RIGOPIANO: LEGALE VITTIME, “FORSE PESCARA NON COMPATIBILE CON IL PROCESSO. SI POTEVA FARE IN UN PALASPORT”

18 Settembre 2020 16:50

PESCARA – “C’era la possibilità di tenere il processo in un palasport, nel cortile del tribunale o in questa situazione. Occorre prendere atto che la scelta fatta rappresenta un esperimento fallito e non conforme a quanto disposto dal codice di procedura penale. Bisogna iniziare a ragionare sulla possibilità che Pescara non sia compatibile con questo processo”.

Così, riporta l’Ansa, l’avvocato Romolo Reboa, che assiste i familiari di alcune vittime del disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), costituitesi parti civili nel procedimento in corso davanti al Gup del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, in merito alla decisione di tenere l’udienza in cinque aule distinte, contemporaneamente e in collegamento audio-video tra loro.

Scelta dettata dalla necessità di rispettare il distanziamento sociale, alla luce dell’emergenza Covid, in un processo con oltre 250 persone, tra imputati, responsabili civili, parti civili e loro avvocati.





“Io in questo momento, se devo interloquire con uno dei miei assistiti, devo alzarmi e andare in un’altra aula per cercarlo, perdendo la possibilità di seguire il processo – ha proseguito Reboa – oppure se il mio assistito volesse parlare con me non potrebbe farlo, così come non è possibile concordare strategie di difesa con altri avvocati che si trovano altrove”.

“Questa cosa che ci tengono in un’aula diversa dai nostri avvocati non va bene per niente ma la accettiamo purché questo processo vada avanti”, hanno detto all’AdnKronos i familiari delle vittime di Rigopiano che erano pronti a entrare in una delle cinque aule loro assegnata per seguire l’udienza già rinviata due volte dal 27 marzo scorso.

“Ci hanno detto che avrebbero sistemato grandi monitor per farci seguire adeguatamente l’udienza – ha dichiarato una mamma – ecco i televisori, l’ennesima presa in giro. Ci vogliono mettere in un angolo ma noi non molliamo. Io mia figlia non l’abbandono”.

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