QUOTA 100: BOOM DI DOMANDE A L’AQUILA E CHIETI, OLTRE 5000 NUOVI POSTI IN ABRUZZO

11 Settembre 2019 08:20

L'AQUILA – Oltre 5000 abruzzesi hanno presentato domanda per il pensionamento anticipato con “Quota 100”: a Chieti e L’Aquila si è registrato un boom di richieste e presto potrebbe crescere il dato occupazionale con migliaia di posti di lavoro che andranno a liberarsi.

Le domande presentate fino alle ore 17 del 06 settembre 2019, infatti, sono 175.995 per l'intero territorio nazionale e 5055 in Abruzzo.

In particolare, su base provinciale in testa c’è Chieti con 1.613 richieste (32%), seguita da L'Aquila con 1.400 (28%), Pescara 1.084 (21%) e infine Teramo con 958 domande presentate (19%).

In diversi settori, già investiti da una grande carenza di personale, con servizi ridotti al minimo e difficoltà nelle turnazioni, le associazioni di categoria già parlano di una futura emergenza e lanciano l’allarme.

Per esempio tra il 2019 e il 2021, utilizzando “Quota 100” possono chiedere di andare in pensione tutti i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nati tra il 1954 e il 1959: sei classi che corrispondono a 38 mila camici bianchi su 105 mila, secondo le stime elaborate dal sindacato medici e dirigenti sanitari del Ssn Anaao – Assomed in base ai dati forniti dall’Inps.

Tuttavia, secondo il segretario nazionale Carlo Palermo, ad uscire dovrebbero essere effettivamente 24 mila medici, 8 mila all'anno. Un numero comunque molto elevato se queste professionalità non verranno “sostituite” con i nuovi medici.

Secondo le stime del Governo, nel 2019, saranno circa 350 mila cittadini che potranno usufruire di questa misura. Si tratterebbe quindi di più di 300 mila lavoratori pronti a lasciare il posto, in particolare uomini del settore statale. Può farne domanda chi matura i requisiti di 62 anni e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2021.






Chi ha raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2021 acquisisce il diritto a pensionarsi anche successivamente a questa data cristallizzando, cioè, il diritto a pensione.

Tante le polemiche esplose dall'introduzione di questa misura e l'Unione europea ha recentemente bocciato sia Reddito di cittadinanza che Quota 100, due misure fortemente volute dal governo giallo-verde.

La Commissione europea si è espressa per la prima volta in via ufficiale sui due cavalli di battaglia di Di Maio e Salvini, con le previsioni economiche tutt'altro che positive: l'impatto su deficit, debito e occupazione è negativo. Secondo la Commissione Ue “la spesa pubblica aumenterà in modo significativo a seguito dell'introduzione del reddito di cittadinanza e di diverse disposizioni in materia di pensioni, tra cui un nuovo regime di prepensionamento”.

Secondo le stime della Commissione europea il deficit italiano salirà al salirà 2,5% alla fine di quest’anno e addirittura al 3,5% nel 2020, mentre il debito pubblico è previsto in aumento al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020.

Ma a preoccupare l'Ue non è soltanto il deterioramento dei conti, ma anche la situazione del mercato del lavoro, pesantemente deteriorata, anche a causa delle misure volute dal Governo Lega-M5s. “Il nuovo sistema di reddito di cittadinanza – prosegue la Commissione – potrebbe indurre più persone a iscriversi ufficialmente come disoccupati e quindi essere conteggiate nella forza lavoro”.

Se è vero, come rileva la Commissione europea, che in linea generale in tutta l’Unione europea permangono “importanti rischi al ribasso, molti dei quali sono legati a cattive politiche economiche”, questo è ancor più vero per il caso dell’Italia. Al Paese si chiede politiche fiscali “orientate verso la riduzione dell'alto debito” e misure strutturali “volte alla crescita sostenibile”.

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