REGIONE ABRUZZO, VIETATO AUMENTARE DIPENDENTI: BANDO PER 110, MA NUMERO RESTERA’ PARI

di Filippo Tronca

3 Dicembre 2020 07:59

L’AQUILA – La Regione Abruzzo ha già fatto il pieno di dipendenti pubblici, e dovrà farsi bastare gli attuali 1.400 della giunta, e 110 del consiglio regionale. Puntando semmai su una migliore riorganizzazione del lavoro, sulla formazione, e sul ricambio generazionale. E le nuove 110 assunzioni con bandi prossimi alla pubblicazione andranno in ogni caso compensati con altrettanti pensionamenti. Per far funzionare al meglio la macchina sarà determinante poi l’ imminente bando per 13 dirigenti, previsti dall’organigramma, oggi ancora sguarnito.

La “tagliola” è l’effetto dell’articolo 33 del decreto Crescita approvato ad aprile 2019, che per le regioni a statuto ordinario e i Comuni fissa in base a vari criteri, un “rapporto soglia”, tra spesa per il personale e le entrate correnti.

Ebbene, per la Regione Abruzzo, la soglia è stata fissata all’11,8%. Tenuto conto che le entrate correnti sono di circa 770 milioni di euro l’anno e i dipendenti regionali costano 84 milioni circa l’anno,  in base al calcolo del rapporto, corretto con altri parametri, l’Abruzzo è molto vicino al valore soglia dell’11,8%.

A maggior ragione dunque andrà fatto tesoro della riforma varata nell’estate 2019 dall’assessore al personale Guido Quintino Liris, di Fratelli d’Italia, che ha ridisegnato e razionalizzato la tecnostruttura regionale, con i dirigenti ridotti da 94 a 84, gli uffici da 330 a 301,  e con la riorganizzazione gli ambiti di competenza  dei dipartimenti.

Questo perché gli effetti del decreto Crescita, partorito prima della pandemia del coronavirus, e che potrebbe anche subire modifiche, in uno scenario del tutto inedito, sono quelli che considerano la Regione Abruzzo, nel parametro di “normalità amministrativa”, ovvero a ranghi al completo.

Questo significa che i direttori di dipartimento, beneficiari di un aumento della retribuzione di posizione, una delle tre voci di stipendio, entrata in vigore il mese scorso e che ha provocato non poche polemiche politiche,  dovranno ora e negli anni a venire farsi bastare il personale che hanno, riorganizzando e ottimizzando nei limiti del possibile gli iter produttivi. Un obiettivo prioritario e imprescindibile in primis per direttore generale Barbara Morgante, e per il direttore del dipartimento Risorse, Fabrizio Bernardini.

Visto che però le nuove norme non interessano gli enti strumentali, una possibilità in caso di uffici sguarniti è quella di “esternalizzare” pratiche e funzioni.




A questo proposito la Regione Abruzzo è penalizzata dal criterio delle soglie, rispetto ad altre regioni. Ad esempio in Emilia Romagna gli  addetti dei Centri per l’impiego, sono dipendenti non della Regione ma di un’agenzia regionale, e dunque non incidono sul calcolo del rapporto.

In Abruzzo invece sono transitati dalle Province alla Regione, nel numero, impattante, di circa 200.

Da quanto si apprende dagli uffici regionali, sono prossimi alla pubblicazione i bandi per l’assunzione a tempo indeterminato di 110 dipendenti, con profili professionali, non a caso, medio-alti.

Si calcola che entreranno in servizio nella seconda metà del 2021, a rimpiazzare un pari numero di dipendenti che andranno in pensione.

Questo sempre per non sforare la soglia, ma il ricambio non sarà a somma zero, perché i nuovi ingressi avranno professionalità e competenze di cui ad oggi la Regione è sguarnita.

Infine sarà entro l’anno indetto il concorso per 13 dirigenti, sospeso da mesi a causa dell’emergenza coronavirus, e che consentirà finalmente di coprire tutte e 84 le postazioni previste nell’organigramma, ad oggi coperte ad interim dagli attuali dirigenti, che sono 54.

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