ROCCA CALASCIO, FAR WEST PARCHEGGI: “DOVE SONO COMUNE E PARCO?”

2 Giugno 2021 17:01

CALASCIO – “Dov’è il Comune? C’è un sindaco? E soprattutto dov’è lo zelante Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga, quello che vieta a un falconiere di far volare un’aquila?”.

È lo sfogo di uno dei tanti operatori turistici di Calascio (L’Aquila), con la sua Rocca una delle mete turistiche d’Abruzzo più famose al mondo, che nel ponte del 2 giugno, il primo dopo le riaperture, fa registrare un agognato ritorno di presenze, davanti al Far West di auto nei dintorni del celebre castello.

La zona senza alcuna regola, con la strada che conduce al vecchio borgo lasciata aperta e quindi senza servizio navetta – che la neonata cooperativa di comunità attiva quando viene chiuso il traffico – ha riproposto l’atavico problema degli accessi ad un sito di pregio immerso in un’area ambientale scrupolosamente tutelata.

Il risultato è parcheggi selvaggi con le auto che invadono anche le mulattiere, si abbarbicano sulle scarpate, sfiorano i prati e motociclette in fuoristrada. Tutto in area parco.

“Oggi ho avuto l’ennesima segnalazione da una nostra Cooperativa di Comunità che nonostante tutti gli impegni degli abitanti nel creare azione d’impresa dove il mercato non arriva, investendo in progetti strategici per il territorio, assumendo il rischio di impresa, dando lavoro a giovani del paese (assunti regolarmente con contratti di lavoro), tutto questo ha prima di tutto nel sindaco e nei consiglieri, oltre che nel segretario comunale dei piccoli paesi, l’ostacolo primo e maggiore verso lo sviluppo”, ha scritto su Facebook il presidente di Confcooperative Abruzzo Massimiliano Monetti.

“Sapete quale è la colpa? Nell’essere impresa (anche se collettiva), meglio sarebbe stato essere associazione e quindi l’accusa conseguente è quella di aver ‘guadagnato’! (anche se ridistribuito alla Pa e alla propria comunità). Ma tutto questo ha costruito valore per il territorio e soprattutto dato lavoro a giovani dove sembrava impossibile”, rileva Monetti.

“Tutto questo è il senso di quello che fa una cooperativa di Comunità (non un’impresa di interesse particolare). Insomma, tutto quello che da anni stiamo facendo in Abruzzo per generare valore, si scontra con la Pa e soprattutto con i sindaci che pensano di essere i ‘proprietari’ del paese e di gestirne ogni suo aspetto e che soprattutto non ci stanno a stare fuori da questa azione (che non gli compete)”.

“Rappresentare la propria comunità”, fa osservare Monetti, “significa favorire lo sviluppo non contrastarlo ed essere al servizio della propria comunità non esserne l’impedimento. Possiamo finanziare quanto si vuole (come stiamo facendo soprattutto con risorse proprie interne senza alcun contributo pubblico) possiamo investire le energie personali e impegno, possiamo coinvolgere l’opinione pubblica per promuovere tutto questo, ma qui il problema è di altra natura”.

“Chi è chiamato a sostenere è invece il primo avversore della crescita. (Siamo al paradosso soprattutto perché fatto in questi ambiti fragili dove le Istituzioni sono fondamentali). Questo è contro il principio di costruzione del Bene Comune, questo è spregio del ruolo istituzionale, questo è il tradimento del mandato”.

“Mi impegnerò ancor più nel contrastare questo fenomeno denunciando a tutti i livelli queste azioni che trovano nella bassa politica la benzina per avversare il futuro e nutrire il potere”, conclude Monetti.

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