RIGOPIANO, QUATTRO ANNI DALLA TRAGEDIA. FIACCOLATA PARENTI E PREGHIERA PER LE 29 VITTIME

IL 18 GENNAIO E' IL GIORNO DEL DOLORE PER LE FAMIGLIE DEGLI "ANGELI" CHE PERSERO LA VITA A CAUSA DELLA VALANGA CHE TRAVOLSE L'HOTEL DI FARINDOLA. OGGI CERIMONIA RISTRETTA PER EVITARE ASSEMBRAMENTI

18 Gennaio 2021 07:05

PESCARA – Il 18 gennaio 2017 resterà scolpito nel cuore e nella memoria degli abruzzesi e di tutti gli italiani come il giorno del dolore. Sono passati quattro anni da quando una valanga del peso di 120.000 tonnellate, travolse e distrusse l’Hotel Rigopiano di Farindola, resort a 1200 metri, sul versante pescarese del Gran Sasso, portandosi via la vita di 29 persone.

Per il quarto anno consecutivo oggi i familiari delle vittime si ritroveranno sul luogo del disastro per commemorare i propri cari. Quest’anno la cerimonia, a causa delle restrizioni legate alla pandemia, è riservata solo ai parenti per evitare assembramenti. Alle 15, dalla fontana che si trova 300 metri prima del resort, partirà una fiaccolata fino al totem dell’albergo, dove è prevista la deposizione dei fiori e una preghiera per gli “Angeli di Rigopiano”. Un momento che sarà preceduto dall’alzabandiera con il silenzio suonato dalla tromba.

A seguire la messa e alle 16.49 – ora precisa in cui la valanga di neve e ghiaccio, lanciata ad una velocità compresa fra i 50 e i 100 chilometri orari, travolse l’Hotel – un coro intonerà “Signore delle cime” e si lasceranno volare in cielo 29 lanterne oppure 29 palloncini. Infine, la lettura dei nomi dei “29 Angeli” e, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, la deposizione di una rosa per ognuna delle 29 vittime nell’area in cui un tempo sorgeva l’hotel Rigopiano. Alla commemorazione parteciperanno il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il Prefetto di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo, e il questore, Luigi Liguori. Prima della cerimonia il comitato Vittime di Rigopiano incontrerà il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, per parlare della realizzazione dell’opera “Giardino della memoria”.

LE VITTIME

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Claudio Baldini (40 anni) e la moglie Sara Angelozzi (40 anni) di Atri (Teramo); Luciano Caporale (54 anni) e la moglie Silvana Angelucci (46 anni) entrambi parrucchieri di Castel Frentano (Chieti); Valentina Cicioni (32 anni), di Monterotondo (Roma), infermiera al Gemelli, era con il marito Giampaolo Matrone, rimasto ferito ma estratto vivo dalle macerie; Sebastiano Di Carlo (49 anni) ristoratore di Loreto Aprutino e la moglie Nadia Acconciamessa (47 anni) pescarese. Il loro figlio, Edoardo, si è salvato; Domenico Di Michelangelo (41 anni), poliziotto di Osimo e la moglie Marina Serraiocco (36 anni), anche lei di Osimo. Il loro figlio, Samuel, si è salvato; Piero Di Pietro (53 anni) allenatore di calcio, e la moglie Rosa Barbara Nobilio (51 anni); venivano da Loreto Aprutino; Stefano Feniello (28 anni) di Valva (Campania) ma residente a Silvi Marina. La sua fidanzata, Francesca Bronzi, si è salvata; Marco Tanda (25 anni), pilota di aereo di Macerata e la fidanzata Jessica Tinari (24 anni) di Vasto; Foresta Tobia (60 anni) dipendente dell’agenzia delle Entrate e la moglie cinquantenne Bianca Iudicone di Montesilvano; Marco Vagnarelli (44 anni) e la compagna Paola Tommasini (46 anni), di Castignano (Ascoli); il proprietario dell’hotel Roberto Del Rosso (53 anni); il maitre dell’hotel Alessandro Giancaterino (42 anni) di Farindola; il receptionist Alessandro Riccetti (33 anni) di Terni; il receptionist Emanuele Bonifazi (32 anni), di Pioraco (Macerata); il cameriere Gabriele D’Angelo (31 anni), di Penne (Pescara); la cuoca Ilaria De Biase (22 anni) di Chieti; Marinella Colangeli (32 anni), di Farindola (Pescara) gestiva la Spa dell’hotel; Cecilia Martella (24 anni), di Atri, lavorava nel centro benessere; Linda Salzetta (31 anni), di Farindola, lavorava nel centro benessere. Suo fratello Fabio si è salvato perché si trovava fuori dall’hotel al momento della valanga; Luana Biferi (30 anni), giovane calciatrice, lavorava nello staff, di Bisenti (Teramo); il tuttofare Dame Faye (30 anni), rifugiato senegalese.

I SUPERSTITI




Due persone si sono salvate perché al momento della slavina si trovavano all’esterno dell’albergo: Giampiero Parete, l’ospite che  ha dato l’allarme; il tuttofare dell’hotel, Fabio Salzetta, anche lui fuori dall’albergo. Dalle macerie i vigili del fuoco hanno poi estratto vive, tra la giornata di venerdì 20 e l’alba di sabato 21 gennaio, 9 persone: la moglie di Parete, Adriana Vranceanu e i due figli, il piccolo Gianfilippo e Ludovica; i due bambini Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo; Giampaolo Matrone; Vincenzo Forti; Francesca Bronzi; Giorgia Galassi.

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IL PROCESSO

Sul fronte giudiziario, il processo per accertare le presunte responsabilità della morte delle 29 vittime si trova ancora ancora nella fase dell’udienza preliminare. Ciò è dovuto sia a questioni processuali che si sono presentate durante le udienze sia ai rinvii dovuti all’emergenza Coronavirus.

La vicenda giudiziaria conta in totale 30 imputati (29 persone e una società) e vede riuniti in un unico procedimento davanti al gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, l’inchiesta principale e quella sul depistaggio. La prossima udienza è fissata per il 5 marzo, data importante perché il processo potrebbe entrare nel vivo. Il gup nell’udienza dell’11 dicembre scorso ha infatti annunciato che, se non ci saranno ulteriori richieste, si passerà alla discussione e quindi prenderà la parola l’accusa, rappresentata dai pm Andrea Papalia e Anna Benigni. Se invece saranno formalizzate richieste di riti alternativi, come sembra probabile, si organizzerà il programma per la discussione. Stando alle voci che circolano ormai da tempo, diversi imputati avrebbero intenzione di chiedere il rito abbreviato, probabilmente condizionato a qualche passaggio istruttorio. In meno di un anno si potrebbe infine arrivare alla conclusione del procedimento davanti al gup.

Sono stati versati nei mesi scorsi i primi “ristori” per gli eredi delle vittime: erano stati annunciati nel gennaio del 2019 dall’allora Ministro degli Interni Matteo Salvini e in poco meno di due anni i primi aiuti sono arrivati ai parenti delle 29 vittime. È solo una tranche dei 10 milioni previsti, elargiti attraverso un bando come aiuto, e non come sorta di risarcimento, sulla base di un protocollo che fu ideato per la strage del treno Corato-Andria nel 2016, quando nell’incidente ferroviario perirono 23 persone. Una gabbia che ha tenuto conto di parametri che fin qui hanno permesso di assegnare 6 mln: lo ha deciso una commissione fatta dei sindaci dei Comuni delle vittime con i funzionari del Viminale. La restante cifra verrà versata successivamente ed è allo studio se al fondo possono accedere anche i superstiti.

Al momento per ogni vittima è stata stabilita una cifra intorno ai 200 mila euro: anche la restante cifra complessiva verrà assegnata con un bando. Non sono ancora stati stabiliti né i ristori Inail per i lavoratori morti sul lavoro, né le altre posizioni parentali. La partita dei ristori, e cioè del destino civile della vicenda, segue una strada parallela rispetto al penale.

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