SAGA DEVE PAGARE STIPENDI A 8 ADDETTI PULIZIE; UGL, ”ORA A CORTE CONTI”

8 Agosto 2020 16:18

PESCARA – La Saga, la società che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto di Pescara, è stata definitivamente condannata a pagare gli stipendi agli 8 lavoratori dell’impresa di pulizie finiti loro malgrado negli ingranaggi della cessione del servizio dalla società Unilabor alla Ciclat.

Ad annunciarlo il sindacato Ugl, per voce del segretario regionale Gianna De Amicis, il segretario provinciale Armando Foschi, il responsabile del settore Igiene Ambientale Vittorio Viteleia e Sauro Tinarelli, dirigente sindacale. 

L'Ugl aveva tentato di dirimere in via bonaria proclamando lo stato di agitazione e chiedendo alla Saga di aderire al tavolo di conciliazione in autotutela, evitando il giudizio, con i relativi appesantimenti finanziari.

La Saga ha deciso di procedere con il contenzioso dinanzi al Tribunale del Lavoro che si è risolto a favore dei lavoratori.

Nel maggio 2020 infatti lavoratori hanno depositato in Tribunale l’atto di precetto, impugnato dalla Saga che, con sentenza del giudice Andrea Pulini ha perso su tutti i fronti, ovvero la Saga dovrà corrispondere direttamente le mensilità non percepite dai dipendenti dell’impresa di pulizie, cifre che oscillano tra i 3.500 euro e i 6.500 euro, con circa 1.500 euro di aggravio di spese legali per ciascun lavoratore, somme che ugualmente dovrà coprire la Saga.





“È evidente che il ‘caso’ non finisce qui – commenta il sindacato -, perché ora la Ugl porterà la vicenda all’attenzione della Corte dei Conti, per segnalare l’esborso improvvido di circa 60mila euro, e del Presidente della Regione Abruzzo, visto che la Saga è una società strumentale della stessa Regione che deve sapere cosa accade all’interno della società”.

“Originariamente il rapporto di lavoro è nato con l’appalto per le pulizie aggiudicato da Saga alla società Unilabor Srl che ha assorbito, come da contratto, gli 8 dipendenti addetti al servizio – hanno spiegato i vertici della Ugl -. Il bubbone è esploso nel gennaio 2019 quando, all’improvviso, la Unilabor Srl ha ceduto il servizio, peraltro senza alcuna comunicazione alla stessa Saga né ad altro Ente, alla Ciclat San Marco Società Cooperativa. La Ciclat, pur assorbendo gli operatori, non ha pagato gli stipendi dovuti e nel maggio 2019 la Ugl, in rappresentanza di tre degli 8 lavoratori, assistiti dall’avvocato Lola Aristone, ha ufficialmente dichiarato lo stato di agitazione. In quella sede la Ugl ha ricordato che già nel mese di febbraio si era svolta una prima riunione nella quale, la stessa Saga, aveva dichiarato di non aver saputo del passaggio di appalto, non autorizzato da alcuno, e di non disporre neanche della relativa documentazione, in altre parole la Saga, pur essendo stazione appaltante e committente, era all’oscuro di quanto stava accadendo in un settore peraltro fondamentale e strategico nella gestione dello scalo pescarese”.

“Nonostante gli impegni di regolarità retributiva  – prosegue l'Ugl – e di invio delle documentazioni necessarie, la Ciclat ha continuato a non pagare gli stipendi e a quel punto la Ugl ha sollecitato una presa di posizione chiara della Saga, prima fra tutte quella di sospendere le corresponsioni delle fatture alla Ciclat oltre che il rapporto di servizio in autotutela, e di usare le somme per saldare direttamente le indennità degli operatori che, nel frattempo, hanno continuato a svolgere con grande senso di responsabilità le proprie mansioni. E in tal senso la Ugl ha anche aperto una procedura di conciliazione-mediazione, cercando di persuadere, forti delle ragioni legali, la Saga a chiudere bonariamente la procedura, semplicemente saldando il dovuto ai lavoratori, procedura cui la Saga inspiegabilmente non ha mai voluto aderire preferendo tentare la scommessa del giudizio dinanzi al Giudice del Lavoro”. 

“Francamente – ha sottolineato il Segretario Foschi – sconcerta innanzitutto la superficialità e l’approssimazione con cui la Saga ha affrontato l’intera questione, senza alcuna valutazione obiettiva della situazione che sicuramente avrebbe reso palese il diritto dei lavoratori a essere pagati e il dovere della Saga di coprire la somma non versata dalle imprese di pulizie coinvolte nella vicenda, una consapevolezza che avrebbe dovuto indurre i vertici di Saga a operare con la diligenza del ‘buon padre di famiglia’, coprendo gli stipendi e poi rinviando al contenzioso con Ciclat e Unilabor il recupero delle somme o il mancato pagamento delle fatture. La posizione di assoluta intransigenza assunta invece dalla società responsabile dei servizi a terra dell’aeroporto è servita solo ad allungare i tempi ai danni dei lavoratori e a esporre la Saga a un aggravio di spesa per coprire, ora, anche le spese legali. A nostro giudizio i vertici di Saga non hanno proprio capito il proprio ruolo di committente nell’appalto, subendo passivamente delle scelte terze ed esponendo a un pesante esborso le casse pubbliche”.

“Né reggono ora – ha aggiunto il segretario De Amicis – le giustificazioni post-sentenza della Saga circa la presunta decisione di non versare gli stipendi chiesti da Ugl non sapendo, in sostanza, a chi pagare, ossia se la Unilabor Srl, titolare dell’appalto, la Ciclat, che aveva assorbito il servizio su cessione unilaterale della Unilabor, o se direttamente i dipendenti. Non sapendo chi pagare, dice oggi Saga, avrebbe rischiato di pagare due volte, e in più, essendo la Unilabor fallita, non avrebbe potuto procedere con un’azione esecutiva, quindi l’aver atteso la sentenza, sarebbe, a giudizio postumo, una scelta prudenziale. In realtà non è così, perché il fallimento della Unilabor è stato dichiarato con sentenza del gennaio 2020, un anno dopo la cessione del servizio alla Ciclat e l’inizio della vertenza, tant’è che il legale dell’Ugl, l’avvocato Aristone, non l’ha neanche preso in considerazione, perchè come ha osservato il giudice, qui entra in gioco la responsabilità diretta del committente-Saga. Dunque la mancata adesione alla procedura di conciliazione, da parte di Saga, non è stata né una scelta di buon senso, né di prudenza, né di tutela dei lavoratori o delle casse pubbliche, ma sembra piuttosto un esercizio di arroganza che comunque ha avuto un costo per le casse pubbliche, Per tale ragione l’intera vicenda verrà ora portata all’esame della Corte dei Conti, per una valutazione erariale specifica, e del Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio”.

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