RIGOPIANO, PROCURATORE: “DEPISTAGGIO MA NON GRANDI MISTERI”

24 Novembre 2022 16:53

Pescara - Cronaca

PESCARA – “Parliamo di depistaggio ma non ci sono grandi misteri da svelare. C’era l’inefficienza grave della Prefettura, non ci sono grandi depistaggi italiani: non c’è un anarchico che cade dal balcone della Questura, non ci sono tracce scomparse dal cielo di Ustica, non c’è una agenda rossa trafugata, non ci sono false molotov nella caserma Diaz. È un prefetto di provincia che lascia cadere nel vuoto una richiesta di aiuto”.

È uno dei passaggi della requisitoria del procuratore capo di Pescara, Giuseppe Bellelli, nel corso del processo relativo alla tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che provocò 29 morti.

Il procuratore si è soffermato sulla vicenda del depistaggio che vede imputati l’ex prefetto del capoluogo adriatico, Francesco Provolo, e altri prefettizi.

La Procura sostiene che gli imputati accusati di depistaggio, a vario titolo, nonostante fossero stati sollecitati a fornire agli investigatori ogni elemento utile alle indagini, avrebbero omesso di riportare nelle loro relazioni, le segnalazioni di soccorso che il 18 gennaio 2017 erano pervenute in Prefettura, in particolare da parte del cameriere Gabriele D’Angelo, una delle 29 vittime.

Inoltre, ognuno per quanto di competenza, sempre secondo l’accusa, avrebbero cercato di nascondere agli inquirenti anche i brogliacci con le chiamate in arrivo.

Il procuratore nel corso della requisitoria ha sottolineato che “la ricerca delle responsabilità è mia premura. Lo dobbiamo alle vittime, alla verità”.

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