SALUTE MENTALE ABRUZZO: OSSERVATORIO, “SITUAZIONE INSOSTENIBILE, E NON SOLO PER COLPA DEL COVID”

12 Ottobre 2020 09:21

L’AQUILA – “In Abruzzo la situazione per le persone che soffrono di una malattia mentale si va facendo sempre più insostenibile. E non solo per colpa di COVID-19. Alla Regione chiediamo che venga finalmente dedicato alla salute mentale il 5 per 100 delle risorse del Fondo Sanitario Regionale”.

Così in una  nota  l’Osservatorio Regionale sulla Salute Mentale che ha lanciato una petizione.

“Le risorse ci sono, quelle, finalizzate ad una nuova gestione dei servizi territoriali, che si sarebbero dovute liberare dal processo che si è aperto con il DCA 10 del 2016 per il riordino della rete di residenzialità psichiatrica. E quelle finalizzate agli investimenti provenienti dalle risorse del Recovery Fund. E chiediamo che queste risorse vengano prioritariamente dedicate ai servizi territoriali: borse lavoro, assistenza sanitaria integrata da quella sociale a domicilio (sull’esempio del progetto ARTIS attuato nel Comune di Pescara che è forte di una esperienza ricca di risultati positivi più che decennale), soluzioni abitative appropriate, Centri Diurni pubblici, attività integrative del Terzo settore”

LA NOTA COMPLETA 

“Ci rivolgiamo e tutti coloro che sono chiamati a gestire una malattia mentale e a coloro che in qualità di famigliari e operatori sanitari e sociali si occupano di persone la cui vita è contrassegnata, spesso in modo importante, dalla presenza di un disturbo mentale grave che rende invalidi per tutta la vita”.

Ci rivolgiamo altresì a tutti coloro che sono animati dal nostro stesso desiderio: le malattie della mente come tutte le altre malattie, non devono ledere la dignità delle persone che ne sono colpite né costituire un elemento di esclusione dall’ambiente in cui vivono, la casa, il quartiere, il luogo di lavoro.

Noi pensiamo che lo scopo del nostro impegno e in generale il lavoro delle Istituzioni che si occupano di malattia mentale non sia quello di trovare dove collocarli, ma di aiutarli a vivere con dignità la propria vita.

Per conseguire questo obiettivo occorre agire su quelle che sono le forme della vita sociale in generale, la famiglia, il lavoro, l’abitare, il tempo libero, la vita della comunità.

I Servizi sanitari per la salute mentale non devono quindi offrire solo trattamenti farmacologici o, al più, interventi di psicoterapia ma devono mettere al centro dei propri programmi di lavoro i trattamenti psicosociali finalizzati a migliorare e/o ripristinare le funzioni cognitive, migliorare i comportamenti e le relazioni interpersonali.

Per ogni persona presa in carico da un Centro di Salute Mentale deve essere definito un budget di salute finalizzato ad attuare il Piano Terapeutico Individuale (P.T.I.).

Gli utenti e le loro famiglie devono essere considerati interlocutori attivi e partners del trattamento. In particolare i famigliari vanno attivamente coinvolti nel progetto riabilitativo fornendo ad essi supporto ed educazione.

Molto importante è la creazione di una rete di soluzioni abitative differenziate.

Va infine rafforzata, con interventi di politica attiva del lavoro dedicati, l’inclusione lavorativa delle persone con problemi di salute mentale.

Per realizzare tutto ciò è necessario un diverso sistema di cura.

Occorrono

·       più risorse per i servizi territoriali per la salute mentale,

·       una diversa formazione degli operatori a partire dagli psichiatri,

·       il coordinamento all’interno del mondo della Sanità tra Centri di Salute Mentale, Centri Diurni, Residenze Psichiatriche, SPDC e per una parte degli interventi anche Neuropsichiatria Infantile,

·       l’integrazione tra il mondo della Sanità, i Servizi Sociali dei Comuni, i servizi per l’Impiego e il mondo delle imprese profit e non profit.

Le norme ci sono, per ultimo il Decreto del presidente del consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 sulla Definizione e l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, che agli articoli 26 e 33 si occupa di persone con disturbi mentali e indirizza verso un approccio multidisciplinare.

Ma perché queste norme diventino efficaci occorrono più risorse e occorre una forte attività di programmazione, valutazione e monitoraggio da parte della Regione.

E occorre che qualcuno all’interno dei CSM tiri i fili.

All’interno dei CSM gli Psichiatri devono, dopo aver preso in carico i pazienti, indicare i percorsi individuali di cura della persona malata e del suo nucleo di appartenenza, divenendo responsabili dell’effettiva continuità del percorso stesso.

I Centri di Salute Mentale devono garantire una maggiore apertura. Il personale deve essere rafforzato in modo significativo dal punto di vista quantitativo e arricchito di tutte le figure professionali (Psichiatri, Assistenti Sociali, Psicologi, Infermieri ma anche Tecnici della riabilitazione ed Educatori)

Per far vincere queste idee ci siamo uniti. E adesso chiediamo a tutti quelli che lo vorranno di unirsi a noi.

L’Osservatorio Regionale sulla Salute Mentale è stato costituito il 10 ottobre 2019.

Abbiamo con educazione avanzato le nostre richieste al Governo regionale e alla Commissione Consiliare che si occupa di Sanità. Come risposta, un assordante silenzio.

E allora dobbiamo alzare la voce. Per questo da oggi avviamo una mobilitazione. Raccoglieremo firme di tutti i cittadini che non vogliono essere indifferenti; incontreremo amministratori, organizzeremo eventi.

In Abruzzo la situazione per le persone che soffrono di una malattia mentale si va facendo sempre più insostenibile. E non solo per colpa di COVID-19.




L’analisi dei trend 2015-2017 per ogni Regione ricavati dal Sistema Informativo Salute Mentale del Ministero e condotta dalla SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica) evidenzia per l’Abruzzo forti criticità nella dotazione di strutture territoriali, nella dotazione del personale, nella quantità di prestazione per utente. E’ scarsa l’attenzione alla continuità assistenziale. Aumentano di converso i trattamenti sanitari obbligatori. Tutti i punti di debolezza risultano peggiorati nel triennio.

Una Regione civile non può permettersi questa situazione.

Ben prima che la regionalizzazione della Sanità fosse sancita dalla riforma costituzionale del 2001 la Legge 180 e la 833 assegnavano alle Regioni il compito e la responsabilità di programmare sistemi di cura per la salute mentale che rispondessero ai principi della de istituzionalizzazione e della territorializzazione dell’assistenza.

E’ quindi alla Regione che chiedIamo che venga finalmente dedicato alla salute mentale il 5 per 100 delle risorse del Fondo Sanitario Regionale.

Le risorse ci sono, quelle, finalizzate ad una nuova gestione dei servizi territoriali, che si sarebbero dovute liberare dal processo che si è aperto con il DCA 10 del 2016 per il riordino della rete di residenzialità psichiatrica. E quelle finalizzate agli investimenti provenienti dalle risorse del Recovery Fund.

E chiediamo che queste risorse vengano prioritariamente dedicate ai servizi territoriali: borse lavoro, assistenza sanitaria integrata da quella sociale a domicilio (sull’esempio del progetto ARTIS attuato nel Comune di Pescara che è forte di una esperienza ricca di risultati positivi più che decennale), soluzioni abitative appropriate, Centri Diurni pubblici, attività integrative del Terzo settore.

E’ importantissimo che si dia continuità al sistema delle borse lavoro introducendo gli elementi migliorativi stabiliti già nel 2018 dal Governo Regionale con la Delibera 178.

Per chiudere con uno slogan: dalle rette ai budget di salute!

Petizione

DIGNITÀ PER LE PERSONE CHE SOFFRONO PER UNA MALATTIA MENTALE
Alla Giunta regionale d’Abruzzo
All’Assessore regionale alla Salute

I cittadini abruzzesi che devono gestire una malattia mentale hanno diritto agli stessi livelli essenziali di assistenza degli altri cittadini italiani. Oggi non è così! In Abruzzo la situazione per le persone che soffrono di una malattia mentale si va facendo sempre più insostenibile. E non solo per colpa dell’emergenza COVID-19.

L’analisi dei trend 2015-2017 per ogni Regione, ricavati dal Sistema Informativo Salute Mentale del Ministero e condotta dalla SIEP, evidenzia per l’Abruzzo fortissime criticità.

Una Regione civile non può permettersi questa situazione.

E’ urgente quindi e necessario un diverso sistema di cura

·       che agisca su tutte quelle che sono le forme della vita sociale in generale, la famiglia, il lavoro, l’abitare, il tempo libero, la vita della comunità,

·       che sposti le risorse dalle rette ai budget di salute finalizzati ad attuare il Piano Terapeutico Individuale (P.T.I.) per ogni persona presa in carico da un Centro di Salute Mentale.

Le norme ci sono, ma perché queste norme diventino efficaci occorrono più risorse e occorre una forte attività di programmazione, valutazione e monitoraggio da parte della Regione.

Chiediamo alla Regione:

·       che venga dedicato alla salute mentale il 5% delle risorse del Fondo Sanitario Regionale attingendole sia da quanto si deve risparmiare in rette sia da quelle finalizzate agli investimenti provenienti dalle risorse del Recovery Fund e da altri Fondi Europei che dovessero aggiungersi;

·       che queste risorse vengano prioritariamente dedicate:

–         a promuovere una rete di servizi territoriali: borse lavoro e altri servizi di inclusione lavorativa, assistenza sanitaria integrata da quella sociale a domicilio, soluzioni abitative appropriate, Centri Diurni pubblici, attività integrative del Terzo Settore;

–         a potenziare i Centri di Salute Mentale rafforzando il personale dal punto di vista quantitativo e arricchendolo di tutte le figure professionali (Psichiatri, Assistenti Sociali, Psicologi, Infermieri ma anche Tecnici della riabilitazione ed Educatori).

E’ importantissimo che si dia continuità al sistema delle borse lavoro introducendo gli elementi migliorativi stabiliti già nel 2018 dal Governo Regionale con la Delibera 178, in particolare istituendo nel Bilancio Regionale un Fondo dedicato.

Chiediamo alla Regione:

·       che, attraverso le Associazioni, le famiglie e, quando possibile, gli stessi utenti siano considerati interlocutori privilegiati delle scelte;

·       che venga impressa  una forte spinta alla integrazione tra il mondo della Sanità, quello dei Servizi Sociali dei Comuni, dei servizi per l’Impiego  e del mondo delle imprese profit e non profit.

Reiteriamo perciò la richiesta di istituzione, da parte della Regione, di un Tavolo tecnico sulla Salute Mentale non pletorico, ma rappresentativo.

Siamo famigliari di persone che soffrono di un disturbo mentale grave e persistente e che, spesso, rende invalidi per tutta la vita; e cittadini che non vogliono essere indifferenti. Pensiamo che lo scopo del nostro impegno e in generale il lavoro delle Istituzioni che si occupano di malattia mentale non sia quello di trovare dove collocare le persone, ma di aiutarle a vivere con dignità la propria vita.

Per far vincere queste idee ci siamo messi in rete – Associazioni e Organizzazioni Sindacali – costituendo l’Osservatorio Regionale sulla Salute Mentale il 10 ottobre 2019.

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