REDDITO DI CITTADINANZA, PENSIONI E FISCO: I TEMI CALDI DELL’AGENDA ECONOMICA

29 Agosto 2021 11:18

Italia: Abruzzo

ROMA – Reddito di cittadinanza, pensioni, fisco, delocalizzazioni e ammortizzatori sociali.

È fitta di temi “caldi” e di “insidie” l’agenda economica che attende il governo alla ripresa a settembre. E le divisioni nella maggioranza sono tante, a partire dai temi più spinosi, come il reddito di cittadinanza e Quota 100.

I 5 Stelle non intendono rinunciare al loro provvedimento bandiera. Giuseppe Conte ha aperto a eventuali modifiche ma è pronto a difendere la misura con le unghie e con i denti. Tutto il centrodestra vuole rivedere il reddito e Matteo Renzi ha prospettato un referendum per abolire il sussidio.

Quota 100, il cavallo di battaglia della Lega, scade a fine anno e nella maggioranza c’è chi lo considera già defunto. Da gennaio non ci sarà quindi più la possibilità di uscita anticipata con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. Ma Matteo Salvini ha già detto chiaramente che non permetterà un ritorno alla legge Fornero. Il governo punta a evitare interventi troppo costosi come nuove Quote o forme di uscita anticipata per tutti, e valuta piuttosto di ricorrere agli strumenti esistenti, a cominciare dall’Ape sociale, l’anticipo pensionistico previsto per i soggetti in determinate condizioni che abbiano compiuto almeno 63 anni di età.

La riforma del fisco è un altro nodo rinviato da affrontare a breve. Rientra nella road map delle riforme da approvare nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il governo avrebbe dovuto varare un ddl delega entro luglio ma il provvedimento è slittato a settembre.  L’impegno è di partire dalla bozza di proposta approvata dalle commissioni Finanze di Camera e Senato sulla base dell’indagine conoscitiva condotta per sei mesi.

Il Parlamento ha chiesto di ridurre l’Irpef per i contribuenti della terza fascia di reddito (quella tra 28.000 e 55.000 euro), di superare l’Irap, di semplificare l’Ires e la normativa Iva,e di sfoltire le micro tasse. E la direzione di marcia che si intende percorrere è stata indicata prima della pausa estiva dal ministro dell’Economia, Daniele Franco: addio all’Irap, rimodulazione delle aliquote Iva, taglio del cuneo, un unico codice tributario e niente patrimoniale.

L’obiettivo è costruire un nuovo impianto dell’Irpef più progressivo ma con gradualità. Lo scoglio restano però le risorse. Come ha spiegato Franco, non si può  realizzare una riforma in deficit. Al momento sul piatto ci sono 2-3 miliardi ma sarà la legge di bilancio la sede per definire le coperture effettive. E l’incognita Covid richiede massima prudenza per non mettere a rischio i conti.

Il tempo stringe e, nonostante il compromesso raggiunto in Parlamento, restano forti divisioni tra le forze politiche sul fisco. La legge delega dovrebbe contenere quindi solo delle indicazioni di principio, mentre le questioni più spinose saranno rinviate ai decreti delegati.

Da settembre riparte anche il dossier riscossione. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione tornerà a notificare “gradualmente” milioni di cartelle e altri atti che son stati congelati dall’8 marzo 2020 per l’emergenza Covid da una serie di provvedimenti che si sono succeduti. Le cartelle ferme, secondo fonti dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione, sono circa 20-25 milioni e solo per 4 milioni ripartiranno le notifiche da qui alla fine dell’anno, ma saranno spalmate nei quattro mesi che vanno da settembre a dicembre. L’ipotesi è di scaglionare le cartelle congelate nell’arco di due anni.

C’è inoltre un progetto di riforma della riscossione che prevede di rivedere il meccanismo di controllo e di discarico dei crediti non riscossi e che contempla una più stretta integrazione tra l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e l’Agenzia delle Entrate. Si ipotizza inoltre un accesso più massivo all’Anagrafe dei rapporti finanziari e alla banca dati delle fatture elettroniche per facilitare i pignoramenti. Il governo dovrà poi varare il ddl sulla Concorrenza, slittato a settembre per non aggiungere tensioni a quelle già in essere sulla riforma penale.

Altro capitolo spinoso, le delocalizzazioni. La bozza del decreto legge che il ministro del Lavoro Andrea Orlando e il viceministro allo Sviluppo economico, Alessandra Todde, stanno predisponendo dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri in tempi brevi ma la maggioranza cerca ancora la sintesi e al momento restano diversi i punti di convergenza, a partire dal tema delle sanzioni che renderebbe meno attrattivo il contesto italiano per le multinazionali. Tanto più che Confindustria considera il provvedimento punitivo per le imprese. Ancora in stand-by l’attesa riforma degli ammortizzatori sociali. Il ministro Orlando ha presentato l’impianto a sindacati e imprese, ma resta il rebus delle risorse con cui coprire l’intera operazione.

Su un binario parallelo viaggia anche il dossier sulle politiche attive sul quale Orlando ha anticipato l’avvio di un nuovo tavolo con le parti sociali per il 2 settembre.

Commenti da Facebook
RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: