APPROVATA IERI ALL'EMICICLO NORMA CON MODIFICHE A INDENNITA' DIFFERITA: POSSIBILITA' DI OPZIONE ESTESA DA UN MESE AD UN ANNO

REGIONE: VITALIZI CONSIGLIERI, NUOVE REGOLE PER RINUNCIA E PIGNORAMENTI

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

11 Dicembre 2019 07:32

L'AQUILA – Pignorabilità che non può superare un quinto dell'importo, e possibilità di decidere, entro un anno, di tenersi i soldi  invece di versarli come contributi, per poi ottenere un assegno di 500 euro al mese, dopo i 65 anni.

Questo in soldoni prevede la norma approvata ieri in consiglio regionale, che introduce modifiche sulla cosiddetta “indennità a carattere differito”, approvata a giugno, e di cui possono, su base volontaria, godere i consiglieri regionali in carica. Mini pensione parametrata, con metodo contributivo, a quanto versato nella cassa regionale, nei cinque anni di legislatura, ovvero 600 euro ogni mese, su un compenso di 11 mila euro lordi al mese. Che darà poi diriito ad un assegno pensionistico di 500-600 euro.

Finora hanno aderito all'opzione “pensioncina”, la metà dei consiglieri regionali. Visto che la legislatura è cominciata a febbraio 2019, avranno ora altro tempo per ripensarci.

Il provvedimento è a firma del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, Forza Italia, Dino Pepe, Partito democratico, e Vincenzo D'Incecco, della Lega, approvato a maggioranza, con l’astensione  del Movimento 5 stelle. Il provvedimento recepisce quanto stabilito dalla Conferenza Stato Regioni. 

L'”indennità a carattere differito” è quel che resta, in termini di trattamento pensionistico, dopo che i ricchi vitalizi sono stati aboliti nel 2011, a fare inizio dai consiglieri in carica nella passata legislatura. Vitalizi che consentivano di ottenere una ricca pensione a partire dai 60 anni, anche di 2 mila euro al mese, maturata con versamenti di 1.500 euro al mese per soli cinque anni all'Emiciclo. Un bengodi rispetto al trattamento previdenziale di tutti gli altri lavoratori italiani.





Poi ha fatto seguito nel 2018 la mannaia del governo giallo-verde, che ha imposto a tutte le Regioni, pena il taglio dell'80 per cento dei trasferimenti per le spese di funzionamento, il ricalcolo con il metodo contributivo, anche dei vitalizi che hanno mantenuto gli ex consiglieri, scampati in Abruzzo alla legge del 2012. In Abruzzo 153, comprese le reversibilità, di cui 13 godono anche del vitalizio da ex parlamentare. Misura che ha comportato una riduzione graduale dal 20 al 40 per cento, degli assegni.

La mannaia è scattata a giugno scorso, uno dei primi atti della legislatura di centrodestra di Marco Marsilio. E in quella sede si è anche introdotta la possibilità per i consiglieri in carica di versare contributi ad un fondo regionale nel corso della legislatura, su base volontaria, con gli stessi parametri utilizzati per i dipendenti della pubblica amministrazione.  La regione, datore di lavoro, incrementa il fondo con il 16 per cento dell'importo.

La novità del provvedimento approvato ieri è che introduce la possibilità di rinuncia all’adesione al fondo entro un periodo di un anno, con il conseguente rimborso dei contributi  già versati. Nella norma approvata a giugno, si doveva optare entro un mese dall'inizio della legislatura. Questo significa che ora un consigliere che aveva aderito al fondo, potrà ripensarci, e farsi restituire in busta paga tutto quello che ha versato, rinunciando ovviamente alla pensione. 

Infine, all'”indennità a carattere differito”,  è esteso il medesimo trattamento previsto dalla legislazione vigente in materia di sequestro, pignoramento o cessione degli importi spettanti, applicabile alle retribuzioni spettanti ai dipendenti pubblici. Non si potrà cioè sottrarre più di un quinto dell'importo.

 

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