RICOVERI COVID HOSPITAL PESCARA: DIVAMPA POLEMICA. POLITICA AQUILANA IN RIVOLTA, BORDATE AD ALBANI

TUTTI CONTRO REFERENTE EMERGENZE CHE HA DETTO NO A CONCENTRAZIONE PAZIENTI IN TERAPIA INTENSIVA NELL' HUB REGIONALE. DOPO SINDACO BIONDI E DIRETTORE REGIONALE ASR COSENZA, ALL'ATTACCO DEM PEZZOPANE E PIETRUCCI. CHIESTO INTERVENTO CORTE DEI CONTI E INTERROGAZIONE A MINISTRO SPERANZA. MOZIONE FDI IN PROVINCIA DELL'AQUILA

20 Agosto 2021 12:54

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – Altro che sanità abruzzese da considerarsi una unica macchina ben organizzata su scala regionale, vista come un tutt’uno concorde e razionale. Suggestioni da convegno: come è sempre avvenuto alla fine, a prescindere dal merito delle singole questioni, a dominare è lo scontro di “campanile”, è la difesa delle prerogative dei territori, in particolare tra le aree interne e la costa.

È avvenuto sulla partita esplosiva del riordino della rete ospedaliera, ora al vaglio del ministero, è avvenuta negli anni sulla mera ipotesi di una Asl unica regionale, e sta avvenendo in queste ore sulla vicenda dei ricoveri in terapia intensiva dei pazienti covid, dispersi nei vari ospedali abruzzesi, invece che concentrati nell’hub regionale, che è, o dovrebbe, essere il covid hospital di Pescara, che fino a ieri su 11 pazienti gravi ne ospita solo 5, con 40 posti a disposizione.

Scontro che infiamma, nella calura agostana, la politica aquilana con in testa il sindaco Pierluigi Biondi, di FdI, e a seguire la deputata Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, entrambi dem, rispettivamente pronti a presentare una interrogazione al ministro Roberto Speranza e al commissario Francesco Figliuolo e alla Corte dei Conti, e nel caso di Pietrucci una interrogazione in consiglio e anche lui a scrivere ai giudici contabili.

Tutti chiedono a gran voce che i ricoveri vengano concentrati  nel covid hospital di Pescara, costato 10 milioni di euro, più tre per le attrezzature, realizzato in tempi record appena tre mesi e con procedura d’urgenza nella primavera 2020, proprio per far fonte su scala regionale all’emergenza.

Questo perché, argomenta il fronte aquilano, con appena 11 ricoverati non ha senso appesantire gli altri nosocomi,  con in rischio di pregiudicare altre prestazioni. Ipotesi che trova d’accordo anche il direttore regionale dell’Agenzia sanitaria regionale Pierluigi Cosenza, anche lui aquilano, intervistato nel merito da Abruzzoweb.

Dall’altra parte a escludere questa ipotesi è il pescarese Alberto Albani, referente per le maxi emergenze sanitarie, nonché primario del Pronto Soccorso del Santo Spirito,  che ha sottolineato l’impossibilità di dar seguito alla richiesta per non interrompere l’attività routinaria dell’ospedale pescarese. Ammettendo che il problema, mai risolto è quello del personale necessario a far funzionare le costosissime macchine e per assistere i pazienti.

Un niet che ha scatenato una dura presa di posizione di Biondi, arrivato addirittura a chiedere una verifica sulla possibile rimozione di Albani dall’incarico. Come pure la veemente reazione  di Pietrucci, ed entrambi si chiedono a che titolo parli Albani, essendo un semplice primario dell’ospedale.

Inoltre, sarà presentata nel prossimo consiglio della Provincia dell’Aquila del 23 agosto, una mozione dei consiglieri di Fratelli d’Italia, Vincenzo Calvisi e Gianluca Alfonsi, primi firmatari, che impegna il presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, a intervenire presso la Giunta Regionale d’Abruzzo affinché sia pienamente utilizzata la struttura del Covid Hospital di Pescara per il ricovero di pazienti affetti dalla patologia della Sars-Cov2.

Tace la politica pescarese, pesa il silenzio del dg della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, mentre l’assessore regionale Nicoletta Verì, è intervenuta nel pomeriggio annunciando una riunione “per affrontare la problematica dei posti letto in rianimazione nel covid hospital di Pescara”. L’incontro è stato convocato per domani alla presenza del direttore dell’Asr Cosenza, e dei quattro direttori generali delle Asl abruzzesi.

“Non serve fare polemiche, nella riunione valuteremo la richiesta di ricoveri a Pescara nell’ambito della programmazione e non, per fortuna, dell’emergenza, con l’obiettivo di ottimizzare il personale per dirottarlo alla cura delle malattie no covid – ha spiegato all‘Ansa Verì – Voglio sentire i dirigenti in campo per approfondire la questione e trovare una soluzione alla gestione del covid hospital: ci deve essere una collaborazione, ma sempre con una programmazione di lavoro, in modo particolare per quanto riguarda il personale” c

Le polemiche sul covid hospital non sono nuove, e sono divampate, anche qui tra il fronte aquilano e delle aree interne e quello della costa, nella localizzazione a Pescara, piuttosto che usare gli dieci milioni per potenziare i percorsi covid negli ospedali maggiori, a cominciare da quelli di Teramo e L’Aquila.

Dieci milioni, di cui sette stanziati dalla Protezione Civile, a cui sono stati aggiunti tre milioni di fondi di una donazione alla Regione dalla Banca d’Italia. Più altri 3 per farlo funzionare. L’ospedale ha ampliato l’offerta della Asl di Pescara con 214 posti letto covid a regime, mai del tutto attivati, di cui 40 di terapia intensiva, ma estendibili. Ospedale realizzato con gara d’urgenza vinta dalla Omnia Servitia, della holding dell’imprenditore di Lanciano Antonio Colasante, e con seconda classificata nella gara, la Edilfrair Costruzioni Generali Spa, impresa aquilana dell’ex presidente dei costruttori, Gianni Frattale.

Il tema sul tavolo è ora come deve essere considerato il covid hospital: un hub che deve essere funzionale a tutta la regione, o piuttosto un’estensione dell’ospedale Santo Spirito di Pescara

Giova dunque ripercorrere la cronologia della ridda di polemiche sempre più esplosive.

Ad aprire le danze il sindaco Biondi,  nella sua veste di presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl della provincia dell’Aquila, che rivolgendosi alla Regione Abruzzo e alla Struttura commissariale dell’emergenza pandemica, ha osservato  che “una gestione ‘polverizzata’ delle ospedalizzazioni richiederebbe molto più personale che non concentrando le attività in unico presidio. Per questa ragione, in un momento in cui l’incidenza nelle terapie intensive di malati da coronavirus è bassa ritengo che questi vadano concentrati e dirottati nell’hub regionale di riferimento per questa patologia”.

A replicare è stato però Albani, referente per le emergenze della Regione Abruzzo  a capo della task force sul coronavirus

“Non si può fare – la sua secca risposta -. Dirottare tutti gli anestesisti sul Covid Hospital si tradurrebbe in una riduzione di interventi. Non si può interrompere l’attività routinaria dell’ospedale migliore d’Abruzzo, dati alla mano. Il mutuo soccorso interviene quando una Asl non ce la fa più, ma non è questo il caso. Ho già risposto all’appello per vie istituzionali: non è possibile”.

Replica che ha mandato su tutte le furie Biondi.

“È giunta l’ora che Alberto Albani, coordinatore della struttura per l’emergenza sanitaria, chiarisca una volta per tutte se lavora per tutelare gli interessi generali della comunità abruzzese o quelli particolari della sua Asl di appartenenza, cioè quella di Pescara. In questo secondo caso, chiedo all’assessore regionale Nicoletta Verì di rimuoverlo dal suo incarico, considerato anche che si tratta di un mandato fiduciario assegnato dalla precedente giunta guidata da Luciano D’Alfonso“.

“Albani, di fatto – sottolinea Biondi – si sostituisce, in un colpo solo e senza averne alcun titolo, all’assessore alla Sanità, al capo Dipartimento regionale, al direttore dell’Agenzia sanitaria e al manager della Asl di Pescara, con affermazioni gravissime come ‘non si può bloccare l’attività ordinaria del miglior ospedale d’Abruzzo, dati alla mano’ o indicando strategie di gestione della eventuale ‘quarta ondata’ che competono ad altri organi. Allora chiedo al ‘plenipotenziario’ Albani: a cosa è servito realizzare il Covid hospital di Pescara se non è punto di riferimento regionale costante, tanto più quando la situazione dei ricoveri non è critica? Sulla base di quali dati definisce l’ospedale ‘Santo Spirito’ il migliore d’Abruzzo? Perché all’Aquila o nelle aree interne si possono sospendere le prestazioni ordinarie e da altre parti no?”.

“Non è alimentando sterili campanilismi o chiudendosi a riccio nei propri egoismi che si fa un buon servizio agli abruzzesi”, ha concluso Biondi.

Biondi è poi oggi tornato alla carica, “Circa cinquanta pazienti oncologici, già preospedalizzati – di cui molti provenienti da fuori regione  – ha incalzato – attendono di sottoporsi a un intervento che necessariamente dovrà svolgersi entro il mese di settembre. Non è più possibile prolungare una sospensione di attività determinanti per la qualità della vita dei cittadini, congelate a causa della crisi pandemica”.

Aprire un modulo, come il G8, per soli sei utenti, richiede la presenza di cinque anestesisti, almeno dieci infermieri e quattro operatori socio-sanitari. Impegnare questo personale con ospedalizzati Covid implica la distrazione da altre incombenze con conseguente differimento di attività determinanti per la salvaguardia dei livelli assistenziali. Anche l’assunzione di nuove unità lavorative è complessa: anestesisti e infermieri sono molto ricercati e neanche con bandi di concorso e avvisi si riesce a reperirli”.

“Una delle criticità messe in luce dalla crisi pandemica è la cronica carenza di personale nei nosocomi, acuita in Abruzzo dal blocco del turnover all’80%, stabilito dalla precedente amministrazione regionale. All’onorevole e all’ex sindaco, parte integrante della coalizione che ha nominato Albani, attuale responsabile della struttura per l’emergenza sanitaria, piace creare confusione per evitare i problemi che la giunta D’Alfonso non è riuscita a risolvere in cinque anni, a partire dalla rete sanitaria e dall’ottimizzazione dei servizi, passando per la mancata attuazione del piano assunzionale e le carenze infrastrutturali lasciate in eredità all’ospedale dell’Aquila e al territorio: lacune che la maggioranza di centrodestra sta colmando passo dopo passo”.

“Nell’ospedale aquilano, infine, entro ottobre, dovrebbero terminare i lavori della nuova ala interna dedicata ai pazienti Covid, a fianco alla sala operatoria del reparto di Rianimazione che garantirà una discreta autonomia: il trasferimento nella struttura pescarese sarebbe una soluzione temporanea, non a tempo indeterminato”, conclude Biondi.

Schierato con Biondi un altro uomo forte della sanità Abruzzese, Pierluigi Cosenza, medico aquilano e tecnico di area Lega, che nell’intervista ad Abruzzoweb è arrivato senza troppi complimenti ad affermare: “Non possiamo metterci la coccarda in tempo di pace e togliercela in tempo di guerra: abbiamo  finanziato un covid hospital, quello di Pescara, con 13 milioni di euro di soldi pubblici, e ora deve funzionare, deve assorbire i pochi casi di pazienti covid in terapia intensiva, ora dislocati anche in altri ospedali, situazione che non ha senso dal punto di vista gestionale e che compromette le altre prestazioni sanitarie”.

Il problema per lui non è di personale perché ha spiegato Cosenza, “nulla vieta che altre Asl possano inviare a Pescara anestesisti e operatori di supporto, bisogna ragionare come una squadra”.

Spiegando infine che   “due pazienti covid in terapia intensiva presuppongono 6-7 anestesisti e di 8-9  infermieri e faccio un solo esempio, se un chirurgo ha interventi programmati, è costretto a posticiparli,  perché non ci sono sufficienti anestesisti, impegnati appunto sul fronte covid. Questo significa allungare le liste di attesa e la riduzione delle altre prestazioni”.

A questo punto è sceso in campo il Pd aquilano.

Pezzopane ha parlato di “presa in giro” e ha annunciato una  interrogazione al Ministro Roberto Speranza, e di chiedere l’intervento del commissario Francesco Figliuolo ed anche della  Corte dei Conti

“L’ospedale deve servire specificamente per il Covid tutta la regione ed accogliere i pazienti provenienti da altre Asl abruzzesi. È stato fatto apposta, sono stati spesi 11 milioni per questo – ha tuonato la deputata Pezzopane -. Abbiamo da subito posto interrogativi su questa operazione che è sempre sembrata posticcia e finalizzata ad altro, utilizzare i fondi Covid per potenziare l’offerta ospedaliera di Pescara e precostituire l’ospedale di 2 livello. Se così non è, allora l’ospedale Covid venga utilizzato per il suo scopo, oppure c’è stata una cinica e colpevole distorsione di fondi pubblici che non si può accettare da nessun punto di vista. Marsilio e la giunta diano indicazioni chiare: l’ospedale Covid di Pescara sia immediatamente messo a disposizione delle Asl abruzzesi per i ricoveri Covid e per le terapie intensive”.

Bordate anche da Pietrucci, già nel 2020 contrario alla realizzazione del covid hospital, ora anche lui pronto a rivolgersi alla Corte dei Conti, oltre che presentare una interrogazione a Verì sull’atteggiamento di Albani.

“Ero contro il Covid hospital e quello che è accaduto e sta accadendo in queste ore mi da ragione. Adesso, tuttavia, venga almeno utilizzato in una ottica di solidarietà regionale, dando seguito alle scelte scellerate di allora per salvare almeno la faccia e la dignità”, ha sottolineato Pietrucci.

“Segnalerò il caso alla Corte dei Conti perché accerti se le infrastrutture realizzate con le risorse dello Stato possono restare inutilizzate solo per il puntiglio di un dirigente che,  sostituendosi a tutta la filiera istituzionale della Sanità regionale, pensa di decidere sulla testa degli abruzzesi  Vengono al pettine i nodi denunciati da subito quando si decise in piena emergenza pandemica di realizzare un Covid Hospital a Pescara assorbendo enormi risorse finanziarie – ha tuonato Pietrucci -, senza la indispensabile implementazione del personale specializzato e, di fatto, pregiudicando per il futuro, l’assetto organizzativo e infrastrutturale della Sanità abruzzese”.

“L’atteggiamento sprezzante, inopportuno e gravissimo del dottor Alberto Albani, referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, che in queste ore rifiuta (come se spettasse esclusivamente a lui!) di concentrare a Pescara tutti i malati di Covid in terapia intensiva, dimostra che 13 mln di euro tutti concentrati su Pescara non servivano. Erano previsti 220 posti letto. Perché non si attivano? I macchinari necessari alle terapie d’emergenza che sono stati acquistati perché non vengono messi in opera? Senza una soluzione urgente, si aggraverà il dramma di molte persone che per patologie gravi (come quelle oncologiche) oggi sono costrette ad andare a curarsi fuori ASL aumentando i costi, i disagi e la mobilità passiva”, ha concluso Pietrucci.

Per quanto riguarda infine la mozione degli esponenti FdI in provincia dell’Aquila: “Condividiamo le osservazione del Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi – dichiarano  Calvisi e  Alfonsi -, perché venga pienamente utilizzata una struttura di Pescara realizzata appositamente per accogliere i malati da Covid, con 181 posti letto, 40 dei quali di terapia intensiva, costata ai contribuenti 11 milioni di euro, innanzitutto per favorire il decongestionamento dei presidi della Provincia dell’Aquila, già gravati dall’intenso lavoro di routine ma anche per consentire ai pazienti le migliori prestazioni in spazi appositamente dedicati. Riteniamo che una migliore razionalizzazione dei servizi possa coincidere con una vantaggiosa organizzazione sanitaria sul territorio della Provincia dell’Aquila che maggiormente soffre, con il suo territorio prevalentemente situato in alta montagna, di una serie di carenze derivanti dalla riorganizzazione del sistema ospedaliero”.

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