QUIRINALE: “CENTRODESTRA POLVERIZZATO”:
SI APRE DISCUSSIONE SU LEGGE ELETTORALE

30 Gennaio 2022 20:15

Italia: Politica

ROMA – “Il centrodestra non c’è più. È da rifondare. E questo, da oggi, è il mio lavoro. Un’ alleanza polverizzata in Parlamento ma che è maggioranza nel Paese”.

Giorgia Meloni lancia esplicitamente la sua sfida per la leadership della coalizione, dopo il voto di ieri sul Colle che ha terremotato la coalizione. Infuriata, sancisce al “Corriere” che “in questo momento” non è alleata né con Silvio Berlusconi né con Matteo Salvini. Una Opa ostile contro il “Capitano”, proprio nel momento in cui il leader leghista si trova in maggiore difficoltà anche all’interno del suo partito. Non a caso, per evitare di rimanere all’angolo, rilancia anche lui l’iniziativa, annunciando un imminente Consiglio Federale. All’ordine del giorno avviare “una profonda riflessione sul centrodestra dopo i troppi voti mancati a Casellati”. Quindi l’affondo sul nuovo polo centrista formato da Forza Italia e i moderati. Bisogna ragionare – aggiunge – sul futuro della coalizione, “con chi è sinceramente interessato, per costruire un progetto di medio-lungo termine”.

In questo clima ormai da “tutti contro tutti”, interviene anche il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Intervistato a “Mezz’ora di più”, riconosce che “Meloni ha un’opinione” e Fi “un’altra”. Quindi avverte che “senza l’anima popolare il centrodestra non sarà un’alleanza di governo: serve un rapporto forte con l’Europa e con gli Usa per proteggere gli interessi degli italiani”.

Ma la ribalta oggi è tutta per la sfida del presidente di Fdi. In una lunga diretta Facebook, rivolgendosi quindi direttamente ai suoi elettori, Giorgia Meloni si candida a “rifondare” l’alleanza, facendo appello a una comunità, che “non vuole essere più trattata dall’alto in basso da parte di una sinistra sempre più presuntuosa”. Attacca apertamente quel centrodestra di governo, che, a suo giudizio, non ha avuto il coraggio di portare al Colle un esponente “non del Pd”, fermando la corsa di Casellati.

I toni sono durissimi, ultimativi: “nel centrodestra che costruiremo – affonda Meloni – non può esserci un centro trasformista che può formarsi con il proporzionale, spregiudicato e pronto a muoversi ovunque dove si governi”.

Ed è proprio la contesa sulla legge elettorale che sarà, nei prossimi mesi, la madre di tutte le battaglie dentro la coalizione. Salvini e Meloni sono fermamente attestati a difesa del maggioritario.

Sul fronte opposto i piccoli, a partire da Coraggio Italia, pronti a battersi sino alla fine per abrogare l’odiato Rosatellum. Nel mezzo Forza Italia, un partito nato dalle ceneri della Prima Repubblica, sinora convintamente maggioritario, ma che dopo il big bang del Mattarella bis, potrebbe allinearsi ai suoi nuovi compagni di cordata, fortemente impegnati a favore del ritorno del proporzionale. Basta sentire la prudenza con cui Antonio Tajani tratta questa materia per capire l’attenzione con cui il partito azzurro affronterà nei prossimi mesi un dossier così delicato. “Con la legge elettorale maggioritaria – afferma – è ovvio che il centrodestra sarà unito”. “E che ne pensa del proporzionale?”, chiede la direttrice del Tg3, Simona Sala sempre a “Mezz’ora in più”. “Noi siamo per il maggioritario. Ma la riforma elettorale – minimizza l’ex Presidente del Parlamento europeo – non è una priorità per gli italiani. E poi chi lo dice che con la proporzionale si garantisce la stabilità….”.

E appena eletto il presidente della Repubblica, Enrico Letta, forse il leader più soddisfatto per la conferma di Sergio Mattarella, ha subito riaperto la discussione sulla legge elettorale. Perché ritiene quella attuale, il Rosatellum, “la peggiore di sempre”, e perché vuole eliminare i listini bloccati e le storture del trasformismo.

Un accordo rapido non si annuncia semplice, a sentire l’aria di campagna elettorale permanente che già si respira e guardando le strategie più o meno diverse sia nel fronte progressista sia nel centrodestra, uscito frammentato dalla partita per il Colle.

“La politica ha un anno per autodeterminarsi”, ha detto a ‘Mezz’ora in più’ il segretario del Pd. Un anno fa parlava di Mattarellum (che funzionava in parte sul maggioritario e in parte sul proporzionale), e nei mesi scorsi sembrava possibile un punto di caduta – ad esempio un proporzionale con premio di coalizione – con la Lega, che guarda al modello maggioritario delle Regioni, come ha più volte spiegato il senatore Roberto Calderoli. Il rapporto fra Lega e Pd, però, è precipitato.

“Se nel giorno dell’elezione di Mattarella il nostro alleato di governo parla di passare mesi in Parlamento per rifare la legge elettorale allora vuol dire che abbiamo delle priorità diverse”, chiariva ieri il segretario leghista Matteo Salvini. Le spinte sono diverse e contrarie anche nel resto della maggioranza. Auspica il proporzionale il sindaco di Milano Giuseppe Sala, perché “solo così si agevolerà la nascita di nuove forze politiche”. E Leu chiede di ripartire dalla proposta di legge del M5s che va in quella direzione, con uno sbarramento al 5%, soglia più alta del 3% previsto dal Rosatellum, che assegna il 64% dei seggi con il proporzionale e il resto con il maggioritario.

Per il “padre” dell’attuale legge, Ettore Rosato, però, “con questo parlamento così conflittuale e con i grandi partiti con guide così incerte, è difficile mettere mano alla legge elettorale”. E comunque, aggiunge il presidente di Italia viva, “per noi la priorità sono le misure economiche per affrontare la crisi”. Non è la priorità nemmeno per Forza Italia che, ha chiarito il coordinatore nazionale Antonio Tajani, “è per il maggioritario”, con cui “è ovvio che il centrodestra sarà unito”. E’ la formula richiesta anche da Fratelli d’Italia, ma non è detto che basti a ricomporre la coalizione. Al di là del sistema, Letta insiste sulla necessità di “permettere ai cittadini di scegliere gli eletti” e contrastare i cambi di casacca in Parlamento (dal 2018 oltre 275 e 121 nell’ultimo anno, alcuni con doppio salto). “Una delle cose che rende più lontana la politica”, ha spiegato. Nel rispetto della costituzione che non prevede il vincolo di mandato (ipotizzato invece nel ‘contratto di governo’ fra Lega e M5s nel 2018), Letta pensa a una soluzione di mediazione fra la libertà e l’incentivo a spostarsi nel gruppo Misto.

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