RUGBY: “ARIS” APOSTOLOPOULOS, L’AQUILANO DI ATENE NUOVO FISIOTERAPISTA DELLA NAZIONALE MASCHILE

DALLA PASSIONE PER VIAGGI E FOTOGRAFIA, AGLI SCATTI VINCITORI DI PREMI INTERNAZIONALI, AL LAVORO NELLA SUA CITTA' DI ADOZIONE DOVE SI E' LAUREATO E CHE NON HA LASCIATO DOPO IL TERREMOTO DEL 2009, FINO ALL'APPRODO NELLO STAFF DEGLI AZZURRI DELLA PALLA OVALE

di Roberto Santilli

22 Ottobre 2021 08:09

Italia: Sport

L’AQUILA – Aristeidis “Aris” Apostolopoulos entra a far parte dello staff medico della Nazionale italiana maschile di rugby come fisioterapista.

Il trentasettenne greco, di Atene, dal 2005 all’Aquila – dove si è anche laureato in fisioterapia presso la facoltà di Medicina e Chirurgia e dove ha il suo studio in centro storico presso il poliambulatorio “Medicentro” – è pronto a partire con la squadra che disputerà i test match autunnali.

“Ho iniziato dieci anni fa da massaggiatore – racconta ‘Aris’ in una intervista in esclusiva ad AbruzzoWeb – per poi crescere piano piano insieme ai due fisioterapisti della squadra ed ora eccomi qui a far parte a tutti gli effetti dello staff medico della squadra affiancando il mio collega fiorentino Riccardo Lenzi. Un bellissimo percorso che dura da dieci anni e che continua a farmi crescere”.

“Non conoscevo il rugby – ammette Apostolopoulos – in Grecia non è mai stato molto popolare, ma all’Aquila lo è da sempre. E così ho potuto apprezzarlo fino a lavorarci ‘dentro’. Ho collaborato per qualche anno con la Gran Sasso Rugby, un altro ‘step’ della mia carriera. È una fortuna, la mia. Perché non è soltanto un lavoro, ma una vera e propria passione”.

Un’altra sua passione è invece per i viaggi e per la fotografia, un ‘mix’ che gli ha permesso di vincere premi prestigiosissimi e di grande importanza sociale come il “National Geographic Italia”, per una foto scattata nel 2015, che ritrae le mani un’operaia di una miniera di carbone del Myanmar.

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“Avevo uno zio fotografo – svela ‘Aris’ – ma quando sono stato ‘colpito’ dalla fotografia ero già lontano da casa. Probabilmente, però, deve esserci una traccia familiare che mi ha portato ad amarla, unendola alla passione per i viaggi”.

Molto seguita, per quanto riguarda la fotografia, è la sua pagina Instagram raggiungibile all’indirizzo internet https://www.instagram.com/aris.apos/

Apostolopoulos poi spiega quanto sia complesso lavorare con la pesante ‘ombra’ dell’emergenza Covid-19. “In Nazionale – fa notare il fisioterapista ateniese – lavoriamo sempre in una condizione di ‘bolla’: tamponi molecolari, stanze singole, niente uscite, eccetera. Non è stato e non è semplice neppure per gli atleti, però ci siamo adattati tutti, sviluppando metodi, ognuno nel proprio ‘settore’. Di sicuro, da quando siamo in questa situazione, è aumentato lo stress lavorativo”.

Sullo ‘stato di salute’ della Nazionale maschile italiana, Apostolopoulos non ha dubbi: “Credo che sia finalmente ‘scoccata’ l’ora del ricambio generazionale. Non sono più i tempi di Sergio Parisse, di Martín Castrogiovanni e Andrea Lo Cicero, ma neanche quelli del ‘vuoto’ generazionale, infatti vedo tanti giovani che vogliono emergere ed imporsi, il cosiddetto ‘materiale umano’ c’è e può crescere e fare ottime cose”.

“In uno sport in cui ormai si usa tanta tecnologia – spiega ancora – Gli allenamenti sono sostanzialmente sotto un controllo totale. Si studia, si è attenti ai dettagli, e si sviluppa anche il concetto di prevenzione, che poi è qualcosa che aiuta gli atleti a limitare gli infortuni e a recuperare in maniera ottimale. Da fisioterapista, inoltre, collaboro da anni con il Centro Danza Art Nouveau di Ornella Cerroni. La differenza tra i ballerini e i rugbisti? I primi potrebbero essere paragonati alle auto di Formula 1, i secondi ai fuoristrada. Da una parte la precisione per dettagli che possono sembrare non necessari, dall’altra la capacità di tenere duro in campo e di arrivare in meta in qualsiasi condizione”.

“Ho la fortuna di fare un lavoro che è una passione – ammette a questo punto – lavorando in nazionale e trattando atleti di alto livello puoi mettere in atto tutto ciò che hai imparato, bisogna tener conto di diversi fattori che nel lavoro in studio spesso non sono prioritari come ad esempio dover fare i conti con il fattore tempo, fondamentale per rimettere un rugbista in campo durante un torneo, ma che puoi gestire diversamente se devi curare una persona che lavora in ufficio e che si è fatta male”.

“Come vivo la distanza dalla mia Grecia? Certe volte credo che faccia più male sapere di certe cose che viverle – risponde a una domanda più ‘cruda’ – Penso alle analogie con chi, da aquilano, non ha vissuto il terremoto del 2009. Paradossalmente, può aver sofferto di più rispetto a chi era qui. Purtroppo, le cose lì non vanno bene da tempo. La crisi ha fatto molto male al mio Paese, dove ci sono la mia famiglia e i miei amici. Ciò che accade, lo vengo a sapere da loro, dalle loro esperienze. È una situazione molto difficile”.

 

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