“RICOSTRUZIONE CELERE, LOTTA A SPOPOLAMENTO”, CASTELLI, “PER CENTRO ITALIA SERVE STAGIONE RILANCIO”

INTERVISTA A COMMISSARIO STRAORDINARIO SISMA 2016, "CON L'AQUILA E CRATERE 2009 STRETTA SINERGIA". "PNRR NON CREERA' CATTEGRALI DEL DESERTO, GRANDE RISPOSTA E VITALITA' DELLE IMPRESE". "LEGNINI HA  LAVORATO BENE, CI SENTIAMO SPESSO"

di Filippo Tronca

28 Giugno 2023 13:34

- Terremoto e Ricostruzione

TERAMO – “La vera sfida non è solo ricostruire le case, accelerando la ricostruzione, ma far sì che esse poi non rimangano vuote e occorre investire in servizi e rilancio economico. Bisogna però ricordare che il fenomeno dello spopolamento non riguarda solo i crateri sismici 2009 e 2016, ma il Paese intero. Recenti dati pubblicati sono scoraggianti, l’Italia rischia di avere tra 50 anni 12 milioni di abitanti in meno. Noi la sfida la accettiamo, per la nostra parte, ma è chiaro che occorrono politiche nazionali, in termini di rilancio demografico”.

E’ solo uno dei passaggi dell’intervista di Abruzzoweb a Guido Castelli, che dal 3 gennaio ha sostituito Giovanni Legnini in qualità di commissario straordinario di Governo ai fini della ricostruzione nei territori dei comuni delle Regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016.

Castelli, classe 1965, avvocato cassazionista, è stato dal 2009 al 2019 sindaco della città di Ascoli Piceno e consigliere e assessore regionale delle Marche. Alle elezioni politiche anticipate del 25 settembre è stato candidato come capolista di Fratelli d’Italia al Senato risultando eletto. Poi la nomina a Commissario.

Castelli è stato nei giorni scorsi a L’Aquila, dove ha incontrato il sindaco Pierluigi Biondi, ha visitato il Museo Maxxi, con cui ha stipulato un accordo per strategie integrate di sviluppo culturale, economico e sociale. Ha poi visitato Campotosto, colpito dai terremoti del 2009 e 2016 e dove la ricostruzione solo ora sta decollando.

Nell’intervista Castelli parla di ottima sinergia tra i due crateri, perché “la parte che riguarda lo sviluppo economico, il programma Next Appennino, lo stimolo al tessuto produttivo e sociale lo viviamo in simbiosi. La collaborazione è massima, con L’Aquila e Pierluigi Biondi, perché L’Aquila  è una delle capitali dell’Appennino, e la nostra strategia di sviluppo va nella direzione della rivalutazione complessiva del centro Italia”.

Questi intanto i numeri dell’ultimo rapporto, presentato la scorsa settimana: al 30 aprile 2023 le richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata sono 28.315, su quasi 50mila attese, e i nuclei familiari che vivono ancora fuori dalle loro case sono 14.211, che  corrispondono a circa 30 mila cittadini. Alla stessa data, su 3.215 interventi di ricostruzione pubblica finanziati, quelli in corso ammontano a 1.537 e i conclusi 233. Per quanto riguarda la ricostruzione privata, al 30 aprile 2023 sono quasi 9mila i cantieri che risultano chiusi. Il totale delle richieste di contributo per la ricostruzione attese, per gli immobili residenziali o produttivi danneggiati dal Sisma 2016, è di 49.361. Relativamente alla ricostruzione pubblica, l’importo finanziato fino ad oggi è pari a 3,94 miliardi di euro che, tuttavia, dovrà essere aggiornato a causa dell’aumento dei prezzi e dei costi delle lavorazioni.





Commissario Castelli: partiamo dal dato da lei sottolineato nel presentare l’ultimo Rapporto sulla ricostruzione: a sette anni dal sisma ci sono ancora 30mila persone che attendono di tornare a casa loro. Si poteva fare di più? Oppure è un dato strutturale in un processo molto complesso come una ricostruzione post sisma?

Premesso che ‘si può sempre fare di più’, come recita la canzone di Gianni Morandi, tuttavia dobbiamo sempre tenere a mente che la ricostruzione 2016 ha scontato una serie di false partenze, di difficoltà iniziali che non possono mai essere  messe tra parentesi. Poi successivamente abbiamo messo a punto un quadro normativo e regole più efficaci. Il grande tema della ricostruzione è la capacità di spesa e come commissario della ricostruzione mi sto concentrando ad accelerare ulteriormente i processi, dalla progettazione alla cantierizzazione. Non dimenticando mai che ci sono ancora 30mila persone che attendono di rientrare a casa loro.

Si sente con il suo predecessore Legnini? Come giudica il suo operato?

Ci sentiamo spesso, è una persona di grande esperienza, con cui ho collaborato per due anni come assessore regionale delle Marche con delega alla ricostruzione. Grazie al buon lavoro fatto in cabina di coordinamento, in un’ottica super partes, ora come commissario posso agire in maniera più rapida ed efficace, soprattutto in virtù del riallestimento del quadro normativo, che in precedenza era stato concepito in maniera cavillosa, burocratica, esageratamente formalista.

ll rincaro delle materie prime determina la necessità di implementare gli stanziamenti già disposti nella misura di 3,94 miliardi, il governo le ha dato rassicurazioni in tal senso?

La volontà del governo è quella di accelerare e concludere la ricostruzione il più velocemente possibile. Noi dobbiamo innanzitutto utilizzare i soldi che abbiamo già stanziati, circa 4 miliardi, e il 40 per cento delle opere non sono state avviate, anche perché risentono dell’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’inflazione. E infatti nell’ultimo anno abbiamo messo mano a tutta una serie di aggiornamenti prezzi che hanno occupato e affaticato gli uffici.  Resta massima l’attenzione per ottenere ulteriori nuove risorse.

Lei è appena stato due giorni a L’Aquila, dove ha incontrato anche il suo collega di partito, e amico, Pierluigi Biondi, sindaco della città. Che bilancio trarre? 





Un bilancio ottimo: io mi occupo anche di creare una stretta sinergia tra i due crateri, perché la parte che riguarda lo sviluppo economico, il programma Next Appennino, lo stimolo al tessuto produttivo e sociale lo viviamo in simbiosi. La collaborazione è massima, con L’Aquila e Pierluigi Biondi, perché L’Aquila  è una delle capitali dell’Appennino, e la nostra strategia di sviluppo va nella direzione nella rivalutazione complessiva del Centro Italia. La ricostruzione da questo punto di vista è uno strumento per poter riaffermare la centralità di territori che sono ad oggi  ai margini del grande dibattito politico italiano, in cui protagonisti sono il Nord e il Sud, e pochi pensano al Centro, per di più reso fragile dei terremoti. Serve una grande stagione di rilancio.

Pnrr complementare per le aree sisma, a che punto siamo? C’è il rischio di creare cattedrali del deserto e usare soldi per misure poco strategiche, con la logica dei fondi a pioggia, anche a causa dei tempi stretti dettati per mettere a terra le risorse?

Per le tempistiche di spesa e realizzazione siamo soggetti a quelli che sono i termini stabiliti dal ministero dell’Economia e delle Finanze: entro il 2026 dobbiamo completare questi progetti.
Il rischio di cattedrali del deserto è comunque remoto. Vi sottopongo all’attenzione un dato: a fronte di 615 milioni di euro risorse messe in campo per lo stimolo economico e varie attività di impresa, abbiamo avuto richieste per un miliardo e mezzo, e questo è segno di grande vitalità. A questo proposito proprio ieri in Cabina di coordinamento abbiamo approvato grandi progettualità che riguardano anche investimenti di medio e lungo termine, come ad esempio, in Abruzzo, il rilancio delle terme di Popoli. Sempre ieri abbiamo approvato importanti misure per quanto riguarda le comunità energetiche, ovvero la graduatoria delle diverse proposte, e molti progetti sono finanziati anche in Abruzzo, in entrambi i crateri.

Se c’è un simbolo della non ricostruzione, sia del sisma 2009 che quello del 2016, è stato negli anni Campotosto, ora lei però ha annunciato una tanto attesa accelerazione. Si rischia una “ricostruzione senza soggetto”, ovvero la riparazione di case belle, sicure ma vuote, ma con gli abitanti che non tornano o vanno a vivere altrove e con i paesi più belli trasformati in mere mete turistiche della domenica. Cosa occorre fare per evitarlo?

Questo è il vero tema, la vera sfida. Il nostro compito non è solo ricostruire le case, ma far sì che esse poi non rimangano vuote. Bisogna però ricordare che il fenomeno dello spopolamento non riguarda solo il cratere sismico 2009 e 2016, ma il Paese intero. Recenti dati pubblicati sono scoraggianti, l’Italia rischia di avere tra 50 anni 12 milioni di abitanti in meno. Noi la sfida la accettiamo, per la nostra parte, ma è chiaro che occorrono politiche nazionali, in termini di rilancio demografico e lotta allo spopolamento. Per quanto riguarda il nostro ruolo, dobbiamo garantire non solo la ricostruzione delle case, ma anche incrementare i servizi. Per fare un esempio, c’è il servizio di telemedicina che sarà realizzato a vantaggio del territorio di Acquasanta Terme nelle Marche. Per quanto riguarda Campotosto proprio ieri ragionavamo in questa prospettiva sulla necessità di essere protagonisti anche nella concessione idroelettrica della diga, per arrivare ad una situazione in cui i residenti non paghino più le bollette elettriche. Per ora è solo una idea, ma ci lavoreremo.

L’INTERVISTA

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