RAPHAEL GUALAZZI INCANTA IL PUBBLICO DI PESCARA UN ‘BAMBINONE’ TIMIDO CHE EMOZIONA DA UOMO

Autore dell'articolo: Valeria Fulvi

13 Maggio 2013 11:25

PESCARA – “Che musica fa Gualazzi?” mi ha chiesto un’amica quando le ho detto che sarei andata a vedere il concerto di Raphael Gualazzi al Teatro Massimo di Pescara.

“Gualazzi fa tutta la musica!”. Gualazzi crea e mescola, anche a volte in un unico brano, soul, blues, jazz, funky, un pizzico di pop e raramente gli scappa pure una nota di mambo o bossa-nova.

Sembra che questo cantautore, di Urbino, viva nel pianoforte, perché non legge spartiti, non segue scalette scritte, ma come le sue dita sfiorano la tastiera parte lo spettacolo. Una magia musicale che sgorga da quello strumento che si anima tre le sue mani e produce accordi, ritmo, melodia e armonie così perfetti al nostro orecchio da far capire che a Gualazzi viene così naturale fare musica come respirare l’originalità e l’unicità di ogni brano.

In un concerto senza pausa di quasi due ore, ha mescolato la musica dei tre album sinora prodotti, inclusi i recenti Sai e Senza ritegno, album presentati nell’ultimo Festival di Sanremo. Gualazzi ha vinto il Festival nel 2011 nella categoria Giovani con il brano Follia D’Amore, scritto ed arrangiato da lui stesso. È Sanremo, dunque, che ha lanciato Raphael Gualazzi ma la sua gavetta è stata dura e ricca di studio serrato.

Accompagnato da un’orchestra quasi tutta francese, 6 musicisti, tra cui 3 coriste in grado di portare ancora più soul al sound di Gualazzi., in uno spettacolo dinamico e sfaccettato che alterna atmosfere suggestive a momenti dall’energia intensa e travolgente con incursioni nel gospel e nel soul ma anche nel rock e nel country.





Baby what’s wrong, Un mare in luce, Reality and fantasyFollia d’amore tra quelle che hanno mandato in escandescenza il pubblico, oltre all’assolo finale che ha messo in evidenza tutte le doti da grande musicista.

Scenografie minimaliste ma ad hoc, tre palchetti per i fiati, le coriste e la batteria, il pianoforte al centro del palco, affiancato da chitarra e contrabbasso e un gran impianto luci che ha creato le giuste atmosfere. Sorride timido, non parla, è scuro sul palco, total black anche le coriste e la band.

Ti accorgi che, una volta seduto, quando partono le prime note e le luci che le sottolineano, Gualazzi su quel palco nero rende ogni suono magicamente brillante, la sua anima schizza fuori da quei tasti, la sua voce ha tutte le sfumature: dalle parole d’amore più dolci bisbigliate all’allegria delle frasi scanzonate o profonde e cupe alla Luis Armstrong. Gualazzi sembra un bambinone introverso che però quando sfiora il piano produce tutte le emozioni profonde che un uomo può dare.

Concerto indimenticabile quello di ieri sera al Teatro Massimo di Pescara: in più di un’occasione tutto il pubblico si è alzato in piedi per applaudire Raphael e la sua band. Chapeau.
 

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