REGIONE ABRUZZO: NUOVO STEMMA, CHE PASTICCIO,
70MILA EURO PER RESTYLING E DUE LEGGI

OGGI IN COMMISSIONE DOPO 18 MESI DAL VECCHIO PROVVEDIMENTO, APPROVATO PDL DI MODIFICA, CON BOZZETTO PIU' SOBRIO, DOPO INCARICO DIRETTO ALLA BLASONATA POMILIO BLUMM

di Filippo Tronca

7 Dicembre 2023 08:43

Regione - Politica

L’AQUILA – “In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”, scriveva Ennio Flaiano, e assomiglia sempre di più ad uno pastrocchio normativo, l’iter per realizzare la grafica del nuovo stemma e del gonfalone della Regione Abruzzo, con in bella mostra il guerriero di Capestrano, il manufatto ritrovato nel 1934 nella necropoli di Aufinum, vicino Ofena, e risalente al VI secolo avanti Cristo.

Dopo una legge regionale approvata a luglio del 2022 e l’affidamento diretto a novembre 2022, per 70mila euro per l’opera di maquillage, al colosso della comunicazione Pomilio Blumm da parte della presidenza del Consiglio regionale, con delibera a firma della dirigente Paola Oddi,  motivando con il fatto che si tratta della migliore società sulla piazza, oggi in prima commissione Bilancio è stata approvata all’unanimità il progetto di legge che modifica dopo 18 mesi la proposta di restyling deciso nella prima legge, e i consiglieri vedranno per la prima volta la proposta decisa dai burocrati del consiglio regionale su volere del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, presente in commissione,  a presidiare il singolare, lungo e dispendioso percorso amministrativo.

Non è stato affrontato però l’aspetto economico, del retyling, pur trattandosi della prima commissione Bilancio, tanto che si è appreso a margine in  consiglieri erano alloscurpo del costo dell’operazione.

Il nuovo progetto di legge, di soli tre articoli, prevede una proposta grafica ben più sobria, rispetto a quella forse troppo pomposa e pesante che era stata indicata nell’allegato e nel testo della vecchia legge del luglio 2022, con tanto di corona dorata e drappeggi, e che aveva provocato sarcasmi e polemiche. In un contesto dove gli abruzzesi hanno da pensare a problemi ben più importanti ed impellenti.

Nel nuovo bozzetto e nel testo della norma, sparisce la corona d’oro e gli ornamenti, e si stabilisce che il guerriero stilizzato deve essere a figura intera, mantenendo però la scritta in latino.

Sia la vecchia norma che quella nuova e di modifica, approdata oggi in commissione, portano la firma del presidente Sospiri di Forza Italia, che apprezza molto la società pescarese nota e stimata in Italia ed livello internazionale.

E per apprezzare a pieno invece l’arabesco normativo, occorre però riavvolgere il nastro dall’inizio e ripercorrere la strana vicenda passo dopo passo.

A luglio dell’anno scorso è stata approvata in consiglio regionale una legge che stabiliva l’impellente necessità della modifica dello stemma regionale, con allegata una bozza a cui attenersi, con tanto di corona dorata e drappeggi a impreziosire l’effige del guerriero, sia nello stemma che nel gonfalone.





Poi a novembre del 2022 è stato affidato per 70mila euro, il compito di realizzare la versione definitiva alla società di comunicazione Pomilio Blumm, e dopo mesi di nulla di fatto, il 7 settembre scorso è arrivata una delibera dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, che ha però fatto marcia indietro con una proposta un po’ più sobria e meno pomposa del bozzetto, che però dovrà tornare in consiglio per una nuova approvazione dell’aula, e servirà infine una ulteriore legge regionale una volta che si avrà la versione definitiva dello stemma.

Per di più salta all’occhio un passaggio della delibera, a firma del presidente Sospiri e della direzione Affari della Presidenza e Legislativi del consiglio regionale, presieduta da Francesca Di Muro, in cui si dice che è stato “l’organo di indirizzo politico della Regione Abruzzo”, a richiedere “la modifica di alcuni particolari dei disegni dello Stemma e del Gonfalone”.

Se non si tratta di un refuso, risulterebbe che è stato insomma il presidente della Regione, Marco Marsilio, e suoi assessori a volere uno stemma meno pomposo e baroccheggiante, senza corona e drappeggi, e che l’Ufficio di presidenza del consiglio, a cui è in capo l’iniziativa legislativa, ha eseguito questi desiderata.

Ma non solo: emerge  dalla delibera, che la modifica è stata suggerita e si può supporre implorata anche dalla stessa Pomilio Blumm e dall’artista Mimmo Paladino, ingaggiato come consulente su indicazione dello stesso ente regionale: si legge infatti nel provvedimento di “una corrispondenza intercorsa tra il Servizio Segreteria del Presidente, stampa e comunicazione, con Pomilio Blumm s.r.l”.

L’affidamento diretto alla società di comunicazione Pomilio Blumm di Pescara, presieduta Franco Pomilio, colosso operativo sia in Italia che all’estero, e con quartier generale a Pescara,  ha un valore complessivo di 70.000 iva inclusa, assegnato con una determina dirigenziale del 29 novembre, a firma di Paola Oddi dirigente del servizio di segreteria del presidente del Consiglio regionale. L’affidamento diretto è  stato consentito dal decreto Semplificazioni del 2020, che ha alzato la soglia  a 139.000 euro rispetto ai precedenti 40.000 euro.

Il servizio di segreteria del presidente del Consiglio regionale ha già liquidato a Pomilio Blumm parte della fattura, a titolo di acconto, al 30%, per una somma di 17.213 euro, più 3.786 euro di Iva, direttamente versati all’erario.

Pomilio Blumm, con la consulenza di Paladino, si era impegnata a realizzare il nuovo stemma e il nuovo gonfalone, in base a quello che è stato stabilito e messo nero su bianco, nella legge del luglio 2022, e secondo il bozzetto allegato il guerriero deve essere nel nuovo stemma “posto in uno scudo sannitico che riporta gli attuali colori dello stemma regionale, argento, verde e azzurro, che rappresentano, nell’ordine, le cime innevate del Gran Sasso, della Maiella, del Sirente, del Velino e dei contrafforti appenninici, i boschi, le colline ed il Mar Adriatico”.

Al di sopra dello stemma doveva essere posta “una corona d’oro, sormontata dalla denominazione “Regione Abruzzo” in lettere maiuscole d’oro”. Sotto lo scudo deve essere riportato indica il motto “Gentium Vel Fortissimarum Italiae” in caratteri maiuscoli.

Bozzetto che è bastato però a sollevare una ridda di polemiche e ironie, per la scelta del soggetto, considerato poco identificativo dell’intera regione, e anche per l’appesantimento grafico, da parte di chi considera lo stemma attuale molto più essenziale e funzionale.





Poi il 7 settembre scorso, il colpo di scena: l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha approvato una delibera, che rispetto al vecchio bozzetto stabilisce di escludere “la corona di colore d’oro posta nella parte superiore e gli ornamenti situati nella parte inferiore”, mantenendo in ogni caso la scritta in latino”.

E’ stato dunque dato mandato al Servizio legislativo e studi del Consiglio regionale per la predisposizione del progetto di legge di modifica alla Legge Regionale del luglio 2022.

Si dovrà insomma ritornare in Consiglio regionale, per approvare il nuovo bozzetto semplificato, e  dalla stessa delibera, si scopre che la modifica è stata suggerita dalla stessa Pomilio Blumm, alla luce della corrispondenza citata, ed anche del “materiale fotografico trasmesso all’ufficio  il 30 maggio, contenente la previsione del nuovo Stemma e del nuovo Gonfalone della Regione Abruzzo, come proposto dalla indicata società affidataria del servizio, la quale si è avvalsa del noto artista Mimmo Paladino per la realizzazione dei bozzetti”.

C’è stato chi, a questo proposito, ha posto anche la questione dei costi necessari a sostituire lo stemma e il gonfalone della Regione, nelle tante bandiere che garriscono nelle sedi istituzionali, nelle carte intestate, e così via. E per quello che riguarda la presenza del guerriero, particolarmente agguerrito è stato lo storico e studioso sulmonese Fabio Valerio Maiorano, componente della Deputazione di storia patria, per il quale “è come se, per esaltare la propria identità, la Regione Lazio mostrasse nello stemma il Colosseo, la Calabria i Bronzi di Riace e la Sicilia un tempio agrigentino”.

La necessità impellente di modificare lo stemma della Regione Abruzzo è stata perorata  come detto da Sospiri. Per la prima volta nella conferenza dei capigruppo del 12 gennaio del 2021 facendo notare che l’Abruzzo è l’unica regione che nel suo stemma reca solo tre colori che rimandano i tre elementi naturalistici dell’identità territoriale, il bianco delle montagne il verde delle colline l’azzurro del mare, senza avere nessuna simbolo che richiami anche l’identità culturale.

E così è stato contattato dalla presidenza del Consiglio il noto esperto e cultore di araldica il professor Francesco Belmaggio che oramai novantenne sta portando avanti da anni una battaglia per inserire nello stemma della Regione proprio questo elemento di identità culturale, che a suo giudizio potrebbe essere rappresentato dal guerriero di Capestrano, una delle opere monumentali e più significative dell’arte Italica risalente al sesto secolo avanti Cristo.

Con determinazione dirigenziale del 11 dicembre 2021 è stato conferito dunque l’incarico a Belmaggio per circa 2.000 euro, e Belmaggio ha prodotto una approfondita  relazione, che ha confermato il carattere identitario del guerriero, per l’intera regione.

E infatti, sulla scorta di questa consulenza, viene sottolineato nel testo di legge approvato a luglio scorso: “Il più celebre guerriero piceno è il guerriero di Capestrano (…) un unicum, che costituisce uno dei più importanti e significativi monumenti delle antiche culture italiche e che si collega al rituale della ‘devotio’ secondo cui un guerriero nell’imminenza della battaglia, si offriva agli dei inferi, quale vittima propiziatoria per la vittoria della sua gente e se poi era risparmiato nel combattimento, veniva scolpita una statua che era inumata in sostituzione del designato”.

 

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