QUARTA LAUREA PER D’ALFONSO, 110 E LODE, “EMOZIONE DI UN GIOVANE STUDENTE”

di Ilaria Muccetti

30 Ottobre 2020 08:34

TERAMO – “Ho concluso questo mio percorso accademico in Scienze delle amministrazioni con la gioia e l’emozione proprie di un giovane studente, discutendo una tesi su ‘La città e il suo contrario’ su cui ho molto riflettuto negli scorsi 30 mesi. Un ringraziamento ai professori componenti della commissione, che hanno letto con spirito critico il mio elaborato, contribuendo ad una discussione proficua e costruttiva, decidendo di assegnarmi il punteggio di 110 con lode e pubblicazione”.

E’ uno dei passaggi della discussione sulla tesi di laurea sostenuta dal senatore pescarese del Partito democratico ed ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso: martedì scorso, in presenza presso l’università di Teramo, il 55enne presidente della commissione Finanze e Tesoro ha conseguito la quarta laurea con il massimo dei voti, con invito della Commissione in ragione del merito a curare la pubblicazione della tesi di laurea, dal titolo “La città e il suo contrario”.

Con la quarta fatica “culturale” l’ex sindaco di Pescara e presidente della provincia del capoluogo adriatico stabilisce un record tra i suoi colleghi e tra gli amministratori.

Il nuovo traguardo per il vulcanico e poliedrico parlamentare arriva dopo le tre lauree, sempre a Teramo, in Scienze politiche nel 1999 e in Giurisprudenza nel 2019, e in Filosofia, nel 2004, nell’università di Chieti-Pescara, in tutti e tre i casi con voto 110/110 con lode.

Il senatore pescarese ha elaborato la tesi di laurea anche fidando sulla sua esperienza amministrativa nella città adriatica con il maggior snodo commerciale in Abruzzo, analizzando concetti innovativi, come quello di smart city e riflettendo sull’inesistenza di un pensiero politico, oltre che giuridico, che si apra alla determinazione delle innovazioni, come ad esempio la rete di quarta generazione, fulcro di quella domanda che porta alla evoluzione delle città: non a caso, la tesi è incentrata “sui cambiamenti che a livello tecnologico stanno avvenendo negli ultimi anni ma che non trovano adeguata risposta politica, oltre che giuridica, e questo provoca di conseguenza la non evoluzione delle città che devono invece diventare un luogo di premura delle istituzioni – spiega il neo dottore per la quarta volta alla commissione dell’ateneo teramano.

Nella tesi si fa menzione anche alla emergenza sanitaria ed economica causata dal covid: secondo il parlamentare del Pd, “i luoghi del futuro non potranno essere più quelli della Polis con i suoi confini statici”.




“Una visione che però fatica ad esistere sul territorio italiano ed ora osteggiata anche dalla situazione d’emergenza sanitaria che, costringendo alla chiusura dei luoghi pubblici, ridimensiona la stessa vita del cittadino confinandolo nelle mura di casa. Quest’ ultima da un luogo di ristoro diventa uno spazio in cui una persona deve organizzare anche l’attività lavorativa o dello studio o addirittura della cura. Tutte domande che erano soddisfatte dalla città stessa – chiarisce.

Soffermandosi poi sul concetto di città e delle sue contraddizioni, l’uomo politico abruzzese si chiede se è possibile ripensare al diritto alla città poiché “il concetto del contrario della città è il non luogo, ossia è la periferia che diventa la moltiplicazione della domanda e della vita collettiva dei cittadini, luogo privo dei servizi o punti di sapere propri di una città. Quindi il non luogo è il vincolo comunitario che deve essere visto come lo spazio nel quale possa svilupparsi una possibilità di futuro. Ci sono dei luoghi nei quali si ha purtroppo la sospensione della città, significa che non c’ è evoluzione. Le città invece devono diventare un luogo di premura delle istituzioni, perché esse sono il luogo dove abbiamo trovato le prime risposte innovative alle prime domande”.

D’Alfonso, inoltre, sviluppa “l’idea di città sotto diversi punti di vista, partendo dall’origine dell’Urbe a quella di Dio che è una città ideale, per arrivare in ultimo ad analizzarla secondo la chiave giuridica, quella del governo del territorio”.

Un approccio originale che lo ha condotto ad una nuova visione di città, e cioè una città che supera i confini del tempo e della rivoluzione tecnologica.

Concludendo nell’esposizione del suo lavoro accademico, il senatore affronta la tematica della città quale nuovo orizzonte del diritto amministrativo, mettendo in relazione la cittadinanza amministrativa e il concetto di cittadinanza digitale.

La riflessione che pone è se “le città sono più sostenibili grazie al digitale? Bisogna andare oltre questo concetto di cittadinanza digitale in cui forse in questo momento di eccezionalità dovuto alla pandemia ci siamo molto irrigiditi”.

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