RUGBY: IL FISCHIETTO AQUILANO CLAUDIO PASSACANTANDO, ”GIOCAVO ALA, ORA ARBITRO”

Autore dell'articolo: Marianna Galeota

11 Gennaio 2013 08:38

L’AQUILA – Impiegato durante la settimana e arbitro di successo nel week end, Claudio Passacantando è il fischietto aquilano del campionato di rugby d’Eccellenza.
 
Ogni sabato, toglie giacca e cravatta per vestire casacca e calzoncini in giro per l’Italia: “una passione, più che una professione” come lui stesso la definisce, che lo porta su e giù per lo stivale tra touche e mischie.

Si descrive, sorridendo, un ‘rugbysta pentito’ quando parla della sua primissima esperienza in campo, nel ruolo di giocatore: “Da ragazzo ho giocato nell’under 17, 18 e 19 dell’Aquila Rugby, ma ero talmente scarso che ho preferito appendere da subito le scarpette al chiodo”.
 
Claudio confessa di avere un cuore ovale da sempre, tant’è vero che all’età di 28 anni decide di tornare di nuovo in campo, questa volta però da arbitro.Da perfetto sportivo, pratica anche il calcio da ragazzo, ma “solo per mantenermi in forma e non mettere su chili  – sottolinea – sono nato rugbysta, non calciatore”.

Hai iniziato un po’ tardi la carriera da arbitro, rispetto agli stardard

Sì, ho cominciato a 28 anni, ma la mia carriera mi ha dato grandi soddisfazioni ugualmente. Ho arbitrato il campionato regionale e sono salito presto in quella che era la vecchia serie C, poi il passaggio in B e in A. Nel 2005 sono approdato nel vecchio campionato Super 10 e sono tuttora in Eccellenza.

Quali i match più belli?

Sicuramente la finale scudetto di serie A Venezia-Prato, ma anche le due semifinali scudetto Crociati-Rovigo nel 2011 e Calvisano-Rovigo, lo scorso maggio 2012 e due finali scudetto Under 20. A livello internazionale, sono stato giudice di linea in numerosi match di Amlin e Heineken Cupe e ho diretto Francia- Irlanda, in occasione del Sei Nazioni under 20. Bellissima e lunga anche l’esperienza con le qualificazioni per la Coppa del Mondo di rugby seven dal 2008 al 2012.
 
Calciatore in erba, rugbysta pentito e poi arbitro. Cosa ha il rugby in più del calcio?

Senza voler cadere nella retorica, il rugby custodisce valori forti in campo e fuori: l’unione, il rispetto, il sostegno. È uno sport che cementifica legami per la vita. Ho partecipato a tutti i terzi tempi e conosciuto arbitri con i quali, nonostante la competizione, ho costruito amicizie vere come Giulio De Santis, Carlo Damasco e Alan Falsone.

Quanti nomi famosi hanno temuto i tuoi cartellini?






Tra gli aquilani aquilani quasi tutti! Mi vengono in mente nomi come Andrea Masi, Carlo Festuccia, Maurizio Zaffiri, Marco Rosa, Roberto Mariani. Tra gli attuali azzurri, invece, i fratelli Bergamasco, Salvatore Perugini e Martin Castrogiovanni.

Gli arbitri di calcio sono molto spesso oggetto di contestazione, dentro e fuori dal campo. Hai mai avuto esperienze simili?

No, mai. Neppure in occasione di finali importanti. L’arbitro è una figura molto rispettata nel rugby, sia dai giocatori che dal pubblico che per di più è anche molto competente. 

Arbitro nazionale e internazionale, quale è stata la città più lontana in cui sei stato?

Tblisi in Georgia. È stata un’esperienza incredibile, senza dubbio la più bella. Avevo un po’ di timore, all’inizio, uscendo fuori dall’Europa e invece mi sono trovato magnificamente, in un ambiente ospitale. Il rugby non conosce confini, né barriere: il clima di amicizia e sportività restano sempre gli stessi a qualsiasi latitudine. Sono andato altre volte a Tbilisi e spero, un giorno, di poterci tornare ancora. In Europa, invece, sono stato un po’ ovunque, girando in lungo e in largo il continente: Inghilterra, Scozia, Irlanda, Grecia, Portogallo, Ungheria.

Molte soddisfazioni. Qualche rimpianto?
 

Non aver mai arbitrato in Nuova Zelanda. È un’esperienza che mi manca, un sogno che spero di poter realizzare, nonostante l’età (sorride). Chissà.

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