REVOCA A24-A25: TAR DEL LAZIO CONFERMA SOSPENSIVA. SDP ALL’ATTACCO CON DOCUMENTI CHE SCOTTANO

 GIA' SCINTILLE IN ATTESA DECISIONE DI MERITO DEL 20 SETTEMBRE, LEGALI CONCESSIONARIA CONTESTANO "FRODE PROCESSUALE", PER UNA FRASE SPARITA DAI DOCUMENTI GOVERNO DOPO RICORSO SVENTOLANO RELAZIONE MIMS IN CUI SI DICE CHE LA SCELTA DI TOGLIERE LA CONCESSIONE È MOTIVATA DA RAGIONI DI RISPARMIO ECONOMICO, E UN PARERE DELL'AVVOCATURA DELLO STATO IN CUI SI DICE CHE FORTE È IL RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITÀ DELLA DECISIONE.

di Filippo Tronca

28 Luglio 2022 11:30

L'Aquila - Cronaca, Politica

ROMA – Il Tar del Lazio ha confermato la sospensiva relativa alla revoca in danno della concessione delle autostrade laziali ed abruzzesi A24-A25 alla società Strada dei Parchi.

Il provvedimento era stato stabilito dal Consiglio dei ministri nella riunione del 7 luglio scorso sulla base di un provvedimento del Ministero per le Infrastrutture e per la Mobilità sostenibili (Mims) nel quale veniva elencata una serie di inadempienze. La decisione sul merito della sentenza è prevista per il 20 settembre.

Emergono intanto retroscena e veri e propri “gialli”  intorno all’atto di imperio del consiglio dei Ministri, guidato da Mario Draghi, che ha posto termine alla concessione “per gravi inadempienze”, affidando l’infrastruttura all’Anas.

Passaggio durato pochi giorni, appena quattro, perché poi il Tar del Lazio ha seguito del ricorso della società della holding dell’abruzzese Carlo Toto, il 12 giugno, ha sospeso la revoca, fissando al 7 settembre l’udienza di merito.

L’udienza anche per le forti pressioni esterne è stata poi anticipata a ieri, ma i giudici si sono riservati di decidere solo oggi, sulla sospensiva, e rimandando la discussione di merito al 20 settembre.

I legali contestano intanto carte alla mano una “frode processuale”, per una frase sparita nell’atto di revoca, sventolano una relazione ministeriale in cui si dice che la scelta di togliere la concessione per “gravi inadempienze” è motivata essenzialmente da ragioni di risparmio economico, e anche un parere dell’Avvocatura dell0 Stato, in cui si dice in sostanza che forte è il rischio di incostituzionalità della norma.

Intanto, stabilisce la ordinanza del Tar, fino alla udienza di merito del 20 settembre prossimo, Strada dei parchi Spa, concessionaria delle autostrade abruzzesi e laziali A24 e A25 dovrà comunicare ogni atto relativo all’attività di gestione al Ministero per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili, all’Anas, ma soprattutto all’avvocato Marco Corsini, commissario straordinario nominato dal Governo per interventi urgenti per il ripristino e la messa in sicurezza delle due tratte autostradali che assume “funzioni di costante supervisione e diretta ed assidua vigilanza in ordine alla attività gestionale interinalmente posta in essere da Strada dei Parchi, con obbligo di immediata segnalazione al ricorrere dei necessari presupposti”.

Il collegio, costituito da Roberto Politi, presidente ed estensore, Dalila Satullo, referendario e Giuseppe Grauso, referendario, nella ordinanza emessa oggi dopo la Camera di Consiglio di ieri, ha risposto così alla istanza di anticipare la udienza di merito sulla sospensiva presentata dall’Avvocatura dello Stato per conto del Governo e dello stesso Mims, che inizialmente era stata fissata per il 7 settembre prossimo.

“Ritenuto – scrivono i giudici amministrativi – che la coniugazione delle suindicate esigenze (mantenimento della continuità gestionale; garanzia della sicurezza della circolazione autostradale) possa trovare attuazione attraverso la individuazione dei seguenti obblighi: in capo a Strada dei Parchi, di trasmettere al predetto organo commissariale (nonché ad ANAS ed al competente Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili), con carattere di immediatezza, ogni atto e/o determinazione involgente attività gestionale e/o manutentiva, segnatamente ove involgente interventi di messa in sicurezza delle infrastrutture; in capo al Commissario straordinario, di assicurare un altrettanto immediato – quanto puntuale – monitoraggio dell’attività posta in essere dal Concessionario”.

Le tensioni crescenti hanno comunque inciso anche ieri in occasione dell’udienza plenaria.

Da quanto trapela, se prima dell’inizio dell’incontro di ieri l’esito sembrava scontato, cioè la conferma della sospensiva in attesa dell’udienza del 20 settembre, si sarebbe poi scatenato uno scontro interno, con il niet del Governo contrario alla sospensiva, e intenzionato ad far entrare subito nella gestione l’Anas. Come scrive il quotidiano on line Tag43, “dicendo di parlare a nome di Mario Draghi”, il sottosegretario  Roberto Garofoli e l’economista e fidato consigliere del premier, Francesco Giavazzi, hanno fatto sapere che “non intendeva demordere dalla richiesta che fosse sottratta subito a Sdp la gestione dei due tratti autostradali”.

Da qui il rinvio ad oggi della decisione, che ha confermato la sospensiva.

Ma non è tutto, la vicenda si tinge sempre più di giallo, man mano che emergono i contenuti delle carte e documenti sul tavolo dei giudici amministrativi, consegnate per dar forza al ricorso contro la revoca, da parte del pool dei legali di Sdp.

Anche ieri, innanzitutto, gli avvocati hanno evidenziato ai giudici del Tar che nel testo del decreto di revoca del Ministero delle infrastrutture del 7 luglio, poi fatto proprio dal governo lo stesso giorno, c’era scritto che le controdeduzioni di Sdp presentate al ministero in risposta alle accuse di inadempienza erano ancora all’esame del Mims.

Recita infatti il testo: “Con nota protocollo n. 5796 del 15 marzo 2022, la società concessionaria ha inviato le proprie controdeduzioni, attualmente all’esame del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili”.

Il che significa, contestano i legali di Sdp, che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avanzato riserve sul comportamento di Strada dei Parchi e della sua gestione ventennale dell’autostrada, privatizzata dopo due fallimenti Anas, prima ancora di verificare le controdeduzioni del concessionario, visto che le carte “sono ancora all’esame del Ministero”.

La frase incriminata è poi sparita dal testo il 12 luglio. Ma la data originaria del documento agli atti il 7 luglio, non sarebbe stata modificata.

E i legali di Sdp configurano anche la “frode processuale,” visto che un pubblico documento è stato modificato dopo la presentazione del ricorso eliminando la frase “incriminata” e sulla quale la concessionaria aveva costruito uno dei motivi di ricorso, affermando un profilo di illegittimità.

Non solo: l’Avvocatura dello Stato avrebbe dato un parere al ministero dell’Economia in cui suggeriva di evitare di usare lo strumento della revoca della concessione.

Si tratta di 10 pagine a firma dell’avvocato generale Gabriella Palmieri Sandulli nelle quali “si “sconsiglia al ministro di firmare direttamente un decreto di revoca, di cui non se ne ravvisano le ragioni, lasciando che tale eventualità se la prenda il ministero preposto, cioè il Mims, mettendo in guardia il Mef dall’elevato rischio di incostituzionalità della norma.

L’Avvocatura ha insomma suggerito a al Mef di firmare solo un decreto che regola le conseguenze della revoca. Come poi in effetti è avvenuto: l’atto di revoca  sulla base del famoso articolo 35 della legge del 2019 scritta dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, è del Mims, mentre il decreto del Governo stabilisce cosa succede dopo la revoca, assegnando la nuova gestione ad Anas.

L’Avvocatura ieri davanti al Tar avrebbe asserito che quel documento non esiste. Secondo Strada dei Parchi, però, di quell’atto non solo ne sarebbe stata prodotta una copia, ma lo stesso ministero dell’Economia ne avrebbe confermato l’esistenza pubblicamente.

Infine agli atti del ricorso al Tar del Lazio c’è una nota informativa interna al ministero delle Infrastrutture del 28 giugno, firmata dal direttore generale per strade e autostrade Felice Morisco, in cui, interpretano i legali di Sdp,  si afferma che la scelta di applicare l’articolo 35 per la revoca in danno derivava dal fatto di poter così spendere meno per liquidare i Toto, rispetto ad altre opzioni, come quella consensuale, tenuto conto del fatto che Sdp aveva espresso la volontà di fare un passo indietro, in cambio di 2,5 miliardi di “buonuscita”, per investimenti fatti e mancati guadagni fino alla fine della concessione fissata al 2030.

Si legge a pagina 8 del documento: “Al fine della contemperazione degli interessi pubblici coinvolti, la Direzione generale per le strade ed autostrade ha proceduto ad una ricognizione dei possibili effetti correlati alla risoluzione per inadempimento e alla risoluzione consensuale.
Tale valutazione risulta peraltro giustificata dalla necessità espressa dalla Ragioneria generale dello Stato, di reperire, a valere sulle risorse pubbliche, il fabbisogno finanziario atto a consentire l’attuazione dei provvedimenti”.

E ancora: “Subito dopo questo Ministero ha trasmesso la presidenza del Consiglio dei Ministri dal Ministero dell’Economia e delle finanze l’illustrazione dei percorsi alternativi per divenire alla risoluzione del rapporto concessorio”, e “tale informativa ha illustrato altresì l’impatto sulla finanza pubblica in relazione alle scelte alternative ed effettuare”.

Il decreto del Consiglio dei ministri è arrivato a termine di anni di contenzioso tra Sdp e Mims: in particolare, Sdp, che dal 2000 gestisce le due arterie, ha sempre rigettato ogni rilievo. Nelle settimane precedenti, la concessionaria aveva chiesto la rescissione anticipata del contratto in scadenza nel 2030, con la motivazione di condizioni non consone, in particolare per la sicurezza antisismica alla luce del mai attuato mega piano previsto nella legge di stabilità del 2012, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009. Progetto da 6,2 miliardi di euro inserito in più versioni del piano economico finanziario ma rinnovato dal 2014. Sdp ha chiesto al governo un indennizzo di circa 2,5 miliardi di euro.

La revoca dell’autostrada A24 A25 ha  sostenuto Sdp nel ricorso, “potrebbe mettere a rischio l’8% del prodotto interno lordo dell’Abruzzo, con centinaia di licenziamenti”, causando, senza più incasso dei pedaggi, il default della società ex concessionaria e con gravi ripercussioni sull’intera holding di Carlo Toto, che dà lavoro a 1700 persone.

E c’è anche il rischio di danno erariale di “ingenti proporzioni”, a carico dell0 Stato se il ricorso di Strada dei Parchi fosse accolto, con una cifra “ben superiore a quella dovuta in caso di recesso o risoluzione per fatto non addebitabile al concessionario”, ovvero 2,5 miliardi.

Dure invece le accuse formulate nel decreto di revoca firmato dal presidente Draghi, dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile Enrico Giovannini,  e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco. La revoca poggia sulle 16 pagine della relazione finale del dirigente Placido Migliorino, che parla di “reiterate non conformità manutentive e gestionali”, “l’inadeguata gestione della manutenzione”, omissioni “nel corredare i propri programmi di manutenzione di stime e rilevi, che ne giustificassero la congruità economica della spesa preventivata”.

Nel decreto di revoca si afferma che l’autostrada passerà, non oltre la data del 31 dicembre 2023, ad una società in house dell’Anas ancora da costituire e che gestirà tutte le autostrade statali.

La stessa Anas si assume intanto la gestione “al fine di assicurare la continuità della circolazione in condizioni di sicurezza”,  facendosi carico degli interventi di manutenzione ordinaria, e si avverrà con rimborso dei relativi oneri, del personale della società di Strada dei parchi nonché delle società Parchi Global service e Infraengineering. Con l’esclusione del personale inquadrato come dirigente.

L’Anas inoltre è autorizzata ad assumere “nella misura necessaria ad assicurare lo svolgimento dell’attività” altro personale e provvederà ad applicare a riscuotere le tariffe dal pedaggio, e non sono per ora previsti aumenti.

L’Anas potrà effettuare anche “nei limiti delle risorse allo scopo individuate”, “ogni ulteriore intervento ritenuto necessario dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili ovvero dal Commissario straordinario”.

Oggi comunque si è deciso che sarà Sdp, che mette in campo circa 800 dipendenti, a gestire le A24 e A25 fino al 20 settembre. Poi si scatenerà la guerra legale.

 

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