RANKING ATENEI ITALIANI, ARRETRA TERAMO;
L’AQUILA E CHIETI-PESCARA IN BASSA CLASSIFICA

I DATI DEL RAPPORTO ANNUALE DEL CENSIS CHE VALUTA OCCUPABILITA', SERVIZI, STRUTTURE E INTERNAZIONALIZZAZIONE; SCONGIURATA LA PAURA DEL 2020-2021 PANDEMICO: IL TASSO DI ISCRIZIONE (56,8 PER CENTO) TORNA A LIVELLI DI INIZIO MILLENNIO, "BENE MISURE ECCEZIONALI DI SOSTEGNO DEL DIRITTO ALLO STUDIO"

di Mariangela Speranza

20 Luglio 2021 07:44

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – Non brillano le università statali abruzzesi, nella tradizionale classifica annuale del Censis, arrivata quest’anno alla 21esima edizione: tra i grandi atenei l’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara è infatti penultima su 19 posizioni, mentre tra i gli atenei di medie dimensioni, L’Aquila è terzultima su un totale di 16. Perde inoltre tre posizioni, l’Università di Teramo che dal quarto posto del 2020, quest’anno si attesta al settimo tra i nove piccoli atenei sparsi sullo Stivale.

Strumento creato per fornire orientamenti alle scelte di tutti gli studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria, la classifica Censis consiste in un’articolata analisi del sistema universitario italiano (atenei statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità.

In particolare, la valutazione delle singole aree didattiche degli atenei statali si basa sull’analisi di 2 famiglie di indicatori: progressione della carriera degli studenti e internazionalizzazione. Il punteggio di ogni singola famiglia, a sua volta, è il frutto di una opportuna aggregazione di una serie di indicatori, specifici per ciascuna famiglia di valutazione. Il voto finale, infine, è la media aritmetica dei punteggi di sintesi delle due famiglie di valutazione. La valutazione degli Atenei è avvenuta attraverso l’analisi di sei famiglie di indicatori: i servizi, le borse di studio e i contributi, le strutture, il sito web, l’internazionalizzazione e l’occupabilità, quest’ultima valutata solo per gli atenei statali.

Al di là della classifica, quello che emerge quest’anno è che il covid non ha inciso sulla scelta universitaria, con le iscrizioni che non calano, ma tornano anzi ai livelli di inizio millennio, con gli atenei che diventano sempre più ‘rosa’ con una forte prevalenza di studentesse. La temuta contrazione delle iscrizioni a causa della pandemia nell’anno 2020-2021, sottolinea il Censis, non c’è stata, anche grazie alle misure eccezionali di sostegno del diritto allo studio approvate. Al contrario, la crescita del 4,4% degli immatricolati consolida l’andamento positivo che si ripete ormai da sette anni.

Calcolato sulla popolazione diciannovenne, il tasso di immatricolazione ha raggiunto quota 56,8%. Ma con un tasso di immatricolazione maschile pari a 48,5%, mente quello femminile è stato del 65,7%. Per le ragazze si è registrato un incremento annuo del 5,3% rispetto al +3,3% dei maschi immatricolati. Con il 77,7% di studentesse immatricolate, l’area disciplinare Artistica-Letteraria-Insegnamento è quella con il tasso di femminilizzazione più elevato.

All’opposto, nell’area Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) l’universo femminile è rappresentato da una quota che, pur crescendo di anno in anno, resta ancora minoritaria (il 39,4%).

Ecco, in ogni caso, quali sono le prime della classe nel 2021. Tra i mega atenei statali (quelli con oltre 40.000 iscritti) nelle prime quattro posizioni si mantengono stabili, rispettivamente, l’Università di Bologna, prima con un punteggio complessivo pari a 91,8, inseguita come gli scorsi anni dall’Università di Padova, con un punteggio pari a 88,7. Seguono, scambiandosi le posizioni della precedente annualità, La Sapienza di Roma, che con 85,5 sale dal quarto al terzo posto, e l’Università di Firenze, che retrocede dal terzo al quarto, riportando il valore complessivo di 85,0.

L’Università di Perugia mantiene la posizione di vertice della classifica dei grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti), ottenendo un punteggio complessivo di 93,3. Sale di sei posizioni l’Università di Salerno, che passa dall’ottavo al secondo posto (91,8), incrementando di 17 punti l’indicatore relativo alle borse e altri servizi in favore degli studenti, di 5 quello dell’occupabilità, di 4 quello della comunicazione e dei servizi digitali e di 2 quello dell’internazionalizzazione (stabile resta il valore dell’indicatore delle strutture e si riduce di un’unità quello dei servizi). Arretra di una posizione l’Università di Pavia (91,2), che scende in terza posizione a causa soprattutto della riduzione di tre punti dell’indicatore delle borse e altri servizi in favore degli studenti. Chiudono la classifica dei grandi atenei statali, l’Università di Messina (76,5), di Chieti e Pescara (78,3) e di Catania (78,5), quest’ultima proveniente dal gruppo dei mega atenei statali, che si inseriscono, rispettivamente, in ultima, penultima e terzultima posizione.

Per quanto riguarda Chieti-Pescara, la perdita di alcune posizioni dipende anche anche dall’ingresso, tra i grandi atenei, di alcuni nel 2020 appartenenti alla categoria dei medi. Se rispetto allo scorso anno, infatti, il punteggio generale è salito da 78,2 del 2020 a 78,3, alcuni indicatori contribuiscono però ad abbassare leggermente la media. In particolare, quelli che fanno riferimento a “occupabilità”, che da 75 a passa 74, e “internzazionalizzazione”, categoria in cui la D’Annunzio risulta ultima in classifica, con un voto pari a 70. Male il voto sulle “borse di studio”, che da 81 scende a 74 nonostante la 14esima posizione, compensato però da quello relativo alla comunicazione, che da 81 nel 2021 si attesta a 89. Pressoché stabili, infine, le categorie “servizi” (da 71 a 72) e “strutture” (da 90 a 91), nelle cui classifiche l’ateneo abruzzese occupa rispettivamente la quindicesima e la quinta posizione.

A guidare invece la classifica dei medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti), anche quest’anno, con un punteggio complessivo pari a 97,3 è l’Università di Trento. È l’incremento di 16 punti dell’indicatore internazionalizzazione a garantire all’ateneo il mantenimento della posizione di vertice, a fronte delle riduzioni riportate da tutte le altre famiglie di indicatori. Con un punteggio complessivo di 94 punti, l’Università di Siena scala una posizione e si colloca al secondo posto, scavalcando l’Università di Sassari che retrocede in terza, a pari merito con l’Università di Udine, che guadagna tre posizioni, grazie soprattutto ai 18 punti guadagnati per l’indicatore comunicazione e servizi digitali. Entrambe raggiungono un punteggio complessivo pari a 92,8. Chiudono il ranking, all’ultimo, penultimo e terzultimo posto, l’Università di Napoli L’Orientale, l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università dell’Aquila, anche quest’ultima penalizzata dall’ingresso in classifica di nuovi atenei, nonostante il leggero incremento per quanto riguarda il punteggio generale che, da 79 dello scorso anno, quest’anno si attesta a 80,7.

Questa la pagella 2021 dell’ateneo del capoluogo: per le “borse di studio L’Aquila” è 14esima, a fronte di una diminuzione di 2 punti rispetto allo scorso anno. Quattordicesima posizione anche per la categoria “borse di studio”, con un punteggio che da 75 passa a 73, e tredicesima, con 76 punti, per quanto riguarda “comunicazione e servizi informatici”; 11esima posizione, con 78 punti, nella categoria “internazionalizzazione”, 13sima per “servizi” (73) e 12esima per “strutture” (79). Ancora alta, infine, la posizione in “occupabilità”, categoria in cui guadagna l’ottavo posto, grazie a un incremento da 90 a 95 punti.

Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) difende la sua prima posizione l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 98,2, seguita da un altro ateneo marchigiano, l’Università di Macerata, che totalizza 86,5 e che per classe dimensionale non si colloca più tra i medi atenei statali. Chiude la classifica dei piccoli atenei statali l’Università del Molise, mentre perde posizioni insieme all’Università Mediterranea di Reggio Calabria (83,7) e all’Università della Basilicata (81), l’Università di Teramo, che dal quarto posto scende al settimo, pur guadagnando ben tre punti rispetto allo scorso anno.

Bene, in ogni caso, per quanto riguarda la “comunicazione”, dove il terzo ateneo abruzzese per grandezza si piazza al secondo posto, con 105 punti e le “strutture”, terzo posto con 99 punti. Voti da bassa classifica invece per le “borse di studio” (da 81 a 78), quinto posto per “l’internazionalizzazione” (da 76 a 78 punti), ottavo posto per i “servizi” (69 punti), penultimo posto per l’“occupabilità” (71).

Per quanto riguarda, invece, la speciale classifica dei Politecnici, guidata anche quest’anno da quello di Milano (con un punteggio di 93,3 punti), vede al secondo posto lo Iuav di Venezia (90,3 punti), e al terzo (ma quasi a pari merito) il Politecnico di Torino (90,2), seguito dal Politecnico di Bari, che chiude la classifica.

Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) è in prima posizione anche quest’anno la Bocconi (96,2), seguita dalla Cattolica (80,2). Tra i medi (da 5.000 a 10.000 iscritti) è la Luiss a collocarsi in prima posizione, con un punteggio pari a 94,2, seguita dalla Lumsa (85,8). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice (con un punteggio di 101), seguita in seconda posizione dall’Università di Roma Europea (91,2). Chiude infine la graduatoria l’Università Lum Jean Monnet (75), in ultima posizione, preceduta dall’Università di Enna Kore (76,2).

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