SMALTIMENTO RIFIUTI TOSSICI NEL LAZIO: SEQUESTRO BENI IMPRENDITORI ROMANI ANCHE NELL’AQUILANO

27 Ottobre 2022 09:12

L'Aquila - Cronaca

ROMA – Acquistavano beni ed immobili con i soldi guadagnati attraverso lo smaltimento illecito dei rifiuti anche di natura tossica. Era il 2017 quando gli investigatori smascherarono nell’ambito dell’operazione Dark Side un sodalizio criminale scoprendo – tra l’altro – una cava dove i rifiuti venivano interrati fra i comuni di Roma e Latina.

A distanza di cinque anni dalle indagini è stato disposto un provvedimento di sequestro (finalizzato alla confisca)  nelle province di Roma, Latina, Frosinone e L’Aquila, di assetti societari e rapporti finanziari per un valore complessivo di 10 milioni di euro, riconducibili ad una famiglia di imprenditori attiva nei settori del trattamento dei rifiuti, del commercio di materiali ferrosi e immobiliare.





Ad essere sequestrate la totalità delle quote e dell’intero patrimonio aziendale di 3 compagini societarie, 22 fabbricati, 10 terreni, 1 veicolo e 34 rapporti finanziari per un valore stimato di circa 10 milioni di euro.

L’operazione Dark Side, condotta dalla polizia di Stato nel 2017 – sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia – portò alla luce l’esistenza di un sodalizio criminale dedito all’illecito smaltimento di rifiuti, accertando numerosi sversamenti abusivi, aventi ad oggetto anche rifiuti di natura tossica e generanti elevatissimi profitti illeciti.

Tra i conferitori fu individuata anche un’impresa riconducibile ad una famiglia, con gli indagati condannati in primo grado dal tribunale di Roma per traffico illecito di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, realizzazione o gestione di discarica non autorizzata e inquinamento ambientale.





I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di raccogliere ulteriori e gravi elementi indiziari a carico degli indagati in ordine ai reati commessi nella gestione delle società di famiglia: intestazione fittizia di beni, auto riciclaggio, appropriazione indebita ed emissione di fatturazioni per operazioni inesistenti.

Dalle odierne indagini patrimoniali, che hanno abbracciato l’arco temporale di circa un trentennio, è emerso che i proposti, a fronte di una marcata sproporzione tra la complessiva situazione reddituale “dichiarata” dal nucleo familiare e il patrimonio direttamente o indirettamente allo stesso riconducibile, utilizzavano gli schermi societari per effettuare importanti acquisizioni immobiliari finanziate attraverso gli introiti derivanti dai predetti traffici illeciti ovvero mediante la sistematica distrazione di fondi societari.

Accogliendo la proposta formulata congiuntamente dal procuratore della repubblica e dal questore di Roma, il tribunale di Roma – Sezione delle misure di prevenzione di Roma ha disposto, pertanto, il sequestro di beni complessivi per un valore stimato di circa 10 milioni di euro.

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