REGIONALI 2024: FDI BATTE I PUGNI, “3 CANDIDATURE SU 5”, ABRUZZO BLINDATO CON CONFERMA MARSILIO

12 Novembre 2023 18:57

Regione - Politica

L’AQUILA – La candidatura alla presidenza dalla Regione in Abruzzo a Fratelli d’Italia, e anche in altre in due delle cinque al voto nel 2024, oltre all’Abruzzo, la Sardegna,  la Basilicata, il Piemonte e l’Umbria.

A battere i pugni sul tavolo la premier Giorgia Meloni e i suoi colonnelli, che nei confronti degli alleati del centrodestra intende far valere l’essere di gran lunga il primo partito della coalizione in Italia, con il 25,9% preso alle politiche del settembre 2022,  contro l’8,7% della Lega e l’8,1% di Forza Italia.

A ricostruire lo scenario il quotidiano il Messaggero, partendo dal fatto che Fdi non può più accettare di governare solo tre regioni, oltre all’Abruzzo, il Lazio e le Marche, mentre Forza Italia e Lega si spartiscono 11 regioni in mano al centrodestra.

Fdi vuole dunque nelle prossime regionali imporre lo schema “3-1-1”, agevolato dal fatto che si voterà in date diverse,  il che renderebbe il diktat di Fdi più digeribile per gli alleati, e “per di più esporrebbe meno il governo a fibrillazioni che già con il voto europeo si intensificheranno”.

Questo significa che alla luce di questo schema, in Abruzzo il presidente uscente Marco Marsilio di Fdi sarà senza ombra di dubbio ricandidato il 10 marzo. Evenienza che nelle cronache politiche si dà già per scontata, anche se di fatto è non stata ancora ufficializzata e formalizzata.





Poi la campagna di conquista di Fdi si dovrà concentrare sulle altre regioni al voto, nel 2024, quando si tornerà alle urne anche per le Europee.

E qui nascono però i problemi: in Sardegna, dove si voterà molto probabilmente a febbraio, l’uscente  Christian Solinas, del Partito d’azione-Lega vorrebbe ricandidarsi. E al suo posto Fdi già propone come alternativa il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu.

In Basilicata Forza Italia già cerca di blindare il suo uscente Vito Bardi, ma anche qui Fdi vorrebbe occupare la casella, e già lavoro ad un nome alternativo.

In Piemonte Alberto Cirio, anche lui di Forza Italia conta di correre per un secondo mandato per il centrodestra e non è un caso che Giorgia Meloni, un mese fa a Torino, non ha confermato il suo via libera ma solo la sua “stima” per il presidente uscente.

In Umbria, dove si voterà ad ottobre,  ma non si esclude una anticipo del ritorno alle urne, la presidente uscente Donatella Tesei della Lega ha già ufficializzato la propria ricandidatura, ma anche Fdi farà pesare il proprio maggiore peso elettorale, e già a messo sul piatto la candidatura del capoluogo Perugia, indicando l’assessora Margherita Scoccia.





In base a questo schema 3-1-1 la Lega dovrebbe rinunciare ad una regione, (Sardegna o Umbria) come dovrà fare Forza Italia (Piemonte o Basilicata).

Un tetris che potrebbe aumentare la conflittualità nella coalizione, dove già si sono accese scintille tra Meloni e il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, e che potrebbe avere ripercussioni anche in Abruzzo, unica regione data come sicuramente in quota a Fdi.

E del resto in Abruzzo la Lega ha fatto ballare più volte la maggioranza, in attrito con gli alleati, e soprattutto negli ultimi tempi con Fdi e anche con Fi che hanno beneficiato della fuga di 6 consiglieri su 10 eletti nel 2019, con il segretario regionale Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura ha “intimato”  Marsilio di non ricandidare con Fdi i transfughi a cominciare dall’assessore Nicola Campitelli, Questo in una situazione di forte conflittualità per la scelta dei candidati che affligge la stessa Fdi.

 

 

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