RIGOPIANO, PROCURATORE: “DEPISTAGGI PER COPRIRE RESPONSABILITA'”

24 Novembre 2022 16:19

Pescara - Cronaca

PESCARA – “L’infedeltà dei servitori dello Stato che depistano e sviano, purtroppo, fa parte della triste ed endemica storia di questo Paese”.

Lo ha detto il procuratore capo di Pescara, Giuseppe Bellelli, nel corso della sua requisitoria al processo relativo alla tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò 29 morti.

In particolare, Bellelli ha ripercorso la vicenda del depistaggio che vede imputati l’ex prefetto del capoluogo adriatico, Francesco Provolo, e altri prefettizi.

“Nascondere la telefonata del povero Gabriele D’Angelo – ha sottolineato nel corso della requisitoria – far credere che la Sala operativa sia stata istituita dal 16 gennaio, serve proprio a depistare”.

E ancora sul depistaggio: “Condotte con cui alcuni esponenti dello Stato hanno tentato di fuggire dalle proprie responsabilita'”.

Il procuratore ha poi stigmatizzato il fatto che in 25 anni non si è riusciti a realizzare una Carta valanghe e che dal 2005 non si è più riunita la commissione valanghe del Comune di Farindola “evidentemente – ha sostenuto – la politica valuta altre priorità”.

Nel corso della sua requisitoria il procuratore capo ha poi citato Mario Tozzi e Antonio Cederna, il padre dell’ambientalismo italiano, e il saggio del geologo francese Marcel Roubault dal titolo “I disastri naturali sono prevedibili”.

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