RICOSTRUZIONE 2016: IN ABRUZZO DECOLLA MA NON TROPPO, A ROCCA SANTA MARIA 75%, CAGNANO 19%

FOCUS SU RAPPORTO COMMISSARIO LEGNINI, GRANDE DIFFERENZA DA COMUNE A COMUNE PER DOMANDE CONTRIBUTO PRESENTATE. PER DANNI LIEVI BARETE A SOLO IL CON IL 25%, PER DANNI GRAVI FORBICE TRA IL 50% DI CASTEL CASTAGNA, E LO 0% DI PIETRACAMELA, L'1% DI PIZZOLI E IL 2% DI COLLEDARA

di Filippo Tronca

30 Agosto 2021 07:45

Regione: Abruzzo

TERAMO – A cinque anni dal tremendo terremoto che ha devastato il Centro Italia, la ricostruzione sta finalmente decollando e l’Abruzzo, con in suoi 23 comuni colpiti, ha registrato l’ incremento record di domande,  del 197%, presentate all’Ufficio speciale di Teramo. Ma la ricostruzione anche in Abruzzo procede a macchia di leopardo: le domande per i danni lievi oscillano infatti dal 19% di Cagnano Amiterno in provincia dell’Aquila  al 75% di Rocca Santa Maria in provincia di Teramo. Per i danni pesanti tra i Comuni dove la ricostruzione è più avanzata ci sono Castel Castagna (50% delle domande già presentate, e ancora Colledara, Torricella Sicura, Campli, Crognaleto e Montorio al Vomano, tutte in provincia di Teramo. Tra quelli dove si procede più a rilento ci sono Barete, Campotosto, Pizzoli, in provincia dell’Aquila.

Ad confermare che però complessivamente la ricostruzione finalmente procede più velocemente è stato il premier Mario Draghi, ad Amatrice per la messa di commemorazione delle 299 vittime della scossa del 24 agosto 2016 dell’ottobre 2016 e del gennaio 2017,  di cui 237 ad Amatrice, 51 ad Arquata e 11 a Accumoli.  “Se oggi sono qui è perché lo Stato vi è vicino. In passato è stato lento ma adesso la situazione è diversa: i lavori di ricostruzione stanno procedendo più velocemente. Sono oggi qui a portarvi fiducia e l’impegno del Governo”. Le sue parole di fatto hanno riconosciuto il buon lavoro svolto dal commissario straordinario per la ricostruzione, l’abruzzese Giovanni Legnini, in carica dal gennaio 2020, e  anche ai vertici della filiera, per l’Abruzzo il direttore dell’ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) di Teramo, l’aquilano Vincenzo Rivera.

Analizzando il terzo rapporto reso pubblico da Legnini il 23 agosto, l’accelerazione è evidente: il numero di domande approvate, e di cantieri autorizzati, è raddoppiato rispetto al totale dei quattro anni precedenti: erano 5.325 al 30 giugno 2020; sono 10.263 al 30 giugno 2021, con un incremento di quasi 5 mila pratiche approvate, delle quali oltre 3.300 nel primo semestre
2021,  grazie alle semplificazioni normative e commissariali e al nuovo modello di ordinanze speciali in deroga.

E ancora le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma 2016 sono cresciute oltre quota 20 mila e riguardano 50 mila unità immobiliari di tipo residenziale e 1.150 immobili produttivi. L’importo richiesto è di 5,4 miliardi di euro.

Le richieste approvate, oltre 10 mila, crescono velocemente. Nei primi sei mesi del 2021 sono stati completati oltre 1.100 cantieri. Dall’avvio della ricostruzione sono stati ultimati 5 mila interventi su edifici, con 12 mila unità residenziali al loro interno, e in corso i lavori in altri 5 mila cantieri, per 13 mila ulteriori abitazioni.

Quasi 5 mila cantieri ultimati che hanno interessato 12 mila unità residenziali, con il rientro a casa di altrettante famiglie, 8.700 nelle Marche, 1.600 in Umbria, 1.240 in Lazio e quasi mille in Abruzzo.

Certo, la strada è ancora lunga, tenuto conto che le case danneggiate complessivamente dal sisma sono state 80.346, di cui ben 30.392 con danni lievi e 49.953 con danni gravi.

In Abruzzo 12.941 di cui 6.382 con danni lievi e 6.559 con danni gravi, e la media delle domande presentate per la ricostruzione sono per case co danni lievi, il 45% e per le case con danni gravi il 10%, rispetto alla media complessiva delle quattro regioni del 49% e del 11,7%

Quello che però occorre evidenziare è che tra i comuni abruzzesi la situazione è fortemente diversificata. Fenomeno che si registra anche nelle altre regioni.

Prima in classifica per le le domande presentate per i danni lievi, è infatti Rocca Santa Maria con 38 domande su 51 edifici danneggiati, il 75%, a seguire Castel Castagna, 23 domande su 31, il 73%,  Colledara, 89 domande su 143, il 62%, Torricella Sicura, 107 domande su 184, il 62%,
E ancora Campli, 139 domande su 228 il 61%, Crognaleto, 158 domande su 278 57%, stessa percentuale di Montorio al Vomano, con 296 domande su 521, Teramo, 417 domande su 764, il 56%.

C’è poi un gruppo di comuni, Capitignano, Isola del Gran Sasso, Montereale, Civitella del Tronto Pietracamela Tossicia, Cortino, Valle castellana,  Pizzoli e Fano Adriano,  che per quanto riguarda le domande per riparare le abitazioni con danni lievi sono in un range compreso tra il 49% il 33%

Veniamo ora alle situazioni problematiche, che non a caso sono tutti i comuni colpiti anche dal terremoto del 2009, e che hanno vissuto il grande problema di armonizzare le regole per la richiesta di contributi del primo terremoto con quello del 6 2016 e gennaio 2017.

Castelli, la capitale della ceramica, 17 domande su 60, il 28% Campotosto, 33 domande su 124, il 27%, Barete, 13 domande su 52, il 25% e fanalino di coda a Cagnano Amiterno, 24 domande su 128, appena il 19%

Si differenzia ma non più di tanto la classifica per le domande di ricostruzioni relativa alle case gravemente danneggiate.

Prima in classifica è questa volta a Castel Castagna, con 34 domande su 68, il 50%, seguita sorpresa da Castelli che invece è tre fanalini di coda delle case con danni lievi: 35 domande su 103 il 34%. A seguire, ma notevole distanza, Farindola, 10 domande su 59, il 17%, e poi al 16% Teramo 104 domande su 640, Isola del Gran Sasso, 24 domande su 146, Torricella sicura, 29 domande su 184. Segue al 10% Rocca Santa Maria, 11 domande su 107. Tutti gli altri comuni sono sotto il 10%.

Andiamo a vedere invece il fondo classifica: la situazione più problematica in assoluto è quella di Pietracamela, 20 domande su 4, ovvero lo 0% di edifici gravemente danneggiati.

C’è poi Pizzoli, una sola domanda su 68, pari a un misero 1%, Colledara, 2 domande su 116 il 2%, stessa percentuale di Cortino, quattro domande su 183.

Segue Fano Adriano, una domanda su 35 il 3%, e poi ancora al 4% Valle Castellana, 13 domande su 322, 7%

Come si sottolinea nel rapporto, in Abruzzo, tra i comuni dove si procede più a rilento ci sono Barete, Campotosto e Pizzoli, ma “in tutti e tre questi casi la ricostruzione è stata di fatto bloccata dagli studi di approfondimento sulle faglie attive e capaci, che solo recentemente hanno consentito di svincolare delle zone dove finora le attività erano interdette”.

Uno sguardo alle altre tre regioni.

Nel Lazio i Comuni dove la ricostruzione procede più lentamente sono quelli più colpiti, anche se il numero delle domande presentate è comunque elevato. Ad Accumoli, la situazione più difficile, è stato presentato il 16% delle richieste per i danni lievi e il 5% per quelli gravi. Ad Amatrice si sale al 34% per i danni lievi e al 12% per quelli gravi. A Leonessa, che dopo questi due Comuni ha il maggior numero di edifici inagibili, le domande per i danni lievi sono il 50%, e appena il 7% per quelli gravi, a Cittareale il 44% e 10%. Ad Antrodoco, Cittaducale, Castel Sant’Angelo e Rieti, le domande presentate per la riparazione dei danni lievi superano il 60% di quelle attese.

In Umbria la situazione più complessa è a Preci, con il 40% delle domande di danno lieve presentate, ed appena il 9% di quelle per i danni gravi. A Norcia, che ha subito il maggior danno, la ricostruzione leggera è al 56%, quella pesante all’11%. A Spoleto, che ne conta moltissimi, le domande per i danni lievi sono pari al 63%, ma sono molto più basse quelle per i danni gravi, pari al 7%. La stessa Ferentillo, che registra l’85% di domande per i danni lievi presentate, è appena al 3% per la ricostruzione pesante.

Nelle Marche la ricostruzione procede molto velocemente a Esanatoglia e a Fiastra, con oltre l’80% delle domande di danno lieve presentate, Castel di Lama, Folignano, Offida, Appignano e Ascoli Piceno (66% dei danni lievi presentati, 21% di quelli gravi). Nei comuni che hanno avviato i Piani Attuativi, come Castelsantangelo sul Nera la ricostruzione è appena avviata, ma grazie all’adozione di questi strumenti si sta profilando un processo di grande qualità. Ad Arquata del Tronto la velocità della ricostruzione è stata condizionata dalle verifiche sulla stabilità dei terreni. Tra i comuni dove si procede più a rilento ci sono Montegallo, dove l’adozione dei Piani Attuativi è stata molto faticosa ed è ancora in ritardo, Ussita, Muccia, Bolognola, Visso (tutti e cinque nell’elenco di quelli più danneggiati), Gualdo e Treia.

 

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