REFERENDUM GIUSTIZIA: D’ALFONSO, “MAGISTRATI PAGHINO PER ERRORI, TROPPE VITE DI INNOCENTI DISTRUTTE”

SENATORE DEM ED EX PRESIDENTE REGIONE A RADIO RADICALE E IN CONVEGNO PESCARA PRENDE POSIZIONE IN VISTA REFERENDUM E RIFORMA CARTABIA: "VA RIAFFERMATA CULTURA GARANTISTA", IL RICORDO DELLE ASSOLUZIONI DOPO CALVARIO PROCESSUALE DELL'EX SIDACO DI CASACANDITELLA D'ANGELO, SCOMPARSO IL 9 MAGGIO, E DELL'ARCHITETTO CIRILLO, SUICIDA DOPO AVVISO DI GARANZIA E INTERROGATORIO

1 Giugno 2022 08:08

Pescara - Abruzzo, Politica

PESCARA – “L’iniziativa referendaria  deve servire a ‘spintonare’ in avanti l’agenda riformatrice in tema della giustizia nel Parlamento, per renderla prioritaria nell’agenda, per affermare una cultura delle garanzie: noi dobbiamo far sì che nella pubblica opinione si affronti il tema delle indagini preliminari, della carcerazione preventiva, che distruggono la vita delle persone, senza che nessuno paghi poi per i suoi errori”.

In vista del referendum sulla giustizia del 12 giugno, oscurata dalla concomitante tornata elettorale delle amministrative, ed anche dall’informazione monopolizzata dalla guerra in Ucraina, scende in campo, con una intervista a Radio Radicale, il senatore del Partito democratico, Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze e Tesoro, ex presidente della Regione Abruzzo ed ex sindaco di Pescara.

D’Alfonso ad ottobre dello scorso anno ha lanciato l’Associazione 358, che prende non a caso il nome dall’articolo del Codice di procedura penale, che impone al pm di raccogliere prove, non solo contro, ma anche a favore dell’indagato. Associazione nata per “sviluppare un dibattito concreto sugli errori che sono commessi dai magistrati”, e perché “si torni ad una cultura garantista che rimetta al centro di ogni procedimento la necessità di garantire e tutelare la dignità di tutti, sulla base di quel principio di innocenza che si dimentica troppo spesso”.

Lo stesso d’Alfonso, negli ultimi anni ha vissuto più di una disavventura giudiziaria, uscendo assolto dai processi che lo hanno visto come imputato. Basti ricordare l’inchiesta Housework, dove D’Alfonso, in veste di ex sindaco di Pescara, era accusato assieme al suo braccio destro Guido Dezio, di presunte tangenti intascate dalla famiglia imprenditrice Toto per favorire appalti pubblici su incarico comunale. E’ stato poi  assolto insieme ad altri quattro imputati nell’ambito del processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta relativa alla società PescaraPorto e alla realizzazione di un complesso edilizio nei pressi dell’area ex Edison. La Corte d’Appello dell’Aquila lo ha assolto per non aver commesso il fatto dai reati di truffa e falso nell’ambito del processo Mare-Monti, sulla mancata realizzazione della Strada Statale 81 nell’area Vestina.

D’Alfonso, non a caso, a Radio Radicale ricorda innanzitutto la figura di  Giuseppe D’Angelo, morto a 64 anni il 9 maggio, ex sindaco di Casacanditella, in provincia di Chieti, per due mandati consecutivi, fino all’anno scorso, assolto dopo essere stato nel settembre del 2017 arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’operazione “Master list”,  in quanto avrebbe percepito tangenti per circa 10 mila euro da un imprenditore di Penne, “camuffate” con “l’acquisto dei biglietti della lotteria patronale, noleggio di tendoni per una festa, contributi in beneficenza”.

“Un sindaco servitore della nostra vita repubblicana – afferma D’Alfonso – , colpito dal Leviatano della giustizia, un macchinario partito prima con le indagini preliminari sbagliate, le quali sono circolate per favorire una certa ‘giustizietta emotiva’, capace di far vedere al popolo di Barabba che cosa si può intraprendere attraverso una presa di coscienza dalla serratura. Ma quello era soltanto il verosimile non la verità, perché poi la verità è emersa dalle carte giudiziarie e Giuseppe D’Angelo è uscito assolto, però l’assoluzione non gli ha restituito la dignità, la pienezza della sua vita, la sua capacità di continuare il suo progetto di vita.  E’ morto perché colpito da un male incurabile, e la malattia probabilmente ha anche fare anche con un certo nutrimento dalla preoccupazione di quelle settimane, di quei mesi, nei quali lui non ha più compreso nulla di quello che gli stava succedendo, il perché gli si contestava di essersi prodigato per la realizzazione di un edicola religiosa e di avere facilitato l’organizzazione della festa patronale”.

Ancor prima, D’Alfonso,  in occasione della presentazione a Pescara del libro “L’eutanasia della democrazia. Il colpo di mani pulite”, del  professore e avvocato Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, ha ricordato le disavventure giudiziarie di Valterio Cirillo l’architetto pescarese e consigliere comunale, che, “nel ’93, si uccise lanciandosi nel vuoto dopo essere stato travolto da una inchiesta della Procura di Pescara. Uscì distrutto da un interrogatorio e, nonostante pochi mesi dopo sia stato completamente prosciolto, si tolse la vita. Sostengo non a caso da tempo la necessità di rendere obbligatorie le videoregistrazioni delle persone sentite a sommarie informazioni per rimettere le cose a posto nel sistema delle garanzie troppo spesso negate e rimpiazzate dalla paura”.

E ha poi incalzato: “Facciamo il caso di Pescara. Da noi, lo voglio dire alla pescarese, ci sono stati venti anni di ‘schioffi’ da parte della Procura della Repubblica. Ci sono stati vent’anni di trazione ad opera della polizia giudiziaria nei confronti della Procura. Il 99 per cento dei casi come si è concluso? Con ‘assolti perché il fatto non sussiste’. A cominciare dal sottoscritto: io ho subito l’antagonismo sportivo di 53 ipotesi accusatorie da cui sono stato assolto 53 volte perché ‘il fatto non sussiste’. Io sono la prova vivente che in Italia sul piano dell’Ordinamento Giudiziario il sistema delle garanzie esiste e alla fine prevale”.

I referendum si terranno  lo stesso giorno delle elezioni amministrative, il 12 giugno, per rinnovare i sindaci e i consigli comunali di 970 comuni,

Il primo questo, giova qui ricordare, chiede ai cittadini di esprimersi sulla a separazione delle funzioni dei magistrati, puntando a rendere definitiva la scelta, all’inizio della carriera, di una o dell’altra funzione.

Un secondo quesito intende cancellare la legge Severino, che ha introdotto decadenza e incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione, fissando inoltre un regime rigoroso per eletti e amministratori locali, non eleggibili o decaduti se condannati in primo grado. Con la vittoria dei sì, tornerebbe in vigore la legge precedente, che prevede l’interdizione dei pubblici uffici come pena accessoria decisa dal giudice.

Un terzo quesito ha ad oggetto la limitazione delle misure cautelari e punta a limitare i casi di detenzione degli indagati o impuntati prima della sentenza definitiva.

Il quarto quesito concerne  le norme che regolano l’elezione della componente togata nel Csm: se vincessero i sì, sparirebbe l’obbligo di 25 firme di magistrati per proporre una candidatura. Secondo i promotori questo limiterebbe il peso delle correnti nel Consiglio Superiore.

L’ultimo quesito riguarda pagelle degli avvocati ai magistrati: con un intervento abrogativo di una legge del 2006, all’interno del Consiglio direttivo della Cassazione e dei Consigli giudiziari regionali, gli avvocati potrebbero valutare la professionalità di pm e giudici.

Crea poi  fibrillazione la riforma della giustizia proposta dal ministro Marta Cartabia, già approvata alla Camera dei Deputati e che per diventare legge, dovrà ricevere l’ok del Senato, e contro cui ha indetto il 16 maggio uno sciopero l’Associazione nazionale magistrati (Anm). La riforma, tra le altre cose, introduce il divieto di esercitare funzioni giurisdizionali e ricoprire, in contemporanea, cariche elettive, locali e nazionali, e governative, la separazione delle carriere, l’acceso al concorso pubblico per entrare in magistratura direttamente dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, valorizzando i tirocini formativi, senza l’obbligo di frequenza delle scuole di specializzazione

Tutti temi che collimano con l’appello di D’Alfonso ad una importante e urgente riforma della giustizia.

“Di riforme riferite alla giustizia – osserva il senatore a Radio Radicale –  se ne è parlato quando c’è stato fatto emotivamente prendente, noi invece dobbiamo assumere il convincimento che in materia di giustizia dobbiamo avere in giacenza una consapevolezza sempre adeguata, sempre attrezzata, che punti a riformare gli strumenti di funzionamento, facendo in modo che sia evidente una capienza, una adeguatezza di condizioni di garanzia e di cultura delle garanzie”.

E poi incalza, il magistrato “che eccede nella iper-rubricazione nella fase delle indagini preliminari, per essere autorizzato circa le misure interdittive, se sbaglia poi deve pagare, deve pagare l’autorità giudiziaria, che ha dato luogo a quell’indagine, deve pagare anche la polizia giudiziaria, che deve risponderne. C’è un articolo del codice di procedura penale, il 358 che oggi copre la funzione del pubblico ministero, ma che deve anche ricoprire il lavoro delle aliquote di polizia giudiziaria. Così come dobbiamo abbracciare l’istituto del fascicolo che consente la memoria piena di tutto quello che fa il magistrato”.

Ma soprattutto, insiste D’Alfonso, “ci vuole una riforma che restringa le possibilità per la carcerazione preventiva, che è presentata come ‘misura cautelare’, come restrizione della libertà per ragioni cautelari. Ma di fatto c’è il venire meno della libertà della persona, e quella carcerazione resta nella memoria di quella persona per tutta la vita. Quindi bisogna operare gradualità, nell’applicazione di questa misura”.

Infine D’Alfonso boccia lo sciopero dell’Anm che “meriterebbe un giudizio di biasimo collettivo”, affermando anche che “il Consiglio superiore della magistratura va liberato dalle catene di Sant’Antonio, occorre  fare in modo che ogni magistrato possa candidarsi senza percorrere quei binari che poi maledicono la qualità dell’organizzazione”.

 

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