RIGOPIANO: SINDACO LACCHETTA SI DIFENDE, ‘NO PECULATO, PIAZZALE RESORT DEL COMUNE’

8 Marzo 2019 19:09

PESCARA – “L'area al centro delle contestazioni è di proprietà comunale, non c'è nessun peculato”. 
È quanto ha sostenuto questa mattina Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola (Pescara) indagato assieme al legale responsabile della Gran Sasso Resort Bruno Di Tommaso, per peculato dal sostituto procuratore Paolo Pompa nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta madre sul disastro dell'Hotel Rigopiano, distrutto il 18 gennaio 2017 da una valanga,  con 29 vittime.  

Dai messaggi whatsapp, risalenti ad un periodo compreso tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, estrapolati nel corso dell'inchiesta stralcio, condotta dai Carabinieri forestali, sono emerse infatti alcune richieste riguardanti l'invio di mezzi sgombraneve, da parte dell'imprenditore Marco Paolo Del Rosso, deceduto nella tragedia, e di Bruno Di Tommaso, al sindaco Lacchetta, per la pulizia del piazzale del resort.

Alle richieste sarebbero seguiti messaggi di ringraziamento che, insieme ai successivi accertamenti compiuti dagli inquirenti, lascerebbero supporre che i mezzi sgombraneve siano stati effettivamente inviati. I mezzi risulterebbero appartenere alla dita alla quale sono stati appaltati i servizi per il territorio comunale di Farindola.

Il sindaco questa mattina è stato quindi interrogato, presso la sede del comando provinciale dei carabinieri forestali, assistito dal suo legale Cristiana Valentini

Ha risposto a tutte le domande, sostenendo che l'area al centro delle contestazioni è di proprietà del Comune e che anzi, in più occasioni, fu la proprietà del resort a sostenere le spese per la pulizia di una superficie di proprietà comunale.

La difesa di Lacchetta ha inoltre fornito documenti catastali e testimonianze a sostegno della propria versione dei fatti.






Di Tommaso, sarà ascoltato lunedì mattina.  

Si terrà invece il prossimo 16 luglio, davanti al Gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, la prima udienza preliminare riguardante all'inchiesta principale sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), quando il 16 gennaio 2017 una valanga ha travolto un hotel di lusso, trascinando 120 mila tonnellate di neve e ghiaccio,  uccidendo 40 persone.
Ventinove ospiti, di cui quattro bambini, e dodici dipendenti, per ore aspettano i soccorsi,  isolati per via della neve e terrorizzati dalle quattro scosse di terremoto, di magnitudo 5.1, con epicentro nell'Aquilano.

Rischiano il processo 24 imputati, tra i quali l'ex prefetto Francesco Provolo, l'ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e lo stesso  sindaco Lacchetta, più la società Gran Sasso Resort & Spa.

Tra i vari filoni dell'inchiesta, condotta dai carabinieri forestali e coordinata dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, le presunte inadempienze relative alla manutenzione e allo sgombro delle strade di accesso all'hotel, il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi.
I reati ipotizzati dalla Procura vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico.

 

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