REGIONE ABRUZZO: D’ANNUNTIIS DA FI A FDI, TERREMOTO NEL CENTRODESTRA, IPOTESI RIMPASTO

SOTTOSEGRETARIO DI GIUNTA. "SCELTA PONDERATA E INVITABILE, NON CODIVIDO PIU' GOVERNANCE REGIONALE E SCELTE NAZIONALI"; LE CONSEGUENZE CAMBIO CASACCA: AZZURRI PERDONO PESO COORDINATORE PAGANO INDEBOLITO, SI RAFFORZA PARTITO MARSILIO, LEGA PRONTA A PRESENTARE CONTO SU NOMINA DIFENSORE CIVICO

di Filippo Tronca

26 Marzo 2021 12:04

TERAMO – È destinato a provocare un terremoto e a far vacillare i già fragili equilibri della maggioranza di centrodestra in Regione di Marco Marsilio di Fdi,  il passaggio armi e bagagli da Forza Italia a Fratelli d’Italia del sottosegretario della giunta regionale abruzzese, con deleghe pesanti a Lavori pubblici e Infrastrutture, il teramano Umberto D’Annuntiis.

L’annuncio ufficiale del suo cambio di casacca è arrivato nel corso della conferenza stampa convocata questa mattina al Cineteatro di Corropoli, comune teramano di cui D’Annuntiis, impiegato di banca di professione è stato sindaco, in un territorio rimasto suo feudo elettorale, e che gli è valso alle elezioni regionali del febbraio 2019 ben  5.569 preferenze

La ragione del terremoto che questo strappo provocherà è presto detta, e la si può comprendere manuale Cencelli alla mano: gli azzurri all’Emiciclo perdono peso, e si ritrovano sovrarappresentati, con un assessore a cui si aggiunge la presidenza del Consiglio, mentre Fdi, grazie alla campagna acquisti a discapito dell’alleata, si rafforza e potrebbe accrescere i suoi appetiti.

Non solo, la Lega, azionista della maggioranza con 10 consiglieri su 17 e 4 assessori su 6, potrebbe anche lei alzare l’asticella delle pretese e allearsi proprio con Fi contro Fdi, con cui ha più volte battagliato e con cui i rapporti sono già burrascosi.  In ogni caso sarà uno stravolgimento dei rapporti di forza, il che potrebbe dare adito ad un nuovo rimpasto di giunta, influendo anche sull’esito dello scontro che dilania in queste settimane la maggioranza per le nomine del difensore civico, conteso tra Lega e Fdi, e del componente regionale nel cda del teatro Marrucino di Chieti, carica ambito da tutte e tre i partiti: Il capogruppo Fi Mauro Febbo, con l’addio di D’Annuntiis non avrà più la forza per bloccare le commissioni e far valere la sua linea e nello specifico per imporre il suo candidato al Marrucino.

Forza Italia rischia poi l’emorragia nella provincia teramana, dove ha preso nelle elezioni del febbraio 2019 il 12%,  visto che altri amministratori potrebbero seguire il sottosegretario, indebolendo ancor di più la leadership del senatore e coordinatore regionale Nazario Pagano.

Una scelta definita da D’Annuntis “ponderata, sofferta e necessaria, al fine di tutelare il mio territorio e la mia gente. Nella mia lunga attività di amministratore ho sempre anteposto l’interesse collettivo a quello personale, così come ho sempre speso la mia persona in difesa del territorio in cui sono cresciuto e in cui vivo”.

“Ho deciso di allontanarmi da un partito che, purtroppo, nell’organizzazione regionale ha disatteso, più volte, le aspettative dei cittadini e di coloro che hanno sostenuto la mia candidatura alle elezioni regionali”, ha affermato poi.

Rivelando che lo strappo è stato motivato anche dall’ingresso di Fi nel governo di larghe intese di Mario Draghi,: “Negli ultimi tempi sono stato molte volte in disaccordo con le scelte di Forza Italia, ma le ho sempre rispettate. Non di meno ritengo inaccettabile la scelta del partito, a livello nazionale, di aderire al recente governo con chi, da sempre, ha valori e idee opposte alla nostra cultura politica. Oggi si sta svilendo il ruolo dei partiti che stanno perdendo la loro identità, i loro valori, il senso di appartenenza. Oggi, nel segno di quei valori che da sempre contraddistinguono la mia persona e la mia attività amministrativa, sono ad intraprendere un nuovo percorso in Fratelli d’Italia, poiché in questo partito si trova quello che la politica ha perso in questi anni.

Che l’addio imminente sono stati i ripetuti e secchi inviti di Pagano rivolti a D’Annuntiis a rinnovare la tessera di Forza Italia, tutti declinati.

La decisione di D’Annuntiis era però nell’aria da mesi, frutto avvelenato del rimpasto di giunta dell’autunno scorso, che ha messo una pezza alla crisi aperta dalla Lega che aveva dichiarato guerra all’allora assessore ad Attività produttive, Turismo e Cultura Febbo, accusato di aver “tradito” il centrodestra alle amministrative di Chieti, sostenendo Bruno Di Iorio e non il salviniano Fabrizio Di Stefano, sconfitto poi dal centrosinistra di Diego Ferrara, Partito democratico.

Febbo ha fatto un passo indietro ed è andato a fare il capogruppo di Fi, l’assessore esterno leghista al Welfare e all’Istruzione, Piero Fioretti, è tornato a casa. E in giunta, oltre al salviniano Pietro Quaresimale, è andato per Forza Italia, come da accordi nazionali da Pagano sottoscritti, il francavillese Daniele D’Amario, fedelissimo di Febbo, e che senza questo giro di valzer, essendo surrogato in consiglio di Febbo assessore, sarebbe dovuto tornare a casa anche lui. Uno sgarro intollerabile per la Forza Italia teramana, che aveva invece spinto per l’entrata in giunta proprio di D’Annuntiis, con il vantaggio di aprire le porte, come surrogato in consiglio, al primo dei non eletti di Fi in provincia di Teramo, Gabriele Astolfi, ex sindaco di Atri.

D’Annuntiis, all’esito del rimpasto, ha fatto buon viso a cattivo gioco, e non ha scatenato nessun incendio, ma la brace da quel momento ha covato sotto la cenere.

Ed ecco che ora quell’indigesto rimpasto potrebbe portarne ad un secondo, con gli equilibri del consiglio destinati a mutare profondamente.

Innanzitutto Forza Italia esce pesantemente ridimensionata: con il 9%  preso a febbraio 2019 ha ora in consiglio il solo Febbo, capogruppo di se stesso, visto che D’Annuntiis, anche come sottosegretario, va considerato un consigliere, ha poi il presidente del consiglio Lorenzo Sospiri che, detto per inciso è stato più volte sospettato di voler passare anche lui con Fdi, ipotesi dallo stesso smentita, infine l’assessore esterno D’Amario. Un peso diventato ancor più sovradimensionato, ora che Fi ha perso un pezzo, se paragonato a quello della Lega, ed anche a quello di Fratelli d’Italia, che ora potrà contare su D’Annuntiis, che si aggiunge al capogruppo Guerino Testa e al consigliere Mario Quaglieri. Fdi esprime poi l’assessore al Bilancio e Personale, Guido Liris  e soprattutto il presidente Marsilio. C’è poi in maggioranza il vice presidente Roberto Santangelo, eletto con Azione politica e poi andato per la sua strada, senza bandiere di partito.

Toccherà vedere, prima di tutto, se D’Annuntiis manterrà la carica di sottosegretario, ma la partita non potrà riguardare solo questa postazione, ma con ogni probabilità l’intera giunta, ed anche le presidenze delle commissioni.

Effetti concreti si vedranno da subito intanto nella rude partita in pieno corso delle nomine nei vari posti di potere e nel depotenziamento di Febbo che dopo essere stato cacciato o se si preferisce, dopo aver acconsentito a fare un passo indietro per amor di coalizione e senso di responsabilità, forte dei suoi tre voti che può esprimere nelle commissioni, parametrati alla rappresentanza in consiglio, è riuscito a mettere non pochi bastoni tra le ruote alla maggioranza. Facendo saltare, l’ultima volta e per la terza volta consecutiva martedì scorso, la commissione Bilancio, nell’ambito del durissimo braccio di ferro per la nomina del componente regionale del Teatro Marrucino. Febbo rivendica la nomina, in una istituzione che considera una sua creatura, dell’ex presidente, Paolo Roccioletti, mentre Fratelli d’Italia invece spinge Massimo Longaretti, assessore al Comune di Picciano, fedelissimo del capogruppo Testa, mentre la Lega vuole nel cda Massimo Magri, direttore artistico del conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara.

E’ chiaro  che ora la potenza di fuoco e di interdizione di Febbo risulteranno ridimensionate.

Il rafforzamento di Fdi influenzerà anche l’altra partita che appassiona e divide gli inquilini pro tempore dell’Emiciclo: quella della nomina del difensore civico che vale un compenso da 54 mila euro lordi l’anno: in lizza ci sono per Fratelli d’Italia l’ex assessore regionale ai Trasporti, l’avvocato teramano Giandonato Morra, ex segretario regionale di Fdi e candidato sindaco perdente del centrodestra a Teramo, e per la Lega il più volte consigliere regionale Benigno D’Orazio, avvocato e consulente dei salviniani nel gruppo consiliare abruzzese.

La Lega rivendica la casella per via del fatto che la presidenza dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise è andata a Fdi. Ma anche qui lo scontro rischia di diventare ancor più duro con il rafforzarsi dei meloniani in consiglio.

A questo proposito va sottolineato che il deputato e coordinatore regionale della Lega, Luigi D’Eramo, nelle stesse ore in cui si consumava lo scontro per il difensore civico, ha inviato una nota di fuoco, sottoscritta anche dal capogruppo, Vincenzo D’Incecco, contro il segretario regionale di Fdi,  Etel Sigismondi e il capogruppo Testa, che avevano lanciato strali contro le insufficienti risposte nel decreto Sostegni appena approvato dal governo delle larghissime intese di Mario Draghi, con Lega e Fi dentro, e con Fdi all’opposizione.

“Sarebbe opportuno che Fratelli d’Italia in Regione – hanno tuonato D’Eramo e D’Incecco -, partito che esprime il governatore e anche l’assessore al Bilancio, anziché preoccuparsi troppo di cosa accade a livello nazionale, si attivasse prontamente per erogare i contributi a fondo perduto nei confronti di aziende e professionisti che attendono ormai da oltre un anno almeno questo minimo ristoro che era stato loro promesso”.

Poi ieri pomeriggio lo stesso D’Eramo e il coordinatore di Fi Pagano si sono incontrati,  per parlare di ripartenza delle attività produttive, dei ristori a fondo perduto per le imprese e del futuro commissario della Zona Economica Speciale.

Singolare l’incontro a due, senza Fratelli d’Italia, e qualcuno ci ha già letto un chiaro messaggio al al partito di Marsilio e i prodromi di una convergenza da spendere nelle prossime mosse in consiglio, proprio in chiave anti-Fratelli d’Italia.  A costo di dimenticare il duro scontro che si è consumato tra le leghisti e azzurri dopo le sconfitte di Chieti di Di Stefano, e ad Avezzano del salviniano Tiziano Genovesi battuto dal civico ed ex sindaco di centro sinistra Giovanni Di Pangrazio: due partite dove Fi è andata per contro suo, spaccando fatalmente il fronte del centrodestra.

A proposito di Pagano, anche la sua leadership nel partito risulta ridimensionata. D’Annuntiis è un mister preferenze e ha un fortissimo seguito a Teramo, provincia dove gli azzurri hanno preso il 12%, risultato più alto rispetto a quello di tutte le altre tre province. Ora il rischio è che molti altri amministratori, gli stessi che vergarono la nota di fuoco in occasione dell’indigesto rimpasto di ottobre che aveva premiato D’Amario seguano il loro mentore D’Annuntiis, svuotando Forza Italia. A firmare la nota, lo ricordiamo,  il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti, i candidati nel febbraio 2019 Mario Cozzi, Cristina Verdoni, Valentina Filipponi Anna Paola Mazzone, il consigliere provinciale Domenico Pavone.

“Non possiamo più accettare una gestione personalistica del partito che non tenga assolutamente conto dei territori e delle loro espressioni, e facendoci promotori di un’iniziativa finalizzata ad informare i vertici romani delle motivazioni che ci inducano a lasciare il partito che da sempre abbiamo sostenuto”, avevano tuonato. Una minaccia  poi rientrata che ora potrebbe diventare realtà.

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