RETE OSPEDALI: RIFORMA “BLOCCATA DA INTERESSI”,
PER MARSILIO “EPOCALE”, ATTI AZIENDALI AL PALO

SANITA' ABRUZZO: APPROVATO A FINE DICEMBRE 2023 E PRESENTATO COME FIORE ALL'OCCHIELLO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE ELEZIONI DEL MARZO 2024, SUL RIORDINO È CALATO IL SIPARIO E NESSUNO NEL CENTRODESTRA NE PARLA PIÙ, NEPPURE IL GOVERNATORE E L'ASSESSORE ALLA SALUTE VERI'. ANCHE LE OPPOSIZIONI IN SILENZIO

5 Novembre 2025 21:49

Regione - Politica, Sanità

L’AQUILA – Riordino delle rete ospedaliera, siamo all’anno zero. E degli atti aziendali che avrebbero dovuto attuarla si sono perse le tracce.

Assenti notizie ufficiali, sia da parte della maggioranza di centrodestra ma anche dalle opposizioni, e da rumors e, purtroppo, anche da riscontri negli ambienti politici abruzzesi, emerge che i grandi interessi generali, e dei singoli medici e professionisti molto influenti che gravitano intorno alla sanità regionale, hanno prevalso e causato il rimescolamento delle carte e gli equilibri.

Tanto che le quattro bozze transitano dai cassetti delle Asl, a quelli del Dipartimento Salute che deve dare il placet definito. Insomma, tutto è bloccato e in questo senso hanno influito anche i veti incrociati, come trapela da qualche fonte bene informata.

Attori principali della partita, a cui spetta l’approvazione degli atti aziendali sono, o dovrebbero essere in questa fase i dg Asl Maurizio Di Giosia, a Teramo, Vero Michitelli a Pescara, Paolo Costanzi all’Aquila, che ha rimpiazzato ad inizio settembre Ferdinando Romano, in carica fino a giugno (dopo l’interregno del facente funzione Stefano Di Rocco), Mauro Palmieri, che ha rimpiazzato a marzo Thomas Schael a Chieti.





Anzi, qualche direttore generale se lo è approvato, vedi il caso della Asl di Teramo, salvo poi avere lo stop all’attuazione per il percorso amministrativo e autorizzativo non rispettato.

A questa testata, nelle settimane scorse, l’assessore alla Salute Nicoletta Verì, accusata di averli nel suo cassetto, aveva assicurato che gli atti erano già arrivati al Dipartimento. Ma il risultato che conta è che ad oggi nessuno di essi è vigente e soprattutto è calato il sipario su una riforma licenziata dal Consiglio regionale a fine 2023, sbandierata ai quattro venti come epocale in particolare dal governatore, Marco Marsilio, di FdI, nella campagna elettorale per le elezioni regionali del marzo dello scorso anno e che ha riconfermato il centrodestra per un secondo storico mandato.

Non a caso, negli interventi dei big del centrodestra che governa la Regione non mancano mai, e anche con toni celebrativi ed ottimistici, i riferimenti alle riforme, fatte e da fare, in particolare su queste ultime, quelle sull’acqua e sul sistema elettorale incentrato sul collegio unico: sembra invece essere finito completamente nel dimenticatoio il riordino della rete ospedaliera, epocale riforma che disegna la sanità abruzzese del futuro.

La nuova rete, lo ricordiamo, prevede quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, ovvero le città capoluogo, con funzioni di hub per le reti tempo dipendenti, ovvero la rete stroke, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.

Manca però ancora la localizzazione dei due ospedali di secondo livello, che saranno decisi entro il 2026, previsti dal decreto ministeriale 70, la famigerata legge Lorenzin del 2017, super nosocomi con tutte le specialistiche, ma con un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.

Approvata dopo una lunga ma serena fase di ascolto della parte medica e manageriale e di trattative con gli amministratori regionali a metà dicembre del 2023, a pochi mesi dalle elezioni regionali sotto la sapiente regia dei vertici dell’Agenzia sanitaria regionale, durante la campagna elettorale è stata presentata come il fiore all’occhiello e modello da imitare da altre regioni, a partire dal presidente della Giunta regionale Marsilio e dell’assessore Verì.





Una volta riconfermata per il secondo mandato nel marzo del 2024, nella attuale legislatura il riordino della rete ospedaliera è sparita ufficialmente dai radar.

Nessuno ne parla più pubblicamente nonostante la riforma sia stata inserita come uno degli strumenti più efficaci nel piano di rientro ordinato alla Regione Abruzzo dal Tavolo di Monitoraggio nazionale in conseguenze del pesante buco della sanità scoppiato proprio in questo secondo mandato. Un’emergenza che ha completamente stravolto l’attività del centrodestra diventato, se possibile, ancora più conflittuale.

Dalle numerose presentazioni, soprattutto nei comizi elettorali, è stato spiegato agli abruzzesi che per l’attuazione si sarebbe proceduto ad approvare da parte di ogni Asl, gli atti aziendali. Ma poi solo notizie frammentarie e polemiche, per la verità non innescate dalle opposizioni di centrosinistra evidentemente non interessante neanche loro a fare chiarezza.

Secondo quanto appreso da questa testata, che ha più volte e invano cercato novità ufficiali, è tutto fermo in un braccio di ferro che vedeva il Dipartimento Salute guidato da Emanuela Grimaldi, poi defenestrata per differenti vedute con la parte politica, ed approdata alla guida del Dipartimento Sociale e Cultura, e l’Asr diretta dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, contro i dg intenzionati a svicolare, a differenza di un atteggiamento più benevolo e più attendista di Verì e Marsilio. Ma sul riordino della rete ospedaliera è calato il buio. (b.s.)

 

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