasa hanno inviato una missiva al presidente Marsilio, all’assessore Verì, della Lega, e al neodirettore del Dipartimento Salute, Giuseppe Bucciarelli, sollecitando, a sua volta, un approfondimento sulla fattibilità dell’intervento, alla luce di costi e della proposta di nuova rete ospedaliera, sub judice al tavolo ministeriale. Chiedendo di prendere finalmente una posizione chiara e definitiva.

E la risposta più importante, che si attende in quella sede, è sulla quota pubblica necessaria all’operazione (30 milioni di euro), da individuare e programmare, per pagare i canoni ai privati che si faranno carico a loro spese della realizzazione del nosocomio. Senza il quale il bando evidentemente non si può fare, con il rischio, pressochè certo di una richiesta di maxi-risarcimento da parte di Maltauro e Nocivelli.

Sull’ospedale di Chieti a complicare il quadro, anche una richiesta di lumi da parte della Medipass, proponente di quello che è stato definito un mini-project, per la realizzazione di un polo oncologico da 24 milioni, sempre al Santissima Annunziata, guardato con interesse dalla Asl, ma anch’esso al palo. Anche in questo caso, Schael ha convocato un incontro per il 9 gennaio.

Ma la notizia è che qualcosa finalmente si muove sulla partita più ingarbugliata, cioè quella sulla tormentata vicenda del project financing presentato nel lontano 2014 dai colossi dell’edilizia sanitaria Maltauro e Nocivelli, che prevede l’abbattimento e ricostruzione dell’attuale nosocomio, insicuro simicamente e staticamente come certificato dalle autorità compoetenti. 

Un cavallo di battaglia del centrosinistra del presidente, e ora senatore Partito democratico, D’Alfonso, che ha ottenuto dopo un iter estenuante, e l’esautoramento della pratica alla Asl chietina, giudicata “inoperosa”, la dichiarazione di pubblica utilità il 9 luglio 2018, quasi un anno e mezzo fa. Atto a cui avrebbe dovuto fare seguito il bando di gara europeo, mai indetto.

Nonostante i solleciti delle due imprese, che al bando parteciperanno solo con un diritto di prelazione. E che hanno fatto chiaramente intendere che sono pronte a richiedere alla Regione un risarcimento per svariate decine di milioni di euro, se il loro project dovesse essere affossato.

Brutta gatta da pelare per l’assessore Verì, che sulla vicenda si è sempre limitata sostenere la necessità di “un approfondimento tecnico e finanziario”, di una pratica ereditata dalla precedente amministrazione, non dicendosi per principio contraria.

Verì è però consapevole che nella sua maggioranza c’è un fronte fortemente ostile al project Maltauro-Nocivelli, a cominciare dal potente assessore alle Attività produttive, Mauro Febbo, di Forza Italia e chietino. Che trova sponda anche nell’opposizione del Movimento 5 stelle, che da anni lancia bordate contro un project giudicato un buon affare solo per i privati.

Lo scenario è insomma mutato dopo la vittoria del centrodestra di Marsilio di febbraio, rispetto all’era D’Alfonso che assieme a quello di Chieti aveva lanciato e perorato i project di Teramo, Avezzano, Giulianova, Vasto, Lanciano e L’Aquila, argomentando che senza capitali privati, la Regione a corto di moneta, non ha nessuna possibilità di rinnovare e rendere sicura le strutture ospedaliere.

Caduto d’Alfonso, è accaduto, e non è stato un caso, che l'iter per arrivare a gara, si è impantanato ad agosto, allorchè il direttore generale facente funzione, la citata Giulietta Capocasa, che poi ha lasciato il posto a Schael, nella veste di responsabile unico del procedimento ha sospeso l'istruttoria, “in quanto è necessario individuare la copertura economico-finanziaria”. 

La stessa Capocasa ha sottoscritto assieme a Schael la nota alla Regione del 18 dicembre. Tornando a fare la stessa richiesta.

A complicare ancor di più lo scenario, ad ottobre è tornata alla carica la Coopservice di Reggio Emilia, con una cordata di aziende locali, presentando un project financing alternativo, dal valore di appena 35 milioni di euro che prevede l’intervento sulla struttura esistente, da potenziare e mettere in sicurezza con la realizzazione di sei torri dissipative. Lo stesso progetto neanche preso in considerazione dalla Asl nel dicembre 2017, presentato da Coopservice, assieme Cmc di Ravenna (ora in forte difficoltà economica), e sostenuto da Febbo, quando era consigliere di opposizione.

Il fatto nuovo è ora che Maltauro e Nocivelli tornano alla carica, e l’8 ottobre scorso, hanno inviato una nota al presidente Marsilio, all’assessore alla Verì, all’allora direttore del dipartimento Sanità Roberto Fagnano, morto di infarto il 29 ottobre, al direttore Schael.






Lettera che fa seguito a quelle inviate e 13 novembre  e il 6 dicembre 2018, e l’11 gennaio 2019, per avere lumi, e implicitamente sollecitare la Regione a dare seguito a quanto stabilito dalla delibera di giunta 495 del 9 luglio 2018, che ha ritenuto la proposta di Maltauro e Nocivelli,  “coerente con le finalità di interesse pubblico”.

L’agognato via libera, a cui si ricorda nella lettera, doveva far seguito l’indizione del bando di gara da parte della Asl, stazione appaltante.

Nulla di questo è accaduto, e così Maltauro e Nocivelli chiedono un incontro urgente al nuovo direttore Schael, “al fine di ottenere specifica indicazione circa le tempistiche di assunzione dei provvedimenti necessari a finalizzare la procedura di gara di cui all'oggetto”.

Precisando anche che “lo svolgimento, nel febbraio scorso, delle elezioni politiche e la successiva e tardiva nomina della Giunta Regionale, inducevano codesto Promotore ad attendere che fossero identificati i nuovi interlocutori dell'Azienda Sanitaria al fine di poter indirizzare correttamente ogni ulteriore richiesta”. 

Il riscontro al sollecito da parte di Schael è arrivato come detto con la convocazione dell’incontro il 16 gennaio, e ancora prima il 18 dicembre, in una nota inviata a Marsilio, a Verì al neodirettore del Dipartimento Salute Giuseppe Bucciarelli, e per conoscenza a Maltauro e Nocivelli. 

Nel tenore della nota, Schael sembra confermare la linea annunciata già in occasione del suo insediamento a precisa domanda sul project di Chieti, nel giorno della sua presentazione alla stampa, aveva tagliato corto: “Non ho un’opinione. Sono scelte che spettano alla politica”.

E la politica regionale, non sembra avere le idee chiare. O meglio preferisce prendere tempo, anche alla luce della partita delicatissima che si sta giocando al Ministero che dovrà dare o meno l’ok al Piano sanitario reginale, dove la parte scottante riguarda proprio il riordino della rete ospedaliera. A tal proposito, il tentativo della Regione andare oltre i rigidi paletti del decreto 70 del 2015, approvato dal ministro Beatrice Lorenzin, che in base ai bacini di utenza, prevede per l'Abruzzo, a rigore, un solo Dea di secondo livello, con tutte le eccellenze, in teoria l'ospedale di Pescara, al massimo integrando in qualche modo quello di Chieti. Con poche speranze per un Dea secondo livello “diffuso” e “interconnesso”, tra Teramo e L'Aquila.

E così nella sua nota Schael  scrive che “si ritiene opportuno effettuare congiuntamente, ogni utile approfondimento in ordine alla sostenibilità economica dell'iniziativa avendo presente che eventuali garanzie finanziarie e programmatorie renderebbe la dichiarazione condizionata di fattibilità priva dei necessari presupposti di sostenibilità economica, come peraltro noto anche al raggruppamento temporaneo d’imprese proponente fin dalle fasi di interlocuzione con la struttura regionale deputata alla valutazione, e causerebbe perniciosi effetti sul proseguo dell'attività di evidenza pubblica, compresa la stessa indizione di conferenza di servizi ha teso il concreto rischio di ingenerare improprie aspettative”.

Schael premette infatti che lo stesso responsabile unico del procedimento, Emidio Primavera, “ha ribadito come la fattibilità della proposta di finanza di progetto fosse condizionata alle disponibilità finanziarie indicate dalla delibera di giunta regionale 403 del 2018 tenuto conto delle limitate risorse a disposizione nel fondo sanitario regionale”. Insomma il nodo da sciogliere è il budget pluriennale che la Regione deve assicurare, per contribuire all’intervento che sarà per la parte consistente a carico del privato.  

Si reputa altresì opportuna “una valutazione aggiornata e condivisa in ordine ai contenuti della riunione congiunta del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali assistenza della seduta del 15 novembre 2018 e richiamato anche nei verbali successivi nella parte in cui vengono formulate censure rispetto all’attuale  organizzazione della rete ospedaliera regionale, e in particolare sono compulsati provvedimenti riformatori circa le corrette e con attenzioni da attribuire al dea di secondo livello Chieti-Pescara”.

Tradotto: la Regione dica se il project di Chieti, così come è stato proposto, si può o meno inserire nel disegno definitivo della rete ospedaliera abruzzese.

Giova a tal proposito ricordare cosa project prevede una dotazione di 498 posti letto, che troveranno posto in 6 padiglioni: 2 di nuova costruzione (denominati P e N) e 4 ristrutturati (G, H, M, K), per un totale di 75.500 metri quadrati di superficie. Le demolizioni, invece, riguarderanno 9 dei padiglioni attualmente esistenti.

L'opera avrà un costo di 118 milioni e 800 mila euro. Il privato ci metterà i soldi per la realizzazione, e incasserà per 25 anni e mezzo un canone di locazione (il cosiddetto canone di disponibilità) fissato a base d'asta in 12 milioni e 270 mila euro e un canone per la concessione di servizi la cui base d'asta è invece fissata a 9 milioni 580 mila euro.

Sommando i canoni, il costo complessivo finale del nuovo presidio teatino arriva a 285 milioni di euro, soggetto in ogni caso a una percentuale di ribasso d'asta che lo comprimerà ulteriormente. La prima proposta del raggruppamento di imprese, invece, prevedeva un costo finale di 526 milioni.

Il presidio disporrà di 1.309 posti auto, a fronte dei 1071 della prima elaborazione progettuale, andando a risolvere uno dei disagi maggiormente segnalati dall'utenza che utilizza i servizi ospedalieri. Il costo dell'edificio ammonterà a 118 milioni e 800 mila euro, contro i 143 del primo progetto.

Non sono stati, infine, solo Maltauro e Nocivelli a chiedere lumi alla Regione: il vice presidente esecutivo della Medipass, Flavio Vinci, lo ha fatto in merito alla proposta di partenariato pubblico-privato, presentato nell’aprile del 2017, e che ha avuto parere positivo dalla Asl e che prevede la realizzazione al Santissima Annunziata di un polo oncologico, dotato di tre nuove macchine per la radioterapia, due bunker sotterranei, una sala per la Pec Tac e un sito dedicato alla risonanza magnetica.

ll progetto prevede che il privato si faccia carico dell'intero investimento di 24,6 milioni di euro. Si rifarà del capitale sborsato gestendo i servizi per 11 anni e 6 mesi, introitando cioè le tariffe delle prestazioni sanitarie erogate.

Ma dalla lettera della Medipass si deduce che anche in questo caso l’iter non va avanti.

Da qui la richiesta di incontro, che si è fatto il 9 gennaio scorso, al fine di “recepire aggiornamenti in merito allo stato del procedimento manifestando la disponibilità di un eventuale confronto tecnico per rappresentare al meglio in particolare l'attenzione della vostra spettabile direzione i contenuti e valori della proposta”. (f.t.)

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